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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22122/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della convalida del sequestro probatorio di un coltello da cucina per totale carenza di motivazione sulle finalita' probatorie; censura della conversione del sequestro da probatorio a preventivo; doglianza sulla presunta illogicita' della motivazione circa la necessita' del vincolo

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame potesse integrare la motivazione sintetica del decreto di convalida, considerando sufficiente l'indicazione della necessita' di accertare le caratteristiche concrete del coltello e la sussistenza del fumus commissi delicti. Ha confermato la legittimita' del mantenimento del vincolo ex art. 324, comma 7, c.p.p., prendendo in considerazione la previsione di confisca obbligatoria di cui all'art. 240, comma 2, c.p., e ha dichiarato infondate le censure sulla conversione in sequestro preventivo. Il ricorrente e' stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 4, legge 110/1975

    Indica la fattispecie penale relativa alle armi/strumenti attinenti al reato contestato; utilizzata per qualificare il tipo di illecito in relazione all'oggetto sequestrato.

  • art. 240, comma 2, cod. pen.

    Individua le cose soggette a confisca obbligatoria; la Corte lo ha richiamato per giustificare il divieto di restituzione dell'oggetto sequestrato.

  • art. 324, comma 7, cod. proc. pen.

    Prevede il divieto di restituzione delle cose soggette a confisca obbligatoria anche nel caso di sequestro probatorio; la Corte lo ha applicato per confermare il mantenimento del vincolo.

  • artt. 253 e 355, cod. proc. pen.

    Richiamati dalle doglianze in tema di motivazione e poteri del giudice del riesame; la Corte ha ritenuto che tali disposizioni non impediscono l'integrazione di una motivazione sintetica quando, per la natura del bene e la fattispecie, risultino chiare le finalita' probatorie.

  • art. 321, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla possibilità di mantenere il vincolo quando sussistono i presupposti della confisca obbligatoria; la Corte ha ritenuto legittima la conferma del sequestro richiamando tale disciplina.

  • art. 262, cod. proc. pen.

    Citato dalla difesa in ordine ai criteri di motivazione logica; la Corte ha valutato che la motivazione del decreto non era manifestamente illogica essendo collegata alla necessita' di accertare le caratteristiche dell'oggetto.

  • art. 6, legge 152/1975

    Richiamato dal Tribunale come ulteriore fondamento normativo per il sequestro/confisca; posto a sostegno della possibilita' di non restituire l'oggetto sequestrato.

Massime di principio

  • Se e' sequestrato il corpo del reato il decreto di convalida deve indicare, anche sinteticamente, la finalita' probatoria perseguita e la relazione dell'oggetto con il fatto contestato.
  • Il giudice del riesame puo' integrare una motivazione concisa del provvedimento del pubblico ministero quando la natura del bene e il quadro indiziario consentono di comprendere la necessita' degli accertamenti.
  • La mancata esplicitazione molto dettagliata delle finalita' non determina automaticamente l'illegittimita' del sequestro: e' necessario valutare se la motivazione, pur sintetica, consenta di comprendere la finalita' probatoria e la connessione col reato.
  • La non restituzione della cosa sequestrata e la conversione apparente in sequestro preventivo sono legittime se l'oggetto e' soggetto a confisca obbligatoria ai sensi dell'art. 240 c.p. e opera il divieto previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p.
  • In sede di impugnazione e' efficace una censura sulla motivazione solo se dimostra concretamente l'insufficienza logica o l'assenza di nesso tra l'oggetto e la fattispecie contestata; censure generiche sulla brevità della motivazione sono spesso infondate.

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