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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22022/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava vizio di motivazione per omessa e manifestamente illogica valutazione circa l'assenza della imputata in udienza di primo grado (06/07/2020). La difesa aveva invocato il legittimo impedimento della Di Paolo, ristretta agli arresti domiciliari per altra causa; nonostante ciò il processo è proseguito senza annullare la sentenza di primo grado per contumacia, violando il diritto di partecipazione dell'imputata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato e ha annullato con rinvio sia la sentenza del Tribunale di Pescara del 06/07/2020 sia la sentenza della Corte d'Appello di L'Aquila del 21/02/2021, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Pescara per nuovo giudizio. La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui la detenzione dell'imputato per altra causa costituisce legittimo impedimento a comparire e impone il rinvio dell'udienza e la traduzione dell'imputato, senza che a carico di questi sussista l'onere di una tempestiva comunicazione.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato per cui era stata condannata la Di Paolo; citata per identificare il fatto contestato

  • art. 62 n. 4 cod. pen.

    Circostanza attenuante riconosciuta in sede di appello e richiamata nella motivazione delle sentenze di merito

  • Sez. U, n. 37483/2006 (Arena)

    Giurisprudenza di legittimità che afferma che la detenzione dell'imputato per altra causa comunicata in udienza integra legittimo impedimento e vieta la celebrazione del giudizio in contumacia; sottolinea l'assenza di onere di tempestiva comunicazione a carico dell'imputato

  • Sez. U, n. 7653/2022 (Costantino)

    Conferma e ribadisce il principio che la restrizione agli arresti domiciliari per altra causa, documentata o comunicata al giudice in qualunque tempo, impone il rinvio del procedimento e la traduzione dell'imputato

Massime di principio

  • La detenzione dell'imputato per altra causa, anche se comunicata solo in udienza, costituisce legittimo impedimento alla comparizione e impone il differimento dell'udienza e la traduzione dell'imputato; il giudice non può procedere in contumacia in presenza di tale impedimento.
  • Non grava sull'imputato un obbligo processuale di tempestiva comunicazione dell'impedimento; la mancata tempestiva segnalazione non legittima di per sé lo svolgimento del processo senza la sua partecipazione.
  • In presenza di documentazione o di una dedotta situazione di detenzione per altra causa, il giudice deve verificare e, se confermata, rinviare l'udienza invece di promulgare decisioni che precludano il pieno contraddittorio: la violazione di questo principio comporta annullamento con rinvio.
  • La necessità di funzionalità e celerità del processo non prevale sul diritto fondamentale dell'imputato a partecipare al procedimento; esigenze organizzative non giustificano il sacrificio del diritto di difesa.
  • Se in sede di merito il vizio relativo alla mancata valutazione del legittimo impedimento emerge, la Corte di legittimità può disporre l'annullamento con rinvio per nuovo giudizio anche se vi sono state pronunce intermedie (es. appello) che non hanno sanato il vizio originario.

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