Cassazione Penale, Sentenza n. 32190/2025 del 29/09/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato il riesame contro il decreto di sequestro preventivo relativo all'immobile in Battipaglia, via Belvedere n.18. A De Sio è contestato, in concorso con Roberto De Sio, di avere ottenuto il permesso di costruire n.140/2021 (rilasciato l'8/11/2021) per demolizione e ricostruzione con aumento di volumetria facendo riferimento al Piano di Recupero ex L. n.219/1981 ormai decennalmente scaduto; il titolo edilizio sarebbe illegittimo perché fondato su previsioni del piano di recupero decadute (art.17 L. n.1150/1942) e perché l'intervento è stato classificato come "manutenzione straordinaria" mentre, per il d.P.R. n.380/2001, demolizione e ricostruzione con aumento volumetrico non rientrano in quella categoria ma quantomeno in una ristrutturazione o nuova costruzione, non assentibile nella zona urbanistica B1
La decisione
La Corte dichiara il ricorso per cassazione inammissibile perché il ricorso investe l'interpretazione di atti amministrativi (contenuto del Piano di recupero) che costituiscono valutazione di fatto e rientrano nei limiti dell'art.325 c.p.p. (i ricorsi contro provvedimenti cautelari reali sono ammessi solo per violazione di legge o per motivazione del tutto mancante o apparente). La motivazione del Tribunale di Salerno è ritenuta adeguata e ancorata a giurisprudenza amministrativa e di questa Corte; pertanto il ricorso non supera i limiti di ammissibilità. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria nella misura indicata nel dispositivo
Norme richiamate
art. 110 cod. pen.
Norma richiamata nella contestazione penale per il concorso di persone nel reato
art. 81, comma finale cod. pen.
Richiamato per la disciplina delle circostanze aggravanti/concorsuali nell'ipotesi contestata
art. 44, comma 1, lett. b), d.P.R. n. 380/2001
Norma richiamata per la classificazione degli interventi edilizi (distinzione fra manutenzione straordinaria, ristrutturazione, nuova costruzione) rilevante per valutare se l'intervento fosse assentibile
art. 17, L. n. 1150/1942
"decorso il termine stabilito per l'esecuzione del piano particolareggiato, questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l'obbligo di osservare, nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso"
La Corte e la giurisprudenza amministrativa interpretano che, alla scadenza del piano attuativo, rimangono efficaci le prescrizioni di zona e gli allineamenti, mentre le sole disposizioni espropriative perdono efficacia; tale principio è stato utilizzato per ritenere illegittimo il permesso fondato su un piano di recupero scaduto
L. n. 457/1978, artt. 27 e 28
Norme richiamate nel ricorso per profili urbanistici/edilizi (menzionate ma non al centro della decisione della Corte)
art. 1 e 2 del Piano di Recupero ex L. n.219/1981 (Piano comunale di Battipaglia)
Disposizioni del piano comunale oggetto di interpretazione: i difensori sostengono che le prescrizioni di zona previste dal Piano sopravvivono alla scadenza, questione rimessa alla valutazione di fatto che il giudice di merito deve svolgere
art. 325 cod. proc. pen.
Limite di ammissibilità del ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali: ammesso solo per violazione di legge o per motivazione inesistente/meramente apparente; le questioni di fatto e l'interpretazione di atti amministrativi rientrano nella valutazione di merito e non sono rimediabili in cassazione
art. 616 cod. proc. pen.
Disciplina della condanna alle spese e delle eventuali sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità del ricorso
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è ammissibile solo per violazione di legge o per motivazione del provvedimento del tutto mancante o apparente; le questioni che implicano valutazioni di fatto o l'interpretazione di atti amministrativi (es. piani urbanistici) sono in genere inammissibili
- Se il motivo di impugnazione riguarda l'interpretazione o la legittimità di un atto amministrativo (piano urbanistico, piano particolareggiato/di recupero), la via corretta per ottenere tutela è normalmente il giudice amministrativo o la rinnovata contestazione nel merito davanti al giudice del riesame, non la Corte di Cassazione salvo palesi vizi di legge
- Per i provvedimenti che autorizzano demolizione/ricostruzione con incremento volumetrico, è cruciale la corretta qualificazione dell'intervento (manutenzione straordinaria vs ristrutturazione o nuova costruzione) secondo il d.P.R. n.380/2001 e la compatibilità con le prescrizioni di zona; contestazioni su tale qualificazione costituiscono valutazioni di fatto
- Per opporsi efficacemente a un sequestro preventivo basato su illegittimità di un titolo edilizio, occorre far emergere o la palese illegittimità formale del provvedimento amministrativo (vizi insanabili di legittimità) o la mancanza del fumus del reato; semplici diversità interpretative del piano urbanistico difficilmente bastano in sede di cassazione
- La giurisprudenza amministrativa considera spesso "ultrattive" le prescrizioni dei piani attuativi scaduti (art.17 L.1150/1942) per le prescrizioni di zona; chi contesta un titolo edilizio basato su un piano scaduto deve quindi affrontare anche questa giurisprudenza consolidata
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