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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1769/2024 del 15/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva respinto il riesame avverso l'ordinanza del GIP che aveva applicato al ricorrente misure cautelari non detentive (obbligo di dimora con permanenza notturna e obbligo di presentazione alla PG) per reati connessi all'acquisto e mediazione di partite di cocaina (capo 13 e 14). Il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per: mancato esame della memoria, errata qualificazione giuridica dei fatti (contestazione fra cessione, tentata cessione e acquisto per uso di gruppo), insufficienza e genericità degli indizi (soprattutto basati sul dato quantitativo), e carenza delle esigenze cautelari in ragione della vetustà delle condotte e dell'assenza di successive attività di spaccio.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza rispetto al ruolo di mediatore del ricorrente nelle operazioni di acquisto e consegna di cocaina (anche alla luce delle intercettazioni, dei messaggi e dei collegamenti con il gruppo criminale che importava cocaina). Il Tribunale aveva valutato correttamente che il dato quantitativo, il contesto organizzativo e la concatenazione delle conversazioni escludevano la qualificazione come acquisto per uso comune e giustificavano la destinazione allo spaccio; altresì le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione) erano adeguatamente motivate e bilanciate con la scelta di misure non detentive. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309 del 1990, art. 73

    Norma sostanziale in materia di stupefacenti richiamata per la configurazione dei reati di acquisto/cessione di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto applicabile la fattispecie di cessione sulla base degli indizi e del contesto investigativo.

  • d.P.R. 309 del 1990, art. 73-bis

    Richiamata nella discussione sulla qualificazione del fatto (tentata cessione/cessione); la Corte ha escluso la mera trattativa o il tentativo, ritenendo che l'accordo si fosse formato e che la consegna fosse stata programmata.

  • codice penale, art. 56

    Norma sull'atto intermedio/ tentativo; evocata dalla difesa nella prospettazione di una qualificazione come tentata condotta, ma la Corte ha ritenuto che gli elementi probatori indicassero un accordo concreto piuttosto che un mero tentativo.

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173

    Richiamata nella sintesi dei motivi in appello; principio procedurale relativo alla sinteticità dei motivi dedotti in materia di riesame.

  • d.l. 137/2020, art. 23 comma 8 (convertito)

    Norma regolante la procedura scritta; la Corte ha confermato che il ricorso è stato trattato con procedura scritta ai sensi della disposizione e delle sue proroghe.

  • dl. 22 giugno 2023 n. 75, art. 17

    Richiamata in relazione alla proroga dell'applicabilità della procedura scritta; ha consentito l'uso della procedura prevista dal d.l. 137/2020.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Norma che autorizza la condanna alle spese per ricorsi inammissibili; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a una somma alla Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez.4, n. 6782 del 23/01/2014, Cheggour, Rv. 259285)

    Richiamata per i criteri che distinguono l'acquisto per uso di gruppo dall'acquisto con destinazione allo spaccio; la Corte ha ribadito che l'acquisto per uso di gruppo richiede condizioni tassative (identità dei componenti, volontà condivisa di consumo paritario, immediatezza, assenza di passaggi intermedi) non riscontrate nel caso.

Massime di principio

  • La mera dimensione quantitativa della sostanza non è automaticamente sufficiente a provare la destinazione allo spaccio, ma se accompagnata da elementi di contesto (contatti con soggetti noti per il traffico, modalità di confezionamento, importazione dall'estero, ruoli mediatori) può giustificare la qualificazione come cessione.
  • Le intercettazioni e la loro concatenazione cronologica possono assumere valore decisivo quando rivelano ruoli organizzativi (es. mediatore, organizzatore) e l'esistenza di un accordo operativo, anche se la consegna non è avvenuta a causa di arresti.
  • Per configurare l'acquisto per uso di gruppo è necessario dimostrare condizioni precise (identità nota del gruppo, volontà condivisa di consumo paritario, immediatezza e assenza di passaggi intermedi); in mancanza di tali elementi prevale la valutazione della destinazione alla cessione.
  • L'antichità temporale delle condotte non esclude automaticamente le esigenze cautelari se il contesto e il modus operandi indicano collegamenti stabili con ambienti criminali e rischio di reiterazione; tuttavia la scelta della misura deve bilanciare prevenzione e personalità dell'indagato (es. incensuratezza) con misure meno afflittive ove possibile.
  • Le argomentazioni difensive che non confutano puntualmente le risultanze probatorie (es. non contrastano le intercettazioni o non spiegano il ruolo nei contatti) sono inefficaci: il ricorso deve confrontarsi concretamente con la motivazione del giudice del riesame per non essere dichiarato inammissibile.

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