Cassazione Penale, Sentenza n. 20028/2024 del 21/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Genova che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo (somme fino a €250.000) disposto per il presunto illecito amministrativo ai sensi dell'art.25-undecies, comma 2, lett. b) n.3 d.lgs. 231/2001, in relazione al reato presupposto di cui all'art.256, comma 3 d.lgs.152/2006 (discarica/ammasso non autorizzato). Il nucleo della controversia è l'interpretazione della deroga prevista per i "rifiuti da estrazione" (art.185, comma 2, lett. d) d.lgs.152/2006, con rinvio al d.lgs.117/2008) e se i residui di ardesia derivanti da operazioni di taglio e spacco effettuate in uno stabilimento esterno alla cava debbano essere considerati "rifiuti di estrazione" esclusi dalla disciplina generale sui rifiuti oppure normali rifiuti soggetti alle regole ordinarie (con conseguente possibile integrazione del reato di discarica abusiva per deposito nella discarica autorizzata solo per scarti di cava). Il Tribunale del riesame aveva ritenuto tali residui come rifiuti di estrazione; il PM ha impugnato tale interpretazione.
La decisione
La Corte (sezione competente) ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero ritenendolo fondato: ha censurato l'erronea interpretazione data dal Tribunale del riesame, stabilendo che l'esclusione dalla disciplina generale dei rifiuti per i "rifiuti di estrazione" prevista dal d.lgs.117/2008 (richiamata dall'art.185 d.lgs.152/2006) si applica solo quando i materiali restano nel ciclo produttivo dell'estrazione e riguardano trattamenti diretti ed esclusivi sulla risorsa minerale all'interno del sito estrattivo autorizzato. I residui derivanti da una successiva lavorazione (taglio/spacco) esterna alla cava costituiscono invece rifiuti soggetti alla disciplina generale e il Tribunale aveva quindi errato nel ritenere insussistente il fumus del reato. Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale del riesame per nuovo esame conformemente ai principi giuridici affermati.
Norme richiamate
D.Lgs. 152/2006 (Codice dell'ambiente), parte IV
art. 185, comma 2, lett. d) e art. 256, comma 3
L'art.185, comma 2, lett. d) rinvia alla disciplina speciale sui rifiuti di estrazione (D.Lgs.117/2008) per l'esclusione dalla parte IV: tale esclusione non declassa i materiali a "non rifiuti" ma sposta la loro gestione su una normativa speciale; l'art.256 comma 3 configura il reato di gestione illecita di discarica/ammasso per rifiuti non autorizzati e si applica qualora le materie non rientrino nella deroga dei rifiuti di estrazione.
D.Lgs. 117/2008 (attuazione Direttiva 2006/21/CE)
definizione di rifiuti di estrazione: "rifiuti \"derivanti dalle attività di prospezione o di ricerca, di estrazione, di trattamento e di ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave\""; art.1: "il presente decreto stabilisce le misure, le procedure e le azioni necessarie per prevenire o per ridurre il piu' possibile eventuali effetti negativi per l'ambiente..."; art.3 (definizione di trattamento e sito estrattivo)
Il d.lgs.117/2008 disciplina specificamente i rifiuti di estrazione e definisce il trattamento come quello diretto ed esclusivo sulla risorsa minerale all'interno del sito estrattivo perimetrato; la deroga alla normativa generale sui rifiuti si applica solo a quei residui che derivano direttamente dal ciclo estrattivo e restano nell'ambito del sito autorizzato.
D.Lgs. 231/2001 (Responsabilità amministrativa degli enti)
art. 25-undecies, comma 2, lett. b) n.3 e comma 6
La responsabilità dell'ente ai sensi del d.lgs.231/2001 puo’ derivare dalla commissione di reati ambientali presupposto (es. art.256 d.lgs.152/2006); pertanto l'accertamento del fumus del reato presupposto rileva anche per la responsabilità amministrativa dell'ente.
Legge Regionale Liguria n. 18/1999
art.22 comma 1 lett. a) (richiamata dalle parti)
La normativa regionale disciplina aspetti operativi e definizioni (es. "lavorazione primaria"), ma non può derogare alla legislazione statale in materia ambientale; la deroga regionale non può estendere la esclusione statale dei rifiuti di estrazione a lavorazioni secondarie esterne alla cava.
Massime di principio
- L'esclusione dalla disciplina generale dei rifiuti per i cosiddetti "rifiuti di estrazione" si applica solo quando i materiali derivano e restano nel ciclo produttivo dell'estrazione e riguardano trattamenti effettuati direttamente ed esclusivamente sulla risorsa minerale all'interno del sito estrattivo autorizzato.
- I residui derivanti da successive lavorazioni (es. taglio, spacco) effettuate fuori dal sito estrattivo o come fase produttiva diversa devono essere considerati rifiuti ai sensi della normativa generale sui rifiuti e la loro gestione (deposito, ammasso, discarica) richiede le relative autorizzazioni.
- La mera identità materiale del materiale (stesso tipo di roccia) non è sufficiente a renderlo "rifiuto di estrazione" se la provenienza e la fase di lavorazione lo collocano al di fuori del ciclo estrattivo autorizzato.
- Le normative regionali (es. L.R. Liguria) possono disciplinare aspetti tecnici locali ma non possono estendere la deroga statale; l'interpretazione della deroga statale prevale e va rispettata.
- In sede di misure cautelari (sequestro) occorre accertare con precisione la provenienza e la fase lavorativa che ha generato i residui: se emergono elementi che li collocano fuori dal ciclo estrattivo, sussiste il fumus del reato di discarica/ammasso non autorizzato.
- Per la responsabilità degli enti ai sensi del d.lgs.231/2001 è rilevante l'esistenza del reato presupposto; quindi l'accertamento della corretta qualificazione giuridica dei materiali incide direttamente sull'eventuale responsabilità amministrativa dell'ente.
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