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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40983/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia in carcere per il reato di tentata estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso. Il ricorrente deduce violazione di legge (art. 192 e 273 cod. proc. pen.) e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla gravità indiziaria, sostenendo che le dichiarazioni rese da Fulvio Cilisto configurerebbero un tentativo di estorsione autonomo e non una chiamata in correità collegata al precedente tentativo estorsivo; contesta inoltre che l'intercettazione del 30/06/2025 non corrobori il coinvolgimento diretto del ricorrente.

La decisione

Il ricorso è dichiarato inammissibile perché, pur formalmente prospettando violazione di legge e illogicità, in realtà mira a un nuovo esame degli elementi di fatto già valutati dal giudice del riesame. La Corte conferma che il Tribunale ha compiuto un'adeguata valutazione della chiamata in correità di Cilisto, ritenendola intrinsecamente attendibile e corroborata da riscontri individualizzanti (coerenza interna delle dichiarazioni, corrispondenza con la deposizione della persona offesa, conversazione ambientale del 30/06/2025 che conferma l'incontro, e plurimi contatti telefonici). Conseguentemente il ricorso è respinto, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende; inoltre è disposta la trasmissione della copia della decisione al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi delle disposizioni applicabili, essendo la decisione non idonea a comportare la rimessione in libertà.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme che indicano i motivi di ricorso per cassazione; la Corte osserva che il motivo, sebbene formulato come vizio di legge, di fatto domanda un nuovo esame del merito probatorio, quindi inammissibile.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regola i riscontri individualizzanti richiesti per le dichiarazioni accusatorie rese da terzi; la Corte ritiene presenti riscontri sufficienti (coerenza, corrispondenza con la vittima, intercettazioni, contatti telefonici).

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Disciplina la gravità indiziaria come presupposto per le misure cautelari. La Corte conferma che la gravità indiziaria è stata adeguatamente motivata e fondata sulla chiamata in correità corroborata.

  • art. 273, comma primo-bis cod. proc. pen. (introdotto dall'art. 11 L. n. 63/2001)

    Richiama l'art. 192 per la valutazione della chiamata in correità; la sentenza applica questo principio per ritenere utilizzabili le dichiarazioni del coindagato se corredate da riscontri.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali per i ricorsi inammissibili; applicata per condannare il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione.

  • art. 94 disp. att. c.p.p.

    art. 94, comma 1-ter e comma 1-bis

    Norme sulle comunicazioni al direttore dell'istituto penitenziario quando la decisione non comporta la rimessione in libertà; la Corte dispone la trasmissione della decisione all'istituto.

  • Regole processuali sugli artt. 610 e 611 cod. proc. pen.

    Norme che consentono il contraddittorio scritto senza trattazione orale se non richiesta; richiamate in relazione alla celebrazione del procedimento con contraddittorio scritto.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. n. 11 del 22/03/2000 e successive)

    Principio consolidato secondo cui in sede di legittimità il controllo sulla gravità indiziaria riguarda la congruenza e la logicità della motivazione del giudice del riesame e non la ricostruzione di merito o la rinnovazione della valutazione delle fonti.

Massime di principio

  • In sede di ricorso per cassazione avverso misure cautelari il sindacato è limitato: la Corte valuta se il giudice del riesame abbia motivato adeguatamente la gravità indiziaria e se la motivazione sia congrua e logica, ma non può rinnovare la valutazione di merito sui fatti o sull'attendibilità delle fonti.
  • Le dichiarazioni di un coindagato (chiamata in correità) possono costituire grave indizio ai sensi dell'art. 273 c.p.p. se sono intrinsecamente attendibili e corroborate da riscontri estrinseci individualizzanti ai sensi dell'art. 192 c.p.p.
  • La mera frammentazione o 'sezionamento' di stralci dichiarativi non invalida di per sé la valutazione del giudice: è la lettura complessiva e i riscontri che contano per la valutazione cautelare.
  • Le intercettazioni ambientali e i contatti telefonici possono svolgere funzione di riscontro individualizzante quando confermano elementi essenziali del narrato accusatorio (incontri, incarichi, conferme di colloqui).
  • Un ricorso che in realtà invoca una diversa valutazione probatoria si espone a inammissibilità; per essere ammissibile occorre indicare violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione effettivamente desumibile dal testo del provvedimento impugnato.
  • In caso di decisione che non comporta la remissione in libertà, la Corte provvede alla trasmissione della copia della sentenza al direttore dell'istituto penitenziario secondo le disposizioni applicabili.
  • La condanna alle spese e alla somma alla Cassa delle ammende è prevista per i ricorsi inammissibili, pertanto la parte ricorrente dovrebbe valutare attentamente la fondatezza giuridica e procedurale del gravame prima di proporre il ricorso.

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