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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30391/2024 del 24/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, a fronte di contestazione di reati gravi (artt. 56, 575 e 416-bis c.p.) e di una condanna in primo grado a 8 anni; la difesa deduceva vizi di motivazione e violazione degli artt. 274 e 275 c.p.p., sostenendo che non sussisteva il pericolo di reiterazione e che la misura meno afflittiva sarebbe stata idonea, anche in luogo lontano dal territorio dove sono stati commessi i fatti

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del riesame che, nel confermare la custodia cautelare in carcere, ha considerato sussistente in misura massima il pericolo di reiterazione collegato ai gravi fatti (forti legami con contesti camorristici, uso di armi da fuoco di tipo militare, modalità e movente del fatto) e l'inefficacia degli arresti domiciliari con braccialetto a prevenire contatti criminali o la reiterazione. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice dell'appello in materia cautelare può esaminare compiutamente la sussistenza delle esigenze cautelari anche oltre le specifiche articolazioni di fatto e diritto prospettate in appello. Condanna del ricorrente alle spese.

Norme richiamate

  • art. 275 c.p.p., comma 3

    Presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere per reati connessi a contesti di criminalità organizzata; nel caso osservata e ritenuta non superata dalla difesa.

  • art. 274 c.p.p.

    Riferimento alle esigenze cautelari (tra cui il pericolo di reiterazione e il pericolo di fuga): la Corte ha ritenuto che, anche esaminando l'insieme delle esigenze, la custodia cautelare in carcere fosse l'unica idonea a fronteggiarle.

  • art. 310 c.p.p.

    Norma sull'appello ex art. 310 (appello de libertate): richiamo al ruolo delimitato dei motivi di appello nel definire il perimetro devoluto al giudice del gravame, pur con la possibilità per quest'ultimo di valutare compiutamente le esigenze cautelari nel loro insieme.

  • Principio del tantum devolutum quantum appellatum (giurisprudenza)

    Confermato che l'appello de libertate è soggetto al principio devolutivo ma il giudice del gravame può, entro il perimetro dei motivi e dei punti connessi, rivalutare compiutamente le esigenze cautelari e decidere anche su elementi non esaminati nel primo provvedimento.

Massime di principio

  • Nei procedimenti cautelari relativi a reati connessi alla criminalità organizzata la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere (art.275 c.p.p.) ha forte efficacia: la difesa deve fornire elementi convincenti e attuali per superarla.
  • Il braccialetto elettronico può essere utile per segnalare evasioni ma non è idoneo, da solo, a impedire contatti con sodali o a neutralizzare il pericolo di reiterazione quando sono presenti legami profondi con organizzazioni criminali.
  • Il giudice dell'appello cautelare ha poteri di valutazione ampi: pur nel rispetto del principio devolutivo, può riesaminare la sussistenza delle esigenze cautelari nella loro interezza e basarsi su elementi anche successivi o diversi rispetto a quelli utilizzati dal primo giudice.
  • La sola durata della custodia cautelare non è automaticamente idonea a far venir meno esigenze cautelari quando persistono indicatori oggettivi di pericolosità (modalità del fatto, strumenti impiegati, movente e legami associativi).
  • La proposta di spostamento geografico per interrompere i legami con il contesto criminale richiede prove concrete della effettiva recisione di tali rapporti: gli spostamenti non sono di per sé sufficienti se l'organizzazione può avvalersi di uomini di fiducia anche in altre località.

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