Cassazione Penale, Sentenza n. 38250/2025 del 25/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorsi per cassazione sono stati proposti da Ferdinando Di Silvio e da Laura De Rosa avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma del 14/05/2025 che aveva confermato la condanna (pena: 1 anno e 8 mesi di reclusione e €800 di multa ciascuno) per il reato di tentata estorsione pluriaggravata ai danni di Rachid Harrada. Le censure includevano: vizio di motivazione e travisamento della prova (presunta insufficienza e contraddittorietà della testimonianza della persona offesa; mancata considerazione degli elementi favorevoli alla difesa; mancato confronto completo con intercettazioni), contestazione della qualificazione dell'«ingiustizia del profitto» (presunto carattere civilistico del rapporto economico e assenza di usura provata), omissione dell'avviso dell'udienza di appello a un difensore di fiducia (De Rosa) e censura della mancata concessione di pene sostitutive per Di Silvio (argomentando che i precedenti non avrebbero dovuto ostacolare tali misure).
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato i ricorsi: il ricorso di Ferdinando Di Silvio è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, per profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al versamento di €3.000,00 alla cassa delle ammende; il ricorso di Laura De Rosa è stato rigettato (respinto) nel merito. In particolare la Corte ha ritenuto che: l'omesso avviso a uno dei due difensori integra una nullità a regime intermedio che doveva essere tempestivamente eccepita dall'altro difensore tramite la memoria (il mancato tempestivo rilievo ha sanato la nullità); la valutazione della credibilità della persona offesa e l'apprezzamento delle intercettazioni rientrano nel sindacato di merito e non sono viziati da contraddizioni manifeste; la Corte d'appello ha fornito motivazione non illogica né contraddittoria circa gli elementi della tentata estorsione; la decisione di non applicare pene sostitutive è esercizio di discrezionalità motivata sul punto dell'idoneità alla rieducazione e della pericolosità/recidiva.
Norme richiamate
art. 606 cod. proc. pen.
Norma che individua i motivi di ricorso per cassazione; i giudici la richiamano per inquadrare le doglianze (vizi di motivazione, violazioni di legge, travisamento della prova) e verificare la fondatezza delle censure.
art. 178 e art. 179 cod. proc. pen.
Norme che regolano le nullità processuali e la loro rilevabilità; la Corte conferma che l'omesso avviso a un difensore è una nullità a regime intermedio.
art. 598-bis cod. proc. pen.
Disciplina il rito 'cartolare' per i giudizi d'appello; la Corte l'ha considerato nel valutare i termini e le modalità di eccezione della nullità quando il giudizio si svolge senza presenza delle parti.
art. 182, comma 2, cod. proc. pen.
"Quando la parte vi assiste, la nullità di un atto deve essere eccepita prima del suo compimento oppure, se ciò non è possibile, immediatamente dopo."
La Corte applica questo principio adattandolo al rito cartolare: l'avvocato che ha ricevuto l'avviso deve eccepire l'omessa notifica all'altro difensore nel primo atto successivo (la memoria entro il termine), pena la sanatoria della nullità.
art. 192 cod. proc. pen.
Regola la valutazione delle prove e della dichiarazione del dichiarante coinvolto; la Corte richiama che la credibilità della persona offesa è questione di fatto valutabile senza obbligo di riscontri esterni quando la motivazione non è contraddittoria.
art. 195 cod. proc. pen.
Norma sulle prove de relato e sulle conoscenze di fatto di terzi; la Corte osserva che l'eccezione relativa al mancato escussione di familiari doveva essere tempestivamente dedotta, altrimenti si considera rinunciata.
art. 20-bis cod. pen. (introdotto dal d.lgs. n.150/2022)
Norma relativa alle pene sostitutive: il giudice deve valutare la pena più idonea alla rieducazione; la Corte ricorda che l'applicazione o meno è esercizio discrezionale rispetto all'adeguatezza della misura.
art. 58 legge n. 689/1981
Richiamata per i criteri di applicazione delle pene sostitutive; la Corte sottolinea che il giudice deve valutare l'idoneità della pena sostitutiva alla rieducazione, tenendo conto anche dei precedenti ma con riferimento all'efficacia della misura.
artt. 53, 56, 56-bis legge 24/11/1981 n. 689
Norme richiamate nella censura sulla sostituzione della pena; la Corte le considera nel quadro della discrezionalità riconosciuta al giudice nella scelta delle pene sostitutive.
art. 56 e art. 629 cod. pen.
Art. 629 definisce l'estorsione; art. 56 riguarda la concorrenza di reati. La Corte ha valutato che gli elementi dell'estorsione (minaccia, ingiustizia del profitto, atti idonei) risultavano provati.
art. 97, comma 4 cod. proc. pen.
Previsione sulla nomina del difensore d'ufficio; richiamata in relazione all'onere di eccepire la nullità quando il difensore presente avrebbe dovuto farlo in sua vece.
art. 616, comma 1 cod. proc. pen.
Norma che permette la condanna alle spese del procedimento in cassazione; applicata per il rigetto/ inammissibilità del ricorso di Di Silvio.
art. 133 cod. pen.
Criteri per la determinazione della pena; citato come parametro che il giudice deve considerare anche quando valuta le pene sostitutive ai sensi della legge 689/1981.
d.lgs. 10/10/2022, n.150 (art.34, comma 1, lett. d)
Norma normativa che ha introdotto l'art. 598-bis; richiamata per spiegare il nuovo rito cartolarizzato degli appelli e le conseguenze procedurali.
Massime di principio
- L'omessa notifica dell'avviso dell'udienza d'appello a uno dei due difensori costituisce una nullità a regime intermedio: deve essere eccepita tempestivamente dall'altro difensore (di regola con la memoria) o si considera sanata.
- La valutazione della credibilità della persona offesa e l'apprezzamento del contenuto delle intercettazioni sono valutazioni di merito non sindacabili in cassazione salvo manifeste contraddizioni o travisamenti delle prove.
- La Corte può ritenere provata l'ingiustizia del profitto e la minaccia anche in assenza di riscontri esterni specifici se la motivazione di merito ricostruisce coerentemente fatti e dichiarazioni e le intercettazioni confermano il racconto.
- La decisione di non concedere pene sostitutive è rimessa alla discrezionalità del giudice, che deve motivare in termini di idoneità alla rieducazione e rischio di recidiva; i precedenti possono essere considerati sotto questo profilo, non come automatico ostacolo.
- Il silenzio o la mancata spiegazione alternativa da parte dell'imputato non trasferisce l'onere della prova, ma la corte può valorizzare l'assenza di una versione alternativa quando il quadro probatorio dell'accusa è coerente.
- In contestazioni che coinvolgono profili civilistici (es. dispute sul quantum di un debito) occorre accertare se le espressioni e gli atti erano concretamente idonei e diretti in modo non equivoco a coartare la volontà della vittima, distinzione che richiede valutazione fattuale accurata.
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