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Ordinanza

Ordinanza n. 1211/2026 - Roma, Sezione 2Q

per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento di cessazione d’ufficio della partita IVA emesso dall’Agenzia delle entrate, Direzione provinciale di Roma, in data -OMISSIS-;

Giustizia amministrativa202601889

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento di cessazione d’ufficio della partita IVA adottato dall’Agenzia delle entrate

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (agenzia fiscale)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato il provvedimento di cessazione d’ufficio della partita IVA, chiedendone la sospensione cautelare. L’Amministrazione finanziaria aveva fondato il provvedimento sulla rilevazione di plurimi e circostanziati elementi, concretatisi in gravi e sistematiche violazioni delle norme tributarie, ritenuti rivelatori dell’assenza di una struttura organizzativa idonea e di un’effettiva operatività della società. La ricorrente ha formulato deduzioni difensive ritenute dal giudice generiche. Il procedimento era stato preceduto da regolare contraddittorio endoprocedimentale, attivato ai sensi dell’art. 35, comma 15-bis.1, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per assenza del fumus boni iuris. Nella sommaria cognizione propria della fase cautelare, ha ritenuto che le generiche deduzioni della società non fossero idonee a superare le contestazioni poste a fondamento della cessazione della partita IVA, anche considerando il regolare svolgimento del contraddittorio endoprocedimentale. La decisione cautelare non definisce il merito dell’impugnazione. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese della fase cautelare in favore dell’Agenzia delle entrate, liquidate in euro 1.000,00, oltre accessori di legge se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda di sospensione cautelare è stata esaminata secondo i presupposti propri della tutela cautelare amministrativa.

  • art. 35, comma 15-bis.1, d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

    Il contraddittorio endoprocedimentale per la cessazione d’ufficio della partita IVA è stato ritenuto regolarmente attivato e svolto.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    La disposizione è richiamata quale base per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono richiamate, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nella fase cautelare, la domanda di sospensione di un provvedimento di cessazione d’ufficio della partita IVA può essere respinta quando gli elementi posti dall’Amministrazione a fondamento dell’atto evidenzino gravi e sistematiche violazioni tributarie, nonché l’assenza di una struttura organizzativa idonea e di effettiva operatività, e le deduzioni del destinatario risultino generiche.
  • Il regolare svolgimento del contraddittorio endoprocedimentale previsto per la cessazione d’ufficio della partita IVA concorre, nella valutazione cautelare, a escludere il fumus boni iuris di censure non adeguatamente specifiche.

Come è indicizzato

MateriePartecipazione al procedimento
RamiProcedimento amministrativo
IstitutiTutela cautelarePartecipazione procedimentaleDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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