Cassazione Penale, Sentenza n. 35654/2023 del 25/08/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Catania che, pur confermando le condanne per il reato di detenzione/cessione di stupefacenti (capo 3, art. 73 D.P.R. 309/1990), aveva assolto gli imputati dal reato associativo mafioso (capo 1, art. 416-bis c.p.). Il motivo principale del ricorso è il vizio di motivazione per travisamento e omissione di fatti probatori: secondo il ricorrente la Corte d'Appello non si è adeguatamente confrontata con la motivazione articolata del giudice di primo grado, ha omesso di valutare o ha travisato dichiarazioni di collaboratori e testi (in particolare le dichiarazioni di Osahghea Osay e di altri) e il contenuto delle intercettazioni e delle immagini acquisite, non fornendo la "motivazione rafforzata" richiesta quando l'appello riforma una sentenza di condanna in senso assolutorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale ritenendolo fondato. Ha ritenuto che la Corte d'Appello non abbia reso la motivazione puntuale e specifica dovuta quando riforma una sentenza di primo grado: ha omesso il necessario confronto con la motivazione del giudice di primo grado e non ha adeguatamente valutato elementi quali le dichiarazioni del collaboratore, le testimonianze, le intercettazioni e le immagini. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata in relazione al reato di cui all'art. 416-bis c.p. (capo 1) e la causa è rinviata alla Corte d'Appello di Catania per nuovo giudizio su tale capo. Le statuizioni relative al capo 3 (art. 73 D.P.R. 309/1990) non sono oggetto di annullamento in questo provvedimento.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Norma che configura l'associazione di tipo mafioso; nella fattispecie richiede valutazione di elementi idonei a dimostrare l'effettiva e stabile partecipazione degli imputati all'associazione, il loro ruolo e le modalità operative.
art. 73 D.P.R. 309/1990
Normativa sugli illeciti relativi a sostanze stupefacenti; nel procedimento le condanne relative a questo capo sono state confermate e non sono oggetto del ricorso in Cassazione qui esaminato.
art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.
Prevede la possibilità per il giudice d'appello di non disporre la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale; tuttavia, se l'appello riforma la decisione di primo grado, il giudice d'appello è comunque obbligato a fornire una "motivazione rafforzata" e il puntuale confronto con le ragioni della sentenza riformata.
Massime di principio
- Quando la Corte d'appello riforma una sentenza di condanna in senso assolutorio deve fornire una motivazione rafforzata e confrontarsi punto per punto con la motivazione del primo grado; l'omissione di tale confronto può determinare l'annullamento da parte della Cassazione.
- La critica del Procuratore (vizio per travisamento per omissione) è efficace se dimostra che la Corte d'appello ha ignorato o valutato superficialmente prove decisive quali dichiarazioni di collaboratori, testimonianze, intercettazioni e immagini.
- Per accertare l'associazione mafiosa ai sensi dell'art. 416-bis è necessario mostrare elementi concreti e specifici sul ruolo e l'inserimento stabile degli imputati: indicazioni generiche o meri collegamenti non sono sufficienti, ma l'appello che esclude la responsabilità deve spiegare perché le prove ritenute decisive in primo grado non reggono.
- Il pubblico ministero può ottenere l'annullamento della sentenza impugnata in presenza di motivazione carente dell'appello; in tal caso la Cassazione di norma dispone il rinvio per un nuovo giudizio di merito.
- La difesa in sede d'appello deve mettere in rilievo eventuali incoerenze probatorie e chiedere il confronto puntuale degli atti: la presenza di intercettazioni, immagini e profili social è frequentemente determinante e va correttamente valutata in motivazione.
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