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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10697/2024 del 14/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di rigetto dell'istanza di revoca/sostituzione della custodia cautelare in carcere relativa a reati di associazione per delinquere (art. 416 c.p.), omesse dichiarazioni fiscali ed emissione plurima di fatture per operazioni inesistenti. In cassazione deduce: 1) inutilizzabilità degli atti compiuti dopo la scadenza dei termini delle indagini (perché il P.M. avrebbe computato erroneamente il periodo di sospensione feriale e le richieste di proroga sarebbero tardive); 2) violazione del diritto di difesa per la presunta efficacia retroattiva e sanante delle ordinanze di proroga del GIP; 3) tardiva iscrizione nel registro ex art. 335 c.p.p.; 4) insufficiente motivazione e mancata considerazione di misure meno afflittive, contestando la sussistenza del pericolo di reiterazione e l'uso di elementi probatori non pertinenti al ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Rileva che il ricorrente non ha specificato quali atti sarebbero inutilizzabili né dimostrato la loro incidenza decisiva sul quadro indiziario; conferma che la richiesta di proroga del P.M. deve essere presentata prima della scadenza mentre l'ordinanza di proroga può avere efficacia retroattiva sanante; afferma la discrezionalità del P.M. sull'iscrizione nel registro delle notizie di reato (con eventuali profili di responsabilità disciplinare); ritiene provata la permanenza del reato associativo e congrua la motivazione sul pericolo di reiterazione. Condanna il ricorrente al pagamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende e alle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Il reato associativo è stato ritenuto dal giudice in linea di continuità (natura permanente), il che giustifica la prosecuzione delle indagini e incide sul computo dei termini

  • art. 405 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto dei termini per le indagini e delle relative proroghe; la Corte conferma che la richiesta del P.M. deve essere presentata prima della scadenza del termine

  • art. 406 cod. proc. pen.

    Norma sulle proroghe: la giurisprudenza richiamata dalla Corte stabilisce che l'ordinanza di proroga può essere successiva alla scadenza e avere effetto retroattivo sanante sugli atti compiuti

  • art. 407 cod. proc. pen.

    Norme sui termini di durata delle indagini e sugli effetti delle proroghe; la Corte ribadisce i limiti procedurali ma ammette effetto sanante dell'ordinanza di proroga

  • art. 335 cod. proc. pen.

    Riguarda l'iscrizione nel registro delle notizie di reato; la Corte afferma la discrezionalità del P.M. sulla data di iscrizione e che eventuali ritardi non producono automaticamente conseguenze sul decorso del termine, pur rimanendo eventuali profili di responsabilità del P.M.

  • art. 191 cod. proc. pen.

    Norma citata in relazione alla motivazione e prova: il ricorrente è ritenuto generico nella indicazione degli atti e nella prova dell'incidenza sulla decisione impugnata

  • art. 284 cod. proc. pen.

    Richiamata in ordine alla richiesta di misure cautelari meno afflittive: il giudice ha ritenuto adeguatamente motivate le ragioni della custodia in carcere e del pericolo di reiterazione

  • art. 111 Costituzione

    Invocato dal ricorrente in tema di giusto processo; la Corte non ha ritenuto violato il diritto di difesa alla luce della mancata specificazione del pregiudizio concreto

  • art. 6 CEDU

    Richiamato in tema di equo processo; la Corte ha ritenuto che non si sia dimostrata una lesione tale da incidere sulla decisione, per la genericità del ricorso

  • art. 64, comma 3 cod. proc. pen. (giurisprudenza citata)

    Citata tramite giurisprudenza per principio di onere della parte che eccepisce inutilizzabilità: bisogna indicare specificamente gli atti viziati e la loro incidenza

Massime di principio

  • La richiesta di proroga delle indagini da parte del P.M. deve essere presentata prima della scadenza del termine: tuttavia l'ordinanza che dispone la proroga può essere adottata successivamente e avere effetto retroattivo sanante sugli atti compiuti tra scadenza e ordinanza
  • L'eccezione di inutilizzabilità degli atti compiuti dopo i termini richiede che la parte indichi specificamente quali atti sarebbero viziati e dimostri la loro incidenza decisiva sul quadro indiziario; senza questa specificazione il motivo è generico e inammissibile
  • La tardiva iscrizione nel registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) è in linea di massima materia di discrezionalità del P.M.; eventuali ritardi possono dar luogo a responsabilità disciplinari o penali del P.M. ma non determinano automaticamente la nullità degli atti o il computo diverso dei termini
  • In tema di misure cautelari, il giudice deve motivare concretamente il pericolo di reiterazione o la necessità della misura; per il ricorrente è fondamentale contestare specificamente quelle motivazioni con elementi concreti attinenti alla sua condotta e profilo personale
  • In sede di cassazione è essenziale evitare censure generiche: il ricorso deve confrontarsi puntualmente con le motivazioni del giudice di merito, indicare i vizi denunciati sugli atti specifici e provare la loro decisività ai fini del provvedimento impugnato
  • La qualificazione del reato associativo come "permanente" può giustificare la prosecuzione delle indagini oltre singole azioni temporali; chi si trova nella posizione dell'indagato dovrebbe valutare l'impatto di tale qualificazione sulle possibilità di impugnazione

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