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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37903/2022 del 06/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere disposta per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). I difensori hanno censurato: carenza e contraddittorietà della motivazione sulla sussistenza e attualità della cosca SERRAINO; eccessiva fiducia nelle dichiarazioni dei collaboratori (Antonino e Daniele FILOCAMO, Sebastiano VECCHIO) - anche per possibile circolarità tra fratelli - e loro insufficiente riscontro; uso improprio e deduttivo delle intercettazioni e di altri elementi (contatti, assunzione aziendale, partecipazione a riti, presunte estorsioni e attentato incendiario) che non proverebbero il ruolo dinamico del ricorrente nella societas mafiosa; illegittimo affidamento sui legami familiari (padre) e mancata verifica dell'uso del metodo mafioso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Collegio del riesame abbia motivato in modo congruo e logico, fondandosi su convergenza probatoria costituita da più dichiarazioni di collaboratori (anche su fatti di diretta percezione), intercettazioni e riscontri (tra cui dati di telefono sequestrato), che nel loro insieme documentano il ruolo del ricorrente come latore di "ambasciate" del padre, partecipante a riti di affiliazione, coinvolto in azioni punitive, percettore di somme derivanti da estorsioni, elemento di imposizione di assunzioni e sollecitatore di denaro. La Corte ha escluso la possibilità di riesaminare i fatti nel merito e ha censurato i motivi difensivi per carenza di specificità, per essere in fatto o per proporre un'interpretazione alternativa delle risultanze. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; disposti adempimenti ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    associazione di tipo mafioso

    La norma è stata applicata ritenendo che la "messa a disposizione" del sodalizio possa risultare da convergenza di prove (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, riscontri) anche senza l'attribuzione di un delitto scopo specifico; la sussistenza dell'articolazione mafiosa è valutata anche con riferimento a precedenti accertamenti con autorità di giudicato e a recenti ordinanze cautelari

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e) c.p.p.

    motivi di ricorso per cassazione in materia di misure cautelari

    Richiamata per inquadrare le censure mosse dai difensori (violazione di norme sostanziali e motivazione manifestamente illogica). La Corte precisa che il sindacato è limitato alla verifica di manifesta illogicità della motivazione e della corretta applicazione del diritto, non alla revisione dei fatti

  • art. 273 c.p.p. (e comma 1-bis)

    valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori

    Richiamato in relazione alla valutazione della attendibilità e convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori; la Corte accetta che più dichiarazioni convergenti, integrate da riscontri, possano costituire gravi indizi

  • art. 192, commi 3 e 4 c.p.p.

    mezzi di prova e apprezzamento delle dichiarazioni

    Utilizzato per richiamare i criteri di valutazione delle dichiarazioni e dei riscontri; la Corte osserva che il Tribunale ha adeguatamente motivato la valutazione complessiva

  • art. 616 c.p.p.

    condanna alle spese per ricorso inammissibile

    Applicato per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e ad una somma alla Cassa delle ammende per l'evidente inammissibilità e colpa nell'impugnazione

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    limiti del ricorso per cassazione in materia cautelare

    Richiamato per definire i limiti formali e sostanziali entro cui i motivi potevano essere proposti

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    adempimenti consequenziali

    Ordini di trasmissione/adempimenti alla Cancelleria ex art. 94 disp. att. per gli atti conseguenti

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione, in materia di misure cautelari per reati associativi, non riesamina i fatti ma verifica la correttezza giuridica e l'assenza di manifesta illogicità della motivazione: le critiche che si limitano a proporre una diversa lettura delle risultanze sono inammissibili.
  • La convergenza di più dichiarazioni di collaboratori, sebbene tra loro possano esserci legami familiari, assume valore probatorio se integrate da riscontri esterni (intercettazioni, dati di telefono, atti cautelari precedenti, elementi documentali) e se il giudice motiva la valutazione della loro autonomia e attendibilità.
  • I legami familiari (parentela con esponenti di vertice) di per sé non bastano a provare l'appartenenza mafiosa, ma possono essere un elemento tra altri; l'appartenenza può risultare anche da comportamenti concreti (latore di messaggi, partecipazione a riti, riscossione di proventi, imposizione di assunzioni).
  • Per contrastare con efficacia misure cautelari fondate su elemento convergente, la difesa deve proporre censure specifiche e circostanziate che dimostrino vizi logici nella motivazione o l'assenza di riscontri; mere affermazioni generiche o alternative interpretative sono insufficienti.
  • Le imputazioni basate su dichiarazioni di collaboratori richiedono valutazione particolare: è necessario che il giudice dia conto della eventuale circolarità o influenza e della presenza/assenza di riscontri, ma la presenza di molteplici fonti congruenti può giustificare la misura cautelare anche senza prova definitiva.

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