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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39997/2024 del 30/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Siracusa che confermava il sequestro preventivo disposto dal GIP. I motivi dedotti erano: 1) incompetenza per territorio, con la critica all'applicazione delle norme suppletive (art. 9 c.p.p.) e la richiesta che la competenza fosse radicata altrove (Tribunale di Ragusa o Palermo) in quanto il profitto sarebbe conseguito dove ha sede la cooperativa beneficiaria dei crediti d'imposta; 2) carenza del fumus commissi delicti in relazione alla truffa consumata (capo a): si contestava la presunta fittizietà del frazionamento e la mancanza dell'elemento soggettivo, con la tesi che il frazionamento fosse stato fatto da precedenti proprietari e/o per esigenze catastali e fosse anteriore al Superbonus; 3) analoga censura sul fumus del reato relativo all'immobile di Scoglitti (capo b), con osservazione che il frazionamento risultava attestato da notaio e funzionario dell'Agenzia del territorio; 4) insufficiente motivazione sul periculum in mora e sul rischio di dispersione dei beni sottoposti a sequestro, sostenendo che, al più, il profitto sarebbe costituito da crediti d'imposta eccedenti e non dagli immobili stessi.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Sul primo motivo (competenza territoriale) ha ritenuto manifestamente infondato che il Tribunale di Siracusa fosse competente: il giudice di merito ha correttamente applicato l'art. 16 c.p.p. (reato piu grave che attrae) e i criteri sussidiari dell'art. 9 c.p.p., avendo considerato la connessione dei reati, il luogo di residenza degli indagati (Noto) e le modalità remote di ottenimento del beneficio fiscale (caricamento domanda e riconoscimento nel cassetto fiscale). Sul secondo e terzo motivo (fumus commissi delicti) i motivi sono ritenuti aspecifici e dunque inammissibili: il Tribunale del riesame aveva motivato la fittizietà del frazionamento con plurime circostanze (stesso tecnico per frazionamenti distanti nel tempo, dichiarazioni dei venditori di non avere conferito incarichi, sproporzione tra subalterni dichiarati e unità effettivamente realizzate, fittizia costituzione di condomìni), nonché la rilevanza dell'elemento soggettivo anche alla luce di agevolazioni fiscali preesistenti (Ecobonus/Sismabonus). Sul quarto motivo (periculum in mora) il Collegio ha ritenuto infondata la critica: la condotta fraudolenta inquina l'intera procedura, sicché l'intero credito di imposta deve considerarsi illecito e l'immobile sequestrato come profitto illecito, oltre che esistere fondato rischio di dispersione. Conseguentemente i ricorsi sono inammissibili; i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ciascuno al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 9 cod. proc. pen.

    Regola i criteri sussidiari di determinazione della competenza per territorio; nel caso è stata utilizzata dal Tribunale per radicare la competenza nel circondario di Siracusa (residenza degli indagati e modalità di ottenimento del beneficio fiscale).

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Stabilisce che, in caso di connessione, la competenza è determinata dal reato più grave che attrae gli altri; applicato per attribuire la competenza al Tribunale dove si è consumata la truffa ritenuta più grave.

  • art. 119, comma 10 del D.L. "Decreto rilancio" (D.L. n. 34/2020)

    Richiamato per spiegare che se il richiedente del beneficio è un condominio non opera il limite di due unità immobiliari pro capite; la fittizietà dei condomìni ha consentito di superare tale limite e ottenere benefici maggiori.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Norma procedurale che consente il trattamento dei ricorsi con contraddittorio scritto; richiamata come regola procedurale seguita nel procedimento.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'effetto dell'inammissibilità dei ricorsi e la condanna alle spese processuali; applicato per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese e alla somma per la Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Sulla competenza territoriale: quando vi è connessione fra reati prevale il criterio del reato piu grave (art. 16 c.p.p.) e, se necessario, si ricorre ai criteri sussidiari dell'art. 9 c.p.p.; la residenza degli indagati e il luogo materiale o telematico di ottenimento del profitto fiscale possono radicare la competenza.
  • Sul fumus commissi delicti e sull'istruttoria: in sede di riesame e di cassazione sono inammissibili censure generiche e non specificamente confrontate con la motivazione del giudice; il ricorrente deve indicare punti precisi di incongruenza o illogicità nella valutazione probatoria per ottenere il riesame della decisione.
  • Sull'illiceità del profitto fiscale: se l'intera procedura che ha portato all'ottenimento del credito fiscale è viziata da artifici fraudolenti, l'intero credito può essere considerato profitto illecito, non solo la parte eccedente, rendendo legittimo il sequestro dell'immobile che costituisce il vantaggio economico.
  • Sul periculum in mora nei sequestri cautelari reali: il giudice può motivare in modo più succinto quando le doglianze in sede di impugnazione sono generiche; il rischio di dispersione tramite alienazioni, anche se poste a titolo oneroso, può giustificare il sequestro se si ritiene che renderebbero inefficace l'azione di recupero del profitto.
  • Sul rito di cassazione: i motivi devono essere specifici e ben collegati alla decisione impugnata; la semplice riproposizione delle argomentazioni già esaminate e respinte dal giudice di merito comporta l'inammissibilità.

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