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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25547/2022 del 04/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Foti, sindaco di Avellino, era stato condannato per omissione di atti d'ufficio per non aver adottato tempestivamente provvedimenti idonei a contenere l'inquinamento atmosferico (PM10) nonostante ripetuti superamenti dei limiti. In cassazione l'imputato ha dedotto: (1) vizio di motivazione sul calcolo degli sforamenti e sul presunto ritardo, sostenendo che al suo insediamento gli sforamenti annuali non superavano il limite; (2) errata valutazione delle prove tecniche in quanto alcune centraline erano collocate in modo non conforme e le rilevazioni erano pertanto inaffidabili; (3) violazione di legge perché le norme citate attribuirebbero al sindaco una mera facoltà, non un obbligo, di disporre misure come il blocco del traffico; (4) insufficiente valutazione del dolo e del momento di conoscenza effettiva dei superamenti, considerato che il sindaco aveva adottato o predisposto misure (es. "domeniche ecologiche", programmi energetici) nei mesi successivi o aveva inviato richieste di intervento agli organi competenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio. I Giudici di legittimità hanno ritenuto che la motivazione della Corte territoriale fosse carente e contraddittoria su punti decisivi: non è stato adeguatamente dimostrato che sussistessero i presupposti per l'adozione di un'ordinanza contingibile e urgente (situazione di eccezionale, imminente e improcrastinabile pericolo) né che l'amministrazione non potesse fronteggiare la situazione con i mezzi ordinari; è stata data scarsa attenzione alla collocazione e all'attendibilità delle centraline e alla rilevanza di un provvedimento ARPAC che segnalava criticità nelle rilevazioni; è inoltre dubbia l'imputabilità di fatti anteriori all'insediamento dell'interessato e la valutazione del dolo alla luce delle iniziative comunque intraprese dall'amministrazione. Per tali ragioni la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio.

Norme richiamate

  • D.lvo 18.8.2000 n.267, art. 50, comma 5

    "in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunita' locale... Negli altri casi l'adozione dei provvedimenti d'urgenza ... spetta allo Stato o alle regioni"

    La norma attribuisce al sindaco la competenza ad adottare ordinanze contingibili e urgenti in caso di emergenze locali, ma la Cassazione sottolinea che ciò presuppone una situazione realmente eccezionale e non può trasformare in obbligo penale atti che rientrano nella discrezionalità amministrativa.

  • D.lvo 30.4.1992 n.285 (richiamato, art. 7 citato)

    Riferimento normativo alle misure di limitazione della circolazione; richiamato per indicare il tipo di provvedimenti che il sindaco può adottare, ma non di per sé fonte di un obbligo penale automatico.

  • D.M. 2.4.2002 n.60, art. 39

    "i Sindaci dei comuni in cui sussiste il superamento o il rischio di superamento dei valori limite o delle soglie allarme ... adottano .... le misure di limitazione della circolazione di cui all'art. 7 ... del decreto legislativo 30.4.1992, n. 285"

    La disposizione indica che i sindaci devono adottare misure in caso di superamento o rischio di superamento, ma la Corte evidenzia che va accertata la vera doverosità dell'atto e la sussistenza di un pericolo eccezionale che giustifichi un intervento urgente.

  • D.lvo 18.8.2000 n.267, art. 54, comma 6

    "in casi di emergenza, connessi con il traffico o con l'inquinamento atmosferico o acustico ... il sindaco puo' modificare ... adottando i provvedimenti di cui al comma 4"

    Attribuisce poteri al sindaco in casi di emergenza relativi all'inquinamento, ma manifesta una forma di potestà ("puo'") che richiede verifica dell'effettiva necessità dell'intervento e non configura automaticamente un obbligo penale.

  • Giurisprudenza della Cassazione (richiami: Sez. 6, n. 13519/2009; Sez. 6, n. 33857/2014)

    Principio consolidato: il reato di omissione di atti d'ufficio richiede l'omissione di un atto dovuto, non discrezionale; è un reato di pericolo che richiede un indebito rifiuto dell'atto dovuto e la sussistenza di una situazione straordinaria che imponga tempestività.

Massime di principio

  • Per integrare il reato di omissione di atti d'ufficio è necessario che l'atto omesso sia effettivamente dovuto (norma imperativa, non mera facoltà) e non frutto di mera discrezionalità.
  • Deve esserci una situazione di emergenza eccezionale, imminente e non fronteggiabile con i mezzi ordinari per imporre l'intervento "extra ordinem" del sindaco; in mancanza, l'irresponsabilità penale è probabile.
  • La valutazione tecnica delle rilevazioni (centraline, attendibilità dei dati) è decisiva: contestazioni sul funzionamento degli strumenti possono compromettere la certezza dei presupposti di intervento.
  • Il periodo temporale di responsabilità va valutato con attenzione: non tutto quanto accaduto prima dell'insediamento è automaticamente imputabile al nuovo titolare; conta la conoscenza effettiva e tempestiva della situazione.
  • Misure amministrative effettivamente adottate o atti formali e attivazioni di uffici competenti (anche se successive) possono incidere sulla valutazione del dolo o della colpa grave.
  • Il ricorso a norme che attribuiscono poteri al sindaco con formulazioni tipo "puo'" richiede un'interpretazione cauta: potestà amministrativa non equivale automaticamente a dovere penale.

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