Cassazione Penale, Ordinanza n. 23005/2025 del 18/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la sua responsabilità per detenzione di sostanza stupefacente con finalità di spaccio. La difesa ha dedotto violazione di legge e vizio motivazionale, sostenendo che mancassero elementi certi per affermare la destinazione della droga a terzi e che, in particolare, non fossero stati rinvenuti strumenti tipici dell'attività di cessione. Il testo indica che nel sequestro erano stati trovati due panetti di hashish nello zaino dell'imputato, insieme a documenti personali, e che la Corte territoriale aveva valorizzato anche la condizione di irregolarità sul territorio e l'assenza di attività lavorativa quale ulteriore indice della destinazione allo spaccio.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto i motivi manifestamente infondati, generici e assertivi, perché non si confrontavano in modo adeguato con la motivazione della sentenza d'appello, giudicata logica, congrua e corretta in diritto. Ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui la finalità di spaccio può essere desunta da elementi anche indiziari, purché univoci e certi, e che la valutazione sulla destinazione della droga deve essere globale, non potendosi fondare su un solo dato quantitativo. Conseguentemente, oltre alle spese processuali, ha applicato al ricorrente la sanzione pecuniaria prevista per l'inammissibilità, non ravvisando assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
art. 73-bis, comma primo, lett. a), d.P.R. n. 309 del 1990
Il superamento dei limiti tabellari non determina da solo una presunzione di destinazione della droga a uso non personale; il dato quantitativo va valutato insieme alle altre circostanze del caso.
art. 73, comma primo bis, lett. a), d.P.R. n. 309 del 1990
Il solo superamento della soglia tabellare non è prova decisiva dello spaccio, ma può concorrere, insieme ad altri elementi, a fondare la conclusione della destinazione a terzi.
art. 616 cod. proc. pen.
In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
art. 192 c.p.p.
Non è espressamente citato nel testo, ma la Corte richiama il principio generale per cui la prova può essere tratta anche da elementi indiziari purché univoci e certi; tuttavia il riferimento normativo non è esplicitato e non va inferito oltre il testo.
Massime di principio
- In materia di stupefacenti, la destinazione della sostanza a finalità di spaccio può essere desunta anche da indizi, purché questi siano univoci, certi e sorretti da un ragionamento logico fondato su massime di अनुभव esperienza corrette.
- La valutazione della destinazione della droga non può basarsi sul solo dato quantitativo o sul mero superamento delle soglie tabellari, ma richiede un apprezzamento globale di tutte le circostanze oggettive e soggettive del fatto.
- L'assenza di strumenti tipici dello spaccio non è decisiva, se il giudice di merito valorizza altri elementi convergenti, come il possesso occulto della sostanza, la sua quantità, le condizioni personali dell'agente e la mancanza di fonti lecite di sostentamento.
- Il ricorso per cassazione che si limiti a deduzioni assertive e non si confronti specificamente con la motivazione della sentenza impugnata è manifestamente infondato e può essere dichiarato inammissibile.
- In caso di inammissibilità del ricorso, la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria è automatica salvo che risulti assente la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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