Sentenza del 31/08/2022 n. 25634 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
impugnazione di cartelle di pagamento TARSU relative agli anni 2008 e 2009 per tre sale cinematografiche: si contestava la regolarità della notifica, l'illegittimità della determinazione della tariffa pari a Euro 2,95/mq (richiesta di equiparazione a tariffe inferiori applicate a musei/biblioteche o abitazioni) e la violazione del D.Lgs. n.507/1993 (art.59, comma 5). Il ricorrente deduceva violazione di norme sul procedimento tributario e chiedeva la disapplicazione della delibera tariffaria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha riunito i giudizi e rigettato i ricorsi. Ha ritenuto che la legittimità della tariffa di Euro 2,95/mq era stata già accertata con sentenza definitiva del Consiglio di Stato n.504/2015 nel giudizio amministrativo promosso dallo stesso ricorrente, per cui opera il giudicato amministrativo ostativo alla disapplicazione in sede tributaria. La Corte ha altresì affermato i principi di diritto sulla portata del giudicato esterno in materia di tributi periodici (vincola solo elementi stabili/pluriennali). Condanna del ricorrente alle spese di lite e all'eventuale contributo unificato aggiuntivo previsto dal DPR n.115/2002.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 507 del 1993
art. 59, comma 5; artt. 65 e 68
Norme relative alla TARSU e alle tariffe comunali invocate per contestare la determinazione tariffaria dei cinema; la Corte ha considerato la questione risolta dal giudicato amministrativo sulla legittimità della tariffa.
D.Lgs. n. 546 del 1992
art. 7 (potere-dovere di disapplicare gli atti amministrativi illegittimi)
Attribuisce alle commissioni tributarie il potere di disapplicare atti amministrativi illegittimi; la Corte ribadisce che tale potere opera salvo il limite del giudicato amministrativo che abbia dichiarato la legittimità dell'atto.
D.Lgs. n. 546 del 1992
art. 18, comma 2, lett. d) e art. 19, comma 1 (richiamati)
Richiamo al modo in cui si instaura il processo tributario e all'oggetto della cognizione rispetto all'atto impositivo.
T.U.I.R.
Citato a supporto del principio che gli anni d'imposta sono periodi autonomi e che l'efficacia del giudicato su periodi successivi riguarda solo elementi stabili o pluriennali.
L. n. 2248 del 1865
Principio generale storico che giustifica il potere dei giudici tributari di disapplicare atti amministrativi illegittimi, richiamato dalla giurisprudenza.
D.P.R. n. 115 del 2002
art. 13, comma 1 quater (e comma 1-bis)
Norme sul contributo unificato: la Corte dichiara sussistente l'obbligo del ricorrente di versare l'ulteriore importo previsto per le impugnazioni integralmente rigettate.
Massime di principio
- Il giudicato amministrativo che accerta la legittimità di una delibera comunale tariffaria preclude al giudice tributario di disapplicare la stessa delibera: la sentenza amministrativa definitiva ha efficacia vincolante anche in sede tributaria.
- In materia di tributi periodici il giudicato esterno ha efficacia vincolante solo rispetto agli elementi costitutivi stabili o tendenzialmente permanenti che si estendono a più annualità; accertamenti relativi ad elementi variabili o discrezionali per singoli anni non sono automaticamente traslabili.
- Le Commissioni tributarie possono disapplicare delibere comunali illegittime, ma tale potere viene meno quando la legittimità della delibera sia già stata definitivamente affermata dal giudice amministrativo nel contraddittorio.
- La determinazione delle tariffe comunali rientra nella discrezionalità dell'ente impositore e viene sindacata dal giudice solo in presenza di illegittimità accertata; semplici confronti di omogeneità con categorie diverse (es. musei, abitazioni, ospedali) richiedono prova di illegittimità concreta.
- La validità della notifica effettuata dal concessionario tramite posta ordinaria può essere riconosciuta se la regolare notificazione risulta provata in giudizio.
- Se si contesta la tariffa per più annualità, conviene verificare se esistono decisioni amministrative definitive sulle delibere tariffarie: in presenza di pronunciamenti amministrativi definitivi la possibilità di ottenere l'annullamento in sede tributaria è molto limitata.
- Il soccombente può essere condannato alle spese di lite e all'ulteriore contributo unificato per i ricorsi rigettati integralmente; valutare il profilo economico della lite prima di proporre gravami quando esistono pronunce amministrative definitive.
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