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Sentenza

Sentenza n. 3816/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202500680

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Determina comunale di accertamento dell’inottemperanza all’ordinanza di demolizione, immissione in possesso e acquisizione gratuita al patrimonio comunale dei manufatti abusivi e dell’area catastale indicata

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il giudizio concerneva l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale di tre fabbricati abusivi, della relativa area di sedime e dell’ulteriore area necessaria alla realizzazione di opere analoghe, conseguente alla mancata ottemperanza all’ordinanza di demolizione. In primo grado il ricorrente aveva dedotto l’omessa specifica individuazione dell’area acquisita e la mancata comunicazione di avvio del procedimento acquisitivo; il TAR aveva respinto il ricorso, ritenendo l’acquisizione un effetto dovuto, dichiarativo e sanzionatorio dell’inottemperanza, nonché ritenendo sufficiente l’individuazione catastale dei beni. In appello sono stati dedotti due motivi, esaminati congiuntamente: travisamento dei fatti, contraddittorietà e difetto di motivazione, poiché la determina avrebbe disposto immediatamente l’acquisizione dell’intera particella catastale di 3.390 mq, anziché limitarsi all’area di sedime e all’eventuale area ulteriore nei limiti di legge; violazione e falsa applicazione dell’art. 31 d.P.R. 380/2001 e dell’art. 15 l.r. Lazio 15/2008, per il superamento del limite massimo di dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita. L’appellante ha evidenziato che i manufatti avevano superficie complessiva di 201,06 mq, sicché il limite massimo sarebbe stato di 2.010,60 mq, inferiore ai 3.390 mq dell’intera particella acquisita.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e, per l’effetto, il ricorso di primo grado nei limiti indicati in motivazione. Ha rilevato che la determina comunale disponeva testualmente l’acquisizione dell’intera particella catastale di 3.390 mq, senza rinviare a un successivo atto per l’individuazione dell’area ulteriore. Tale acquisizione eccedeva il limite previsto dall’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001, secondo cui l’area acquisita non può superare dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita. L’art. 15, comma 2, l.r. Lazio 15/2008 non deroga a tale limite, poiché la disciplina statale costituisce normativa di principio. L’atto è stato quindi annullato soltanto nella parte relativa all’acquisizione di un’area superiore al limite decuplicato. Il Collegio ha precisato che l’effetto traslativo si produce ipso iure per l’inottemperanza all’ordine di demolizione e che il provvedimento comunale ha natura dichiarativa e non discrezionale; tuttavia, l’amministrazione deve indicare nella motivazione gli elementi fattuali, le basi di calcolo e i criteri utilizzati per determinare l’estensione dell’area acquisita. Il Comune è stato condannato alla rifusione delle spese del doppio grado, liquidate in euro 7.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita

    La disposizione pone un limite massimo inderogabile all’estensione dell’area acquisibile gratuitamente al patrimonio comunale; l’acquisizione non può eccedere il decuplo della complessiva superficie utile abusivamente costruita.

  • art. 15, comma 2, l.r. Lazio 15/2008

    se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di cui al comma I°, l’opera e l’area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive, sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del Comune

    La norma regionale disciplina l’acquisizione dell’opera, dell’area di sedime e dell’area necessaria alla realizzazione di opere analoghe, ma non deroga al limite quantitativo massimo stabilito dalla disciplina statale.

  • art. 3, comma 3, d.P.R. 380/2001

    È richiamato nel motivo d’appello in relazione al criterio della superficie utile abusivamente costruita quale parametro per il calcolo del limite dell’area acquisibile.

Massime di principio

  • L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale prevista in caso di inottemperanza all’ordine di demolizione si produce ipso iure quale effetto automatico della mancata demolizione entro il termine di legge; il successivo provvedimento comunale ha natura dichiarativa e non comporta esercizio di discrezionalità amministrativa.
  • L’area acquisibile gratuitamente, comprensiva dell’area di sedime e dell’eventuale area necessaria alla realizzazione di opere analoghe, non può comunque superare dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita, ai sensi dell’art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001.
  • La disciplina regionale che prevede l’acquisizione dell’area necessaria alla realizzazione di opere analoghe non può derogare al limite quantitativo massimo fissato dalla normativa statale di principio.
  • Il provvedimento di acquisizione deve indicare gli elementi di fatto, le basi di calcolo e i criteri di computo utilizzati per determinare l’estensione dell’area acquisita; l’individuazione dell’intera particella catastale è illegittima se comporta il superamento del limite decuplicato.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiPrincipio di legalità e tipicitàDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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