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Sentenza

Sentenza n. 6259/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento del diniego dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana (-OMISSIS-);

Giustizia amministrativa202400924

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego della concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione, motivato sulla base della condanna penale del coniuge della richiedente

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego ministeriale deducendo violazione di legge ed eccesso di potere per carenza motivazionale e difetto di istruttoria. Ha sostenuto che la condanna del coniuge non fosse sufficiente a giustificare il diniego, perché relativa a fatti commessi nel 2016, prima del matrimonio celebrato nel 2018, e riferita a un soggetto diverso dalla richiedente. Ha invocato il principio di personalità della responsabilità penale di cui all'art. 27 Cost. e ha lamentato l'omessa considerazione della propria condotta complessiva, dell'assenza di precedenti penali, della lunga residenza e dell'integrazione economica e sociale in Italia.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso e ritenuto legittimo il diniego. La cittadinanza per naturalizzazione, ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992, non costituisce un diritto automaticamente conseguente alla residenza decennale, ma è oggetto di un'ampia valutazione discrezionale di opportunità e di interesse pubblico, qualificata come atto di alta amministrazione. Il sindacato giurisdizionale resta limitato alla verifica del supporto istruttorio, della veridicità dei fatti e della logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione, senza possibilità di sostituire la valutazione amministrativa. Il Collegio ha ritenuto non pertinente il principio di personalità della responsabilità penale, poiché il diniego non irroga una sanzione alla richiedente, ma nega l'attribuzione di uno status sulla base di una prognosi di affidabilità e di integrazione nella comunità nazionale. Il contesto familiare attuale può essere considerato, anche quando il reato del familiare sia anteriore al matrimonio, perché rileva la situazione esistente al momento della decisione. La condanna irrevocabile del coniuge per importazione, detenzione e trasporto di stupefacenti in concorso è stata ritenuta grave, sintomatica di un contesto di illegalità e idonea a fondare una valutazione prognostica negativa. Sono stati valorizzati anche i benefici indiretti che la cittadinanza avrebbe prodotto per il coniuge, tra cui il divieto di espulsione e la possibilità di ottenere un permesso per motivi familiari. La gravità del reato, commesso nel decennio anteriore alla domanda, il suo carattere associato alla partecipazione di più persone e la sua rilevanza per la sicurezza e l'ordine pubblico sono stati ritenuti elementi sufficienti, globalmente considerati, a sostenere il giudizio di inaffidabilità. La lunga residenza, l'incensuratezza e l'integrazione ordinaria della ricorrente non sono state ritenute decisive, costituendo presupposti o condizioni ordinarie, non meriti speciali idonei a superare i dubbi derivanti dal contesto familiare. Il diniego è stato quindi ritenuto adeguatamente motivato, non illogico né sproporzionato. Spese integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), legge n. 91/1992

    la cittadinanza italiana "può" essere concessa allo straniero che risieda legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica

    La residenza decennale costituisce soltanto il presupposto per presentare la domanda e non attribuisce un diritto automatico alla cittadinanza; segue una valutazione ampiamente discrezionale dell'interesse pubblico, dell'integrazione e dell'affidabilità del richiedente.

  • art. 6 legge n. 91/1992

    la condanna per un delitto non colposo per il quale la legge preveda una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione

    La sentenza richiama le ipotesi ostative alla cittadinanza per matrimonio quale parametro indicativo della particolare gravità del reato rilevante anche nella valutazione discrezionale della cittadinanza per naturalizzazione.

  • art. 27 Cost.

    Il principio di personalità della responsabilità penale non impedisce di considerare la condanna di un familiare nella valutazione amministrativa dell'affidabilità e dell'integrazione del richiedente, poiché il diniego non ha natura sanzionatoria.

  • art. 19, comma 2, lett. c), d.lgs. 286/1998

    La cittadinanza del familiare può produrre il beneficio indiretto del divieto di espulsione per i parenti entro il secondo grado; tale conseguenza può essere considerata nella ponderazione dell'interesse pubblico.

  • art. 30, comma 1, lett. c), d.lgs. 286/1998

    La cittadinanza del familiare può agevolare il rilascio di un permesso per motivi familiari; tale beneficio indiretto può concorrere alla valutazione amministrativa.

  • art. 110 c.p.

    La commissione del reato in concorso di persone è stata valorizzata quale elemento indicativo di una partecipazione consapevole a un'azione illecita organizzata con altri e del maggiore disvalore della condotta.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    La condanna per importazione, detenzione e trasporto di stupefacenti in concorso è stata ritenuta fattispecie di particolare gravità e allarme sociale, idonea a sostenere il giudizio prognostico negativo.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La norma è stata richiamata quale base per l'oscuramento delle generalità della parte a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Le disposizioni sono state richiamate, unitamente all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a fondamento dell'oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione ai sensi dell'art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992 è un provvedimento ampiamente discrezionale di alta amministrazione: la residenza legale decennale è presupposto per proporre la domanda, ma non fonda un diritto automatico alla concessione.
  • Nella valutazione della cittadinanza per naturalizzazione l'amministrazione può considerare il contesto familiare stabile del richiedente e i precedenti penali del coniuge o di altri familiari, anche se il reato è stato commesso prima della costituzione del rapporto familiare, purché l'elemento sia inserito in una valutazione complessiva e prognostica dell'affidabilità e dell'integrazione.
  • La considerazione del precedente penale di un familiare non viola il principio di personalità della responsabilità penale quando non comporta una sanzione o un'imputazione a carico del richiedente, ma costituisce elemento di valutazione dell'interesse pubblico all'attribuzione dello status civitatis e dei possibili effetti indiretti verso il nucleo familiare.
  • Una condanna irrevocabile per un grave delitto in materia di stupefacenti, commesso nel periodo di osservazione anteriore alla domanda e in concorso con altri soggetti, può sorreggere il diniego della cittadinanza se, valutata insieme agli altri elementi del contesto familiare, fonda una prognosi ragionevole di non compiuta affidabilità o integrazione.
  • Il sindacato del giudice amministrativo sul diniego di cittadinanza è estrinseco e non sostitutivo: riguarda il supporto istruttorio, la veridicità dei fatti e la logicità, coerenza e ragionevolezza della motivazione, senza estendersi al merito della prognosi amministrativa.
  • La lunga residenza, l'incensuratezza e l'integrazione economica e sociale ordinaria del richiedente non impongono la concessione della cittadinanza e possono non essere sufficienti a superare elementi negativi relativi al contesto familiare e alla tutela dell'ordine pubblico.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePrincipi di precauzione e prevenzione

Testo integrale

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