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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51045/2023 del 20/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Bari che confermava la condanna per il reato di detenzione a fini di cessione di sostanza stupefacente. Il difensore del ricorrente contestava la mancata applicazione della "ipotesi lieve" prevista dall'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990, sostenendo che il fatto avrebbe dovuto essere qualificato nella forma attenuata. Il ricorso denunciava violazione di legge e vizio di motivazione relativamente alla esclusione della lieve entità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato l'unico motivo, condividendo la valutazione dei giudici di merito secondo cui la condotta non è di minima offensività alla luce del peso complessivo della sostanza (382,5 grammi), della sua suddivisione in quattro panetti e del numero elevato di dosi ricavabili (1138). Anche le modalità (occultamento nel vano motore dell'autovettura) confermano l'idoneità a destinare lo stupefacente allo spaccio. La Cassazione ha quindi confermato la non applicabilità dell'ipotesi lieve, ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    La disposizione prevede la possibilità di riconoscere la lieve entità per il reato di detenzione di stupefacenti; la giurisprudenza richiede che sussista una "minima offensività" desumibile dai dati qualitativi e quantitativi e da altri parametri (mezzi, modalità, circostanze). Se uno degli indici previsti è negativamente determinante, esso assorbe le altre considerazioni.

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 51063 del 27/09/2018 (Murolo) Rv. 274076

    Principio interpretativo secondo cui la lieve entità può essere riconosciuta solo in presenza di minima offensività complessiva; la presenza di un indicatore negativo rilevante impedisce che altri fattori compensino tale elemento.

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento dell'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5, è necessario dimostrare una minima offensività complessiva: quantità ridotte, assenza di ripartizione in dosi significative e modalità non riconducibili allo spaccio.
  • La mera richiesta di rilettura dei fatti in sede di Cassazione è inammissibile: la Corte di legittimità non sostituisce il giudice di merito nel valutare la prova e gli elementi fattuali, salvo profili di violazione di legge o vizio motivazionale grave.
  • Quantitativi elevati e numero consistente di dosi ricavabili costituiscono indici fortemente ostativi al riconoscimento della lieve entità, così come le modalità di occultamento o elementi che suggeriscano destinazione allo smercio.
  • Se uno degli indici previsti dalla norma (es. peso, suddivisione in dosi, modalità) è manifestamente contrario alla minima offensività, altre argomentazioni in favore della lieve entità avranno scarso o nullo rilievo.
  • In casi simili, la difesa deve produrre elementi concreti e specifici che dimostrino la non destinazione allo spaccio (ad es. assenza di bilancini, prove di uso personale, contesti personali che giustifichino la detenzione), non limitandosi a contestazioni generiche della valutazione dei giudici di merito.

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