Sentenza del 04/03/2016 n. 4357 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle entrate ha impugnato la sentenza della CTR Lombardia, sostenendo che il condono previsto dalla legge n. 289 del 2002, art. 9-bis, non si perfezionasse quando il contribuente avesse versato soltanto le prime due rate e omesso quelle successive. L'Agenzia ha inoltre contestato l'assimilazione operata dalla CTR tra l'art. 9-bis e gli artt. 8 e 9 della medesima legge, poiché questi ultimi prevedevano espressamente gli effetti del mancato pagamento delle rate, mentre l'art. 9-bis non conteneva una previsione analoga. La Corte ha tuttavia deciso sulla base di una ragione pregiudiziale: la disciplina dell'art. 9-bis, nella parte relativa all'IVA e alla rinuncia alle sanzioni, è incompatibile con il diritto dell'Unione europea.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate, cassato la sentenza della CTR e deciso la causa nel merito rigettando il ricorso introduttivo del contribuente. Ha ritenuto che l'art. 9-bis della legge n. 289 del 2002 dovesse essere disapplicato, limitatamente all'IVA, perché comportava una rinuncia generale alla riscossione delle sanzioni connesse all'omesso o tardivo versamento, in contrasto con il diritto unionale e con la giurisprudenza della Corte di giustizia. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in 2.000 euro oltre accessori e somme prenotate a debito; le spese dei gradi di merito sono state compensate.
Norme richiamate
Legge 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9-bis
La disposizione consentiva la definizione agevolata mediante il pagamento di somme dovute, con effetti anche sulle sanzioni relative all'omesso o tardivo versamento.
La Corte ha ritenuto che, per la parte riguardante l'IVA e la rinuncia alle relative sanzioni, la norma dovesse essere disapplicata perché incompatibile con il diritto dell'Unione europea. La questione della rilevanza del pagamento parziale delle rate è quindi rimasta assorbita dalla disapplicazione della norma.
Legge 27 dicembre 2002, n. 289, artt. 8 e 9
La CTR aveva richiamato tali disposizioni come discipline analoghe nelle quali il mancato pagamento delle rate non escludeva espressamente l'efficacia della definizione.
La Cassazione non ha accolto l'assimilazione tra queste disposizioni e l'art. 9-bis, anche perché la decisione è stata fondata principalmente sul contrasto della disciplina IVA con il diritto unionale.
D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 13
Sanzioni per omesso o tardivo versamento dei tributi.
Le sanzioni previste dalla norma non possono essere definitivamente cancellate, nel settore IVA, mediante una misura nazionale di condono generale o indiscriminata incompatibile con il diritto dell'Unione.
Sesta direttiva IVA 77/388/CEE, artt. 2 e 22
Obblighi degli Stati membri in materia di imposizione e riscossione dell'IVA.
Le norme impongono agli Stati membri di garantire l'accertamento e la riscossione effettiva dell'IVA; sono incompatibili con tali obblighi rinunce generali o indiscriminate all'accertamento, alla riscossione dell'imposta o delle sanzioni.
Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Ricorso per cassazione per violazione o falsa applicazione di norme di diritto.
È stato il fondamento processuale del motivo con cui l'Agenzia ha denunciato l'errata interpretazione dell'art. 9-bis della legge n. 289 del 2002.
Art. 384, comma 2, c.p.c.
Decisione nel merito quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto.
La Corte, dopo aver cassato la sentenza impugnata, ha potuto decidere direttamente la controversia rigettando il ricorso originario del contribuente.
Sentenza Corte di giustizia CE 17 luglio 2008, causa C-132/06
La Corte di giustizia ha ritenuto incompatibili con il diritto unionale le misure italiane di rinuncia generale e indiscriminata all'accertamento dell'IVA.
La Cassazione ha attribuito alla pronuncia una portata generale, estendendone i principi anche alle misure che comportano la rinuncia alle sanzioni IVA.
Massime di principio
- In materia di IVA, i condoni o le definizioni agevolate che comportano una rinuncia generale o indiscriminata all'accertamento, alla riscossione dell'imposta o alle sanzioni possono essere disapplicati dal giudice nazionale per contrasto con il diritto dell'Unione europea.
- Quando una norma nazionale è incompatibile con una disposizione unionale direttamente applicabile o con principi vincolanti interpretati dalla Corte di giustizia, il giudice deve disapplicarla anche d'ufficio e in qualsiasi fase del processo.
- La questione del pagamento integrale o parziale delle rate di un condono può diventare irrilevante se la stessa disciplina agevolativa è radicalmente inapplicabile, limitatamente all'IVA, per contrasto con il diritto unionale.
- Le regole previste per una specifica forma di definizione agevolata non possono essere automaticamente estese per analogia ad altre forme di condono: occorre verificare il testo e la struttura della singola disposizione.
- Le sanzioni IVA svolgono anche una funzione dissuasiva e repressiva; pertanto, la loro cancellazione generalizzata può compromettere l'effettività del sistema comune dell'IVA.
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