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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 325/2025 del 07/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il conflitto riguarda la determinazione del giudice competente per l'esecuzione in presenza di più provvedimenti emessi da diverse autorità, quando l'ultimo provvedimento divenuto irrevocabile sia una sentenza di proscioglimento (assoluzione per insussistenza del fatto). Il ricorrente ha ritenuto che la sentenza di proscioglimento non possa influire sulla competenza esecutiva; il resistente (GIP) sosteneva che la competenza spettasse al giudice che aveva emesso l'ultima sentenza irrevocabile con effetti esecutivi. Il caso concreto nasce dall'istanza di De Astis, tesa alla revoca di una condanna per coincidenza di fatto con precedente proscioglimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato ammissibile il conflitto e ha deciso che la competenza per l'esecuzione spetta al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bari, ritenendo che la sentenza di assoluzione del 30/05/2022 per "insussistenza del fatto" non rientri tra i proscioglimenti suscettibili di rilevanza esecutiva. La Corte ha quindi disposto la trasmissione degli atti al GIP, avendo individuato come ultimo provvedimento irrevocabile con potenzialità esecutiva la pronuncia divenuta irrevocabile il 31/10/2021.

Norme richiamate

  • art. 665 cod. proc. pen.

    art. 665, comma 4, cod. proc. pen.

    La norma non si limita alle sole sentenze di condanna ma comprende qualsiasi provvedimento idoneo a determinare un incidente d'esecuzione. Per la determinazione della competenza conta il provvedimento divenuto irrevocabile che sia suscettibile di produrre effetti esecutivi o contenga statuizioni geneticamente idonee a coinvolgere il giudice dell'esecuzione.

  • art. 3 d.P.R. 14 novembre 2002, n. 313

    art. 3 d.P.R. 14/11/2002, n. 313

    Richiamato per sottolineare che alcune misure applicate anche in proscioglimenti (es. confisca) sono destinate all'inserimento nel casellario giudiziale e quindi producono effetti esecutivi, rendendo il proscioglimento rilevante ai fini della competenza.

  • artt. 537, 669, 673, 675 cod. proc. pen.

    art. 537, comma 4; art. 669, commi 7 e 8; art. 673, comma 2; art. 675, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    Richiamati come esempi di pronunce che il giudice dell'esecuzione può essere chiamato a rendere; costituiscono il contesto pratico in cui va valutata la 'rilevanza in executivis' di un provvedimento e, quindi, la sua incidenza sulla competenza.

Massime di principio

  • Quando sono intervenuti più provvedimenti da giudici diversi, la competenza per l'esecuzione si determina guardando all'ultimo provvedimento irrevocabile che sia potenzialmente idoneo a produrre effetti esecutivi.
  • Un proscioglimento (assoluzione) può essere equiparato a una sentenza di condanna ai fini della competenza solo se contiene statuizioni con effetti esecutivi (es. misure di sicurezza, confisca, obblighi di restituzione, dichiarazioni che impattano l'esecuzione) o se è destinato a essere iscritto nel casellario giudiziale.
  • Le assoluzioni per insussistenza del fatto, prive di statuizioni esecutive o di rilevanza per il casellario, non incidono sulla determinazione della competenza ex art. 665 c.p.p.
  • Se due giudici si rifiutano di pronunciarsi sull'istanza esecutiva e si genera una stasi processuale, può essere proposta la risoluzione del conflitto di competenza alla Corte di cassazione.
  • Nella pratica, prima di sollevare un conflitto, è utile verificare se il provvedimento più recente contenga disposizioni "geneticamente" idonee ad attivare questioni esecutive; in caso negativo, la competenza rimane al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento irrevocabile con effetti esecutivi reali.
  • La valutazione della rilevanza in executivis è essenzialmente funzionale: conta la potenzialità del provvedimento di attivare incidenze esecutive, non la mera esistenza formale di un proscioglimento.

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