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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28461/2026 del 27/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La vicenda riguarda un soggetto condannato per usura aggravata, nei cui confronti erano stati disposti sequestri preventivi su denaro, titoli, immobili e polizze vita fino alla concorrenza di una somma indicata nel provvedimento cautelare. La sentenza di merito aveva poi ordinato la confisca delle somme di denaro di cui al sequestro preventivo; in sede esecutiva la Corte di appello di Ancona aveva dato esecuzione alla confisca anche sugli ulteriori beni reperiti nel patrimonio del condannato, rigettando l'opposizione e l'istanza di restituzione. Il ricorrente deduceva: 1) violazione del giudicato e ultra vires del giudice dell'esecuzione, per avere esteso la confisca a beni diversi da quelli indicati nella sentenza; 2) incompatibilità di un componente del collegio dell'esecuzione, già appartenuto al collegio che aveva deciso la condanna; 3) motivazione apparente sulla portata del giudicato di confisca, con particolare riferimento alla somma di euro 7.675 e ai beni immobili/polizze; 4) vizio di motivazione sulla natura ed estensione della confisca rispetto al profitto quantificato; 5) erronea declaratoria di genericità dell'opposizione, che invece conteneva censure specifiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso complessivamente infondato. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo, perché la dedotta incompatibilità del giudice avrebbe dovuto essere fatta valere con ricusazione nei termini di legge e non con ricorso per cassazione. Quanto al resto, ha interpretato il giudicato di merito nel senso che il riferimento alle "somme di denaro" indicava il limite di valore della confisca per equivalente fino a euro 66.400, non già i soli beni materialmente sequestrati; pertanto il giudice dell'esecuzione poteva disporre l'ablazione di ulteriori beni del condannato fino a concorrenza di tale importo, ai sensi dei poteri esecutivi in materia di confisca per equivalente. L'opposizione è stata quindi correttamente respinta, così come la richiesta di restituzione. Il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 644 c.p.

    indica il reato presupposto di usura aggravata per il quale è intervenuta la condanna e la confisca.

  • art. 666 c.p.p.

    disciplina il procedimento di esecuzione e l'opposizione avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione.

  • art. 667 c.p.p.

    richiamato per affermare la possibilità di adozione del provvedimento in forma de plano e la sua successiva opponibilità.

  • art. 676 c.p.p.

    richiamato quale base del potere del giudice dell'esecuzione di disporre la confisca in sede esecutiva.

  • art. 648 c.p.p.

    richiamato nei motivi di ricorso in relazione al giudicato e alla confisca; il testo non ne specifica un contenuto autonomo decisivo.

  • art. 34 c.p.p.

    richiamato dal ricorrente per dedurre l'incompatibilità del giudice.

  • art. 36 c.p.p.

    richiamato dal ricorrente per dedurre l'incompatibilità del giudice.

  • art. 37 c.p.p.

    richiamato dal ricorrente per dedurre l'incompatibilità del giudice.

  • art. 38 c.p.p.

    richiamato dalla Corte per affermare che la incompatibilità va fatta valere con ricusazione entro il termine di decadenza previsto dalla legge.

  • art. 125 c.p.p.

    richiamato nei motivi di ricorso per contestare la motivazione del provvedimento.

  • art. 111 Cost.

    richiamato nel motivo sulla motivazione e legalità dei provvedimenti giurisdizionali.

  • art. 616 c.p.p.

    applicato per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto.

  • art. 240-bis c.p.

    richiamato dalla Corte come base del potere di ordinare la confisca per equivalente in sede esecutiva.

Massime di principio

  • In sede esecutiva, il giudicato sulla confisca va interpretato secondo il complessivo contenuto del provvedimento di condanna: il riferimento ai beni o alle somme indicati nella sentenza può esprimere il limite di valore della confisca per equivalente e non necessariamente i soli beni materialmente sequestrati.
  • Quando la confisca per equivalente è stata irrevocabilmente disposta per un determinato importo, il giudice dell'esecuzione può individuare e aggredire altri beni del condannato fino a concorrenza di quel valore, purché ciò sia coerente con il titolo esecutivo e con i poteri riconosciuti dalla disciplina dell'esecuzione.
  • La dedotta incompatibilità del giudice dell'esecuzione non può essere fatta valere per la prima volta con ricorso per cassazione contro il provvedimento decisorio: deve essere proposta con tempestiva ricusazione, nel termine di decadenza previsto dal codice di rito.
  • La censura di motivazione apparente non è fondata quando il provvedimento esecutivo dà conto, con argomentazione logica, della lettura del giudicato e della conseguente possibilità di eseguire la confisca per equivalente sui beni rinvenuti nel patrimonio del condannato.
  • L'opposizione al provvedimento del giudice dell'esecuzione è infondata se si limita a contestare l'individuazione materiale dei beni senza confrontarsi con il valore della confisca definitivamente stabilito nel giudizio di cognizione.

Come è indicizzato

MaterieUsuraConfiscaImpugnazioni
RamiReati contro la PAReati fallimentari
IstitutiConfisca

Testo integrale

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