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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36181/2022 del 26/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva confermato l'assoluzione di Ferrero dai reati di diffamazione a mezzo stampa. I ricorrenti contestavano: 1) l'applicazione dell'esimente del diritto di critica politica ritenuta illegittima perché le affermazioni rivolte ad Andrea G. Giunti (capo 1) sarebbero state false, manipolate e non pertinenti alla critica politica; si censurava inoltre la valutazione della verità dei fatti e l'irrilevanza dell'estinzione del reato da cui derivava la precedente vicenda penale; 2) la ricostruzione dei fatti nel capo 2) (riferimento al presunto episodio dei 400.000 euro) come priva di riscontro e quindi diffamatoria; 3) la rilevanza del ruolo del padre di Giunti e la presunta assenza di nesso con la gestione degli incarichi (capo 3). Inoltre si contestava l'applicabilità dell'insindacabilità (art. 122 Cost.) alle dichiarazioni rese dal consigliere regionale Ferrero e la possibile invocazione dell'immunità per le esternazioni rese fuori dall'aula.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi: ha confermato che la condotta rientrava nell'esercizio del diritto di critica politica, dato che sussisteva un nucleo fattuale veritiero e pertinente rispetto all'interesse pubblico alla conoscenza dei criteri di attribuzione degli incarichi; non è emersa una manipolazione tale da svuotare la base fattuale della critica, e le imprecisioni lessicali (es. cenno ai 400.000 euro, qualificazioni tecniche del reato) non hanno alterato il significato sostanziale della denuncia. Quanto all'insindacabilità, la Corte ha condiviso la valutazione che le esternazioni rese all'esterno riproducevano contenuti già espressi in consiglio e avevano sostanziale coincidenza con le dichiarazioni parlamentari, potendo quindi rientrare nella tutela costituzionale; in ogni caso l'accertamento territoriale è stato ritenuto razionale. Conseguentemente il rigetto del ricorso ha confermato l'assoluzione di Ferrero e ha imposto ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Indicazione dei limiti di specificazione dei motivi di ricorso per cassazione; il ricorso è stato esaminato nei limiti consentiti

  • art. 21 Cost.

    Richiamato come sintesi del bilanciamento tra libertà di espressione e tutela della reputazione nell'ambito del diritto di critica

  • art. 10 Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu)

    Richiamato per il principio che la diffamazione è un'ingerenza nella libertà di espressione e va valutata alla luce della necessità in una società democratica; la giurisprudenza CEDU distingue fatti e giudizi di valore e sottolinea il requisito di un nucleo fattuale veritiero

  • art. 122 Cost.

    Norma che riconosce l'insindacabilità ai consiglieri regionali per opinioni e voti nell'esercizio delle loro funzioni; applicata dalla Corte per valutare la rilevanza delle dichiarazioni rese da Ferrero

  • art. 68 Cost.

    Richiamata negli argomenti comparativi ma la Corte ha distinto l'ambito di applicazione delle immunità parlamentari rispetto a quelle regionali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali a carico dei ricorrenti dopo il rigetto del ricorso

  • D.L. 28/10/2020, n.137, art. 23, comma 8, convertito con L. 18/12/2020, n.176

    Richiamata per la trasmissione delle conclusioni scritte del Procuratore generale; procedimento formale eseguito ai sensi della norma

Massime di principio

  • Il diritto di critica politica è tutelato quando si fonda su un "nucleo fattuale" verificabile: giudizi di valore sono ammessi se ancorati a fatti veri e sufficienti per giustificare il giudizio.
  • Non ogni imprecisione lessicale o descrittiva priva la critica della sua protezione: occorre valutare se le inesattezze alterino sostanzialmente il significato e travisino i fatti.
  • La verifica della manipolazione dei fatti è centrale: la reato di diffamazione è configurabile se c'è una distorsione rilevante che elimina il nucleo fattuale necessario alla critica.
  • L'estinzione di un reato o la natura tecnica del reato precedente (es. favoreggiamento vs riciclaggio) non rende automaticamente illegittima una critica fondata sul disvalore della condotta contestata.
  • Le dichiarazioni rese da un consigliere regionale fuori dall'aula possono rientrare nell'insindacabilità (art. 122 Cost.) se riproducono contenuti delle dichiarazioni parlamentari e vi è sostanziale coincidenza e connessione funzionale.
  • Il bilanciamento tra libertà di espressione e tutela della reputazione richiede sempre valutazione caso per caso; la tutela penale non deve avere effetto deterrente eccessivo sulla libertà di informazione e critica politica.
  • In procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa, la Corte applicherà i principi della CEDU: maggiore spazio è concesso alla critica politica, purché non sia priva di qualsiasi fondamento fattuale.

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