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Sentenza

Sentenza n. 7108/2026 - Roma, Sezione 2

per l'annullamento, previa sospensione dell’efficacia, - del provvedimento di diniego del visto per motivi di studio prot. 1341 del 26.9.2025, notificato in data 2.10.2025; - del provvedimento di diniego del visto per motivi di studio prot. 1520 del 28.10.2025 ; - di ogni altro atto presupposto, inerente, conseguente e comunque connesso.

Giustizia amministrativa202514808

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: dinieghi di rilascio del visto per motivi di studio

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato due provvedimenti del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con cui le era stato negato il visto per motivi di studio, chiedendone l’annullamento previa sospensione dell’efficacia. Il testo non espone specifici motivi di illegittimità dei dinieghi, poiché la ricorrente ha successivamente dichiarato di non avere più interesse alla decisione del ricorso e ne ha chiesto la declaratoria di improcedibilità.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a. Il Collegio ha ritenuto vincolante l’univoca dichiarazione della ricorrente, osservando che, in virtù del principio della domanda e della disponibilità del processo amministrativo da parte di chi lo ha instaurato, il giudice non può decidere nel merito quando il ricorrente dichiari, prima della decisione, di non avere più interesse alla pronuncia richiesta. Le spese di lite sono state integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lettera c), c.p.a.

    improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse

    La dichiarazione univoca del ricorrente circa il venir meno dell’interesse alla decisione impedisce l’esame del merito e impone la declaratoria di improcedibilità.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nel quadro delle disposizioni processuali applicabili; il testo non ne esplicita un’interpretazione autonoma.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, il venir meno dell’interesse alla decisione, dichiarato in modo univoco dal ricorrente prima che la causa sia decisa, comporta l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse e preclude al giudice l’esame del merito.
  • Il principio della domanda e la disponibilità del processo da parte del soggetto che lo ha instaurato impediscono al giudice amministrativo di pronunciarsi nel merito sulla domanda di annullamento quando il ricorrente abbia dichiarato di non avere più interesse alla decisione.

Come è indicizzato

MaterieEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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