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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38990/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la restituzione delle quote della Erus Ambiente S.r.l. e della somma di euro 336.000,00, sostenendo la propria estraneità al reato contestato (art. 452-quaterdecies c.p.) e richiamando una sentenza del Tribunale di Busto Arsizio che le avrebbe riconosciuto il proscioglimento e disposto la restituzione dei beni. Il Tribunale di Milano aveva invece disposto la confisca per equivalente di quei beni in quanto ritenuti profitto dei reati commessi nell'interesse di Erus Ambiente e aveva ritenuto la Luraschi mera "prestanome" di Luciano Foti, titolare effettivo dei beni. In cassazione la ricorrente denunciava: vizio di motivazione per mancata considerazione della sentenza di Busto Arsizio; errata applicazione di norme processuali e sostanziali nonché violazione di diritti costituzionali e convenzionali; e vizio procedurale per non aver valutato come nuovo elemento la decisione di Busto Arsizio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Ha ritenuto che la ricorrente non abbia specificato né illustrato adeguatamente l'oggetto e i soggetti del giudizio di Busto Arsizio rispetto a quello di Milano, né provato un contrasto di giudicati ai sensi dell'art. 669, comma 8, c.p.p. La Corte ha inoltre confermato che il giudice dell'esecuzione ha motivatamente ritenuto la Luraschi prestanome e i beni nella disponibilità effettiva del condannato Luciano Foti, giustificando così la confisca. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 452-quaterdecies c.p.

    Norma del codice penale richiamata quale reato rispetto al quale si discuteva la provenienza dei beni e la responsabilità; la Corte ha rilevato che il tribunale di Milano ha ritenuto i beni profitto di reati collegati a Erus Ambiente

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Richiamato dalla ricorrente per denunciare vizio di motivazione; la Corte ha invece ritenuto il motivo generico e privo del necessario concreto confronto critico con la motivazione impugnata

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Richiamato per lamentare errata applicazione di norme; la Corte ha escluso che la deduzione sia stata formulata con la specificità richiesta per consentire il sindacato di legittimità

  • artt. 321 e 609 c.p.p.

    Norme processuali richiamate dalla ricorrente nel tema dell'applicazione delle regole processuali; la Corte non ha ritenuto provata la violazione denunciata in modo concreto

  • art. 27 Cost.

    Richiamato in tema di responsabilità penale personale; la Corte ha ritenuto che la ricorrente non abbia dimostrato la propria non riconducibilità ai beni confiscati

  • art. 42 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente (probabile riferimento a garanzie della proprietà e rapporto con misure patrimoniali); la Corte non ha riconosciuto la fondatezza del rilievo a causa della genericità delle deduzioni

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), riferimenti in sentenza

    testo: "1, 6 e 1 CEDU" (come citato nel provvedimento)

    La ricorrente ha evocato profili convenzionali (es. diritto a un giusto processo - art. 6 CEDU); la Corte ha ritenuto però che non siano stati specificati elementi concreti per verificare una violazione

  • art. 669, comma 8 c.p.p.

    Norma che disciplina il conflitto di giudicati da risolvere dal giudice dell'esecuzione; la Corte ha osservato che per invocarne l'applicazione occorre indicare con precisione le decisioni confliggenti e il loro contenuto, cosa che qui è mancata

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per l'effetto della declaratoria di inammissibilità: imputazione delle spese processuali e obbligo di versamento a favore della Cassa delle Ammende

Massime di principio

  • Per ottenere la restituzione di beni già sottoposti a confisca è necessario dimostrare concretamente e documentatamente la titolarità e l'inesistenza di qualsiasi disponibilità effettiva da parte del condannato: mere affermazioni generiche di estraneità non sono sufficienti.
  • Se si invoca un contrasto di giudicati per far valere una sentenza favorevole, il ricorrente deve indicare esattamente l'oggetto, le parti e i punti decisionali delle sentenze che si presumono incompatibili, consentendo al giudice dell'esecuzione un confronto puntuale ai sensi dell'art. 669 c.p.p.; non basta un richiamo generico a un proscioglimento.
  • Il ruolo di "prestanome" implica che, se emerge che i beni erano nella disponibilità effettiva del soggetto condannato, la confisca è legittima anche se i beni risultano formalmente intestati a terzi; chi contesta deve fornire prova contraria specifica e circostanziata.
  • I motivi di cassazione devono essere formulati con la specificità richiesta dagli artt. 606 e seguenti c.p.p.; deduzioni vaghe o prive di confronto critico con la ratio decidendi del provvedimento impugnato portano all'inammissibilità del ricorso.
  • Quando si basa la richiesta di revoca della confisca su una successiva decisione favorevole intervenuta in altro giudizio, tale decisione costituisce elemento rilevante solo se dettagliatamente prodotto e comparato con il provvedimento che ha disposto la confisca, per consentire la valutazione del giudice dell'esecuzione.

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