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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6687/2023 del 16/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano, deducendo violazione di legge in ordine alla determinazione della pena detentiva e alla entità dell'aumento di pena in continuazione. Critica la motivazione di primo grado che, pur dichiarando l'intenzione di applicare la pena nel minimo edittale per il reato di tentata rapina, aveva poi fissato una pena superiore al minimo; contesta inoltre l'entità dell'aumento per continuazione

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la presunta violazione della determinazione della pena fosse, in realtà, una contraddittorietà motivazionale del primo grado ampiamente superata dalla Corte d'appello, la quale ha adeguatamente motivato la pena ritenendola prossima al minimo edittale per la particolare violenza esercitata e per il grado di prossimità alla consumazione. Quanto all'aumento in continuazione (pari a 6 mesi di reclusione e 1.000 euro di multa), la Corte ha ritenuto la motivazione della Corte territoriale adeguata, avendo considerato le modalità del fatto e il contesto di riferimento, non limitandosi all'entità delle lesioni. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen. (rapina), comma 1

    La Corte ha utilizzato la fattispecie-base dell'art. 628, primo comma, quale riferimento per il calcolo della pena base della rapina e poi ha considerato la diminuzione prevista per il tentativo. Nel confronto tra primo grado e appello si è discusso la corretta determinazione del minimo edittale dopo le diminuzioni per tentativo e l'uso delle attenuanti generiche; la Cassazione ha ritenuto legittima la motivazione che ha determinato una pena superiore al minimo in relazione alla gravità e alla prossimità alla consumazione

Massime di principio

  • La Corte d'appello può sanare contraddizioni motivazionali del primo grado: una motivazione di appello ben articolata impedisce la cassazione per mera incongruenza iniziale se spiega adeguatamente la scelta della pena
  • Il giudice può discostarsi dal minimo edittale se offre motivazione specifica e congrua (es. particolare violenza, grado di prossimità alla consumazione), non è sufficiente l'affermazione astratta che si voleva applicare il minimo
  • La determinazione dell'aumento in continuazione richiede motivazione sulle modalità del fatto e sul contesto complessivo, non si può limitare la valutazione soltanto all'entità delle lesioni o a singoli aspetti
  • Chi impugna in Cassazione ha l'onere di dimostrare il vizio di legge o l'insufficienza della motivazione; mere critiche valutative non bastano se la Corte territoriale ha motivato adeguatamente
  • In caso di rigetto del ricorso, è normale la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali

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