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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35216/2024 del 19/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale impugna la sentenza della Corte d'appello di Bari del 10/10/2023 che, dopo una complessa vicenda processuale con plurimi annullamenti e rinvii, ha dichiarato estinto per prescrizione il reato ascritto a Cuomo e ha revocato la confisca dei beni sequestrati. Il ricorrente sostiene: 1) errata applicazione dell'art. 301 r.d. 23/01/1973 (T.U. doganale) che "dispone sempre la confisca" del provento del contrabbando; 2) inosservanza/erronea applicazione di norme penali e carenza motivazionale perché, a suo avviso, esisterebbe una "condanna in senso sostanziale" o comunque elementi idonei a giustificare la confisca obbligatoria anche in presenza di prescrizione e il giudice del rinvio non avrebbe rispettato i precedenti indirizzi della Cassazione

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso fondato solo in parte. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo relativo all'art. 301 DPR 43/1973 perché i reati doganali non erano stati perseguiti nel processo per difetto della condizione di procedibilità, quindi la norma non poteva essere applicata. Quanto al secondo motivo, la Corte ha accolto il ricorso nella parte in cui la Corte d'appello non ha adeguatamente qualificato la tipologia di confisca applicata (art. 416-bis, 240-bis ecc.) e non ha motivato correttamente la disciplina applicabile in relazione alla retroattività dell'art. 578-bis c.p.p.: per tale carenza motivazionale la sentenza è annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Bari per nuovo esame limitatamente alla qualificazione della confisca e alla relativa disciplina applicabile

Norme richiamate

  • r.d. 23 gennaio 1973, n. 43 (T.U. in materia doganale), art. 301

    presente nella motivazione la locuzione secondo cui "è sempre disposta la confisca"

    Il ricorrente invocava la confisca obbligatoria prevista da tale norma per i proventi del contrabbando; la Corte ha ritenuto la questione inammissibile poiché i reati doganali non erano stati perseguiti nel procedimento per difetto della condizione di procedibilità

  • codice di procedura penale, art. 578-bis

    Norma che stabilisce che la prescrizione non osta all'adozione della confisca in determinati casi; la Corte ha richiamato la giurisprudenza (Sez. U, Esposito) secondo cui l'irretroattività di tale previsione opera quando la confisca ha natura sanzionatoria (es. confisca per equivalente), mentre non opera se la confisca ha natura di misura di sicurezza/obbligatoria (in taluni casi ammissibile anche dopo declaratoria di prescrizione)

  • codice penale, art. 416-bis, settimo comma

    la sentenza richiama la definizione di cose "che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego"

    La confisca diretta prevista per i beni considerati prodotto/profitto del reato è qualificata come misura di sicurezza e, se tale è la fattispecie applicata, può comportare una disciplina diversa in tema di retroattività dell'art. 578-bis

  • codice penale, art. 240-bis (ex art. 12-sexies d.l. n. 306/1992)

    Rilevata come possibile base normativa della confisca "allargata" invocata nei vari provvedimenti di sequestro; la Corte ha ritenuto necessario accertare quale normativa sia effettivamente stata applicata, perché la disciplina e la possibilità di applicazione dopo prescrizione variano a seconda della tipologia di confisca

  • giurisprudenza: Sez. U, n. 4145 del 29/09/2022 (Esposito)

    Stabilisce che l'art. 578-bis non è retroattivo quando la confisca ha natura sanzionatoria (es. confisca per equivalente); principio richiamato dalla Corte per distinguere le diverse fattispecie di confisca

  • giurisprudenza: Sez. 2, n. 17354 del 08/03/2023 (Tine')

    Affermato che, quando la confisca è obbligatoria e ha natura di misura di sicurezza, il divieto di retroattività dell'art. 578-bis non opera e la misura può essere disposta anche dopo una declaratoria di prescrizione se è stata pronunciata una condanna in primo grado

Massime di principio

  • Quando è dichiarata la prescrizione, occorre prima individuare esattamente quale tipologia di confisca sia stata richiesta o disposta (confisca diretta ex art.416-bis, confisca "allargata" ex art.240-bis, confisca per equivalente o misura obbligatoria ex norme speciali), perché la disciplina applicabile e la questione della retroattività dell'art.578-bis variano a seconda della natura della misura
  • La confisca prevista da norme speciali (es. art.301 T.U. doganale) può essere invocata solo se il relativo reato-preso necessario è stato contestato e valutato: non è applicabile se quelle fattispecie non sono state perseguite o sono state escluse per difetto di procedibilità
  • Se vi sono pronunce di annullamento con rinvio, il giudice di merito chiamato a decidere nuovamente ha l'obbligo di motivare compiutamente in ordine alla qualificazione della confisca, al nesso di pertinenzialità tra beni e reato, alla titolarità e alla capacità reddituale: la mera richiamata "astratta" possibilità di confisca non è sufficiente
  • La formazione di un "giudicato progressivo" sulla responsabilità o sulla confiscabilità non è automatica: occorre verificare se e quali statuizioni siano divenute definitive e su quale oggetto processuale si è formato il giudicato; una declaratoria di prescrizione non equivale di per sé a una statuizione probatoria idonea a non richiedere ulteriori accertamenti sulla pertinenzialità dei beni
  • In presenza di più provvedimenti di sequestro emessi in tempi diversi e su basi normative diverse, il giudice deve specificare la base giuridica di ciascun sequestro/confisca e motivare la sussistenza dei presupposti per ciascuna misura; l'omessa o contraddittoria qualificazione giustifica l'annullamento per vizio motivazionale

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