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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12744/2023 del 27/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura custodiale emessa dal G.I.P. per reati connessi all'appartenenza ad associazione di stampo mafioso (articolazione Porcaro), lesioni aggravate dall'uso di armi e detenzione e porto di armi aggravati dal metodo mafioso. Il ricorrente deduceva: 1) violazione di legge e vizio di motivazione circa la partecipazione associative (artefatta e fondata unicamente sulle dichiarazioni del collaboratore Impieri Luciano); 2) errata interpretazione di elementi (tra cui lo sfogo della madre della vittima) e mancato accertamento del legame tra Morrone e il gruppo Porcaro; 3) insussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416 bis cod. pen.; 4) carenza di motivazione circa la presunzione di pericolosità e superamento della stessa.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi proposti costituissero una mera richiesta di riesame critico del materiale probatorio e della ricostruzione fattuale, non consentita in sede cautelare salvo i vizi di apparente, mancanza o manifesta illogicità non ravvisati. La motivazione del Tribunale è stata considerata congrua e fondata non solo sulle dichiarazioni del collaboratore Impieri ma anche su videoriprese e conversazioni intercettate. È stata confermata la partecipazione del Morrone all'associazione mafiosa e l'operare del metodo mafioso anche per sanzionare internamente gli affiliati, giustificando l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 416 bis. Il motivo relativo alle esigenze cautelari è stato ritenuto generico; la Corte ha richiamato i precedenti penali e una ordinanza cautelare del 2018 come elementi confermativi della pericolosità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 bis cod. pen.

    art. 416 bis, comma 1 cod. pen.

    La norma è stata interpretata come configurante l'aggravante del "metodo mafioso" anche quando la violenza e l'intimidazione sono dispiegate all'interno del sodalizio per imporre regole, punire affronti e conservare il controllo; pertanto l'uso di violenza per regolare i conti tra affiliati può integrare l'aggravante

Massime di principio

  • In sede di impugnazione di provvedimenti cautelari non è ammesso un nuovo apprezzamento del fatto o degli indizi salvo che sussistano vizi di apparente, mancanza o manifesta illogicità della motivazione
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono costituire elemento decisivo se supportate da riscontri oggettivi quali intercettazioni e videoriprese
  • L'aggravante del metodo mafioso ai sensi dell'art. 416 bis può trovare applicazione anche quando la violenza è rivolta all'interno del gruppo per imporre disciplina o affermare il controllo, non soltanto quando è diretta all'esterno
  • Precedenti penali e misure cautelari anteriori costituiscono elementi rilevanti ai fini della valutazione della pericolosità e della sussistenza delle esigenze cautelari
  • Motivi presentati in termini generici e con semplice rinvio a fatti già esaminati in sede di riesame sono inammissibili; le censure devono indicare chiaramente i vizi di motivazione contestati

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