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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3415/2025 del 28/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Perugia del 23/05/2024 che aveva accolto parzialmente il reclamo avverso il provvedimento del Magistrato di sorveglianza di Spoleto (25/09/2023). Il ricorrente chiedeva il ristoro ai sensi dell'art. 35-ter ord. pen. per presunte violazioni delle condizioni di detenzione patite nelle carceri di Spoleto (reparto 41-bis) e di Lecce, invocando violazioni di norme costituzionali (artt. 2, 3, 27, 32, 111 Cost.), della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (art. 3 CEDU), di norme di procedura penale e dell'ordinamento penitenziario, nonché la mancata considerazione di nuovi elementi (provvedimenti favorevoli ad altri detenuti e la sentenza della Corte costituzionale n. 186/2018) e la carenza di motivazione sui periodi di detenzione contestati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e mancanza di specificità (art. 606, comma 3, cod. proc. pen.). Ha ritenuto che le censure fossero generiche perché non indicavano in modo preciso fatti, periodi o parti della documentazione che dimostrassero l'inesattezza delle valutazioni del Tribunale di sorveglianza. La Corte ha confermato che provvedimenti emessi a favore di altri detenuti non costituiscono automaticamente novum rilevante se non dimostrata la corrispondenza delle situazioni individuali. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende, per la possibile colpa nella proposizione dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 35-ter ord. pen.

    Rimedio per danni derivanti dalle condizioni di detenzione; la Corte richiede specificità probatoria e valutazione individuale della situazione del detenuto per riconoscere il ristoro.

  • art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e), cod. proc. pen.

    Elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha applicato il principio che i motivi devono essere specifici e non generici.

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma sulla inammissibilità del ricorso per motivi generici; la Corte l'ha applicata per dichiarare inammissibile il ricorso.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna al pagamento delle spese e di somme alla Cassa delle ammende; applicata per condannare il ricorrente a pagare spese e euro 3.000.

  • artt. 2, 3, 27, 32, 111 Cost.

    Norme costituzionali richiamate dal ricorrente per contestare il trattamento; la Corte ha ritenuto le censure generiche e non ha affrontato nel merito le presunte violazioni costituzionali per carenza di specificità.

  • art. 3 CEDU

    Richiamato come parametro contro trattamenti inumani o degradanti; la Corte ha osservato che eventuali riconoscimenti in favore di altri detenuti non sono automaticamente trasferibili senza dimostrare identità di posizioni individuali.

  • artt. 597, 666, 678 cod. proc. pen.

    Norme di procedura penale richiamate dal ricorrente; la Corte ha ritenuto che le doglianze non fossero specifiche rispetto alle valutazioni compiute nel provvedimento impugnato.

  • art. 35-bis, 35-ter, 69 comma 6 lett. b) l. 26 luglio 1975, n. 354 (ord. pen.)

    Norme dell'ordinamento penitenziario richiamate per la disciplina dei diritti e dei rimedi in carcere; la Corte ha richiesto dimostrazioni precise circa la violazione dei diritti invocati per poter riformare la decisione di merito.

  • art. 41-bis comma 2-quater lett. f) ord. pen.

    Richiamata in relazione al divieto di cuocere cibi (sul quale la Corte costituzionale si era pronunciata); la Corte di Cassazione ha rilevato che l'eventuale rilevanza di questa pronuncia per il caso concreto non è stata adeguatamente dimostrata dal ricorrente.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186/2018

    Pronuncia citata dal ricorrente per sostenere il carattere intollerabile di alcune restrizioni; la Corte ha osservato che il ricorrente non ha spiegato in che modo tale sentenza operi come novum applicabile alla sua specifica situazione.

  • Giurisprudenza di legittimità citata (es. Sez. 2, n. 30918 del 07/05/2015)

    Principio che il ricorso per cassazione è inammissibile se fondato su motivi generici che ripropongono ragioni già ritenute infondate; applicato per dichiarare l'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In impugnazioni per cassazione occorre motivare in modo specifico e puntuale: indicare i punti di fatto e di diritto che si ritengono errati e le parti documentali controverse. Le doglianze generiche sono inammissibili.
  • Provvedimenti favorevoli ad altri detenuti non costituiscono automaticamente un novum rilevante: bisogna dimostrare la corrispondenza delle condizioni individuali e fornire riferimenti comparabili.
  • Per le domande di ristoro ex art. 35-ter è necessario allegare elementi concreti e documentali relativi ai singoli periodi di detenzione contestati; la valutazione è individuale e non meramente legislativa o generale.
  • La Corte di Cassazione non svolge un sindacato di merito selettivo sui documenti: se si invoca la contraddittorietà di relazioni o atti, il ricorso deve indicare esattamente quali parti si ritengono false o incomplete.
  • Esiste un rischio concreto di condanna alle spese e di sanzioni economiche (Cassa delle ammende) in caso di ricorso ritenuto temerario o proposto con colpa; quindi è prudente valutare la fondatezza e la specificità delle censure prima di proporre impugnazioni.

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