Salta al contenuto
Sentenza

Sentenza del 17/05/2019 n. 13364 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguardava un avviso di accertamento ICI relativo all'anno 2005, concernente due terreni situati nel Comune di Molfetta e qualificati come aree edificabili. La contribuente contestava, tra l'altro, l'eccessività del valore venale attribuito dal Comune, sostenendo che i vincoli urbanistici, le limitazioni all'edificazione, la destinazione a servizi e verde pubblico, le fasce di rispetto e lo stato di attuazione degli strumenti urbanistici riducessero il valore effettivo dei terreni. Il Comune sosteneva invece che la CTR avesse esaminato una questione nuova, deciso oltre i limiti della domanda e ridotto arbitrariamente la base imponibile senza adeguata prova.

La decisione

La Commissione Tributaria Provinciale aveva respinto il ricorso della contribuente. La Commissione Tributaria Regionale aveva invece accolto parzialmente l'appello, confermando la qualificazione dei terreni come edificabili ma riducendone il valore venale a 70 euro al metro quadrato per la particella di 62 mq e a 120 euro al metro quadrato per la particella di circa 6.108 mq, considerando i vincoli e le limitazioni urbanistiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune: ha ritenuto che la questione del valore venale fosse stata introdotta già nel primo grado, che la CTR potesse determinare direttamente la corretta misura della pretesa fiscale e che la valutazione dei valori di stima fosse un accertamento di fatto non censurabile in Cassazione nei termini prospettati. Il Comune è stato condannato al pagamento di 2.100 euro per compensi, oltre rimborso forfettario e accessori, nonché dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 57

    Vieta, nel giudizio tributario d'appello, la proposizione di domande ed eccezioni nuove. La Corte ha ritenuto che la contestazione del valore venale non fosse nuova, poiché già prospettata nel ricorso introduttivo.

  • Art. 112 c.p.c.

    Impone al giudice di pronunciarsi nei limiti della domanda. La CTR non ha violato tale principio perché la rideterminazione del valore costituiva una decisione di merito coerente con la domanda di annullamento dell'accertamento.

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 62

    Disciplina il ricorso per Cassazione contro le sentenze tributarie. Nel caso concreto, le censure del Comune non hanno evidenziato violazioni di legge rilevanti o vizi motivazionali ammissibili.

  • D.Lgs. n. 504/1992, art. 2, lett. b)

    Rileva ai fini della nozione di area fabbricabile per l'ICI. La qualificazione edificabile può permanere anche in presenza di vincoli, ma tali vincoli incidono sulla concreta potenzialità edificatoria e quindi sul valore venale.

  • D.Lgs. n. 446/1997, art. 59, comma 1, lett. g)

    Riguarda i criteri di determinazione del valore delle aree fabbricabili ai fini dell'imposizione comunale. Il valore deve riflettere il valore venale effettivo, tenendo conto delle caratteristiche urbanistiche concrete.

  • Art. 2697 c.c.

    Stabilisce l'onere della prova. La censura del Comune è stata ritenuta inammissibile perché mirava sostanzialmente a contestare la stima effettuata dalla CTR, non a dimostrare una specifica violazione delle regole sull'onere probatorio.

  • Art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5

    Consente di denunciare l'omesso esame di un fatto decisivo discusso tra le parti, entro limiti ristretti. La Corte ha escluso tale vizio perché la CTR aveva esaminato anche la volumetria edificabile e il certificato urbanistico.

  • D.P.R. n. 115/2002, art. 13, commi 1-bis e 1-quater

    Prevede il pagamento dell'ulteriore contributo unificato quando il ricorso per Cassazione è respinto o dichiarato inammissibile.

Massime di principio

  • La qualificazione urbanistica di un terreno come edificabile non determina automaticamente un valore venale elevato o pieno: il valore deve essere ridotto quando vincoli, destinazioni pubbliche, fasce di rispetto, ridotte dimensioni o difficoltà attuative limitano concretamente lo ius aedificandi.
  • Nel processo tributario il giudice non deve necessariamente limitarsi ad annullare l'avviso: se il vizio riguarda la misura sostanziale della pretesa, può rideterminare direttamente la base imponibile entro i limiti della domanda.
  • La contestazione del valore venale deve essere formulata già nel ricorso introduttivo; se viene introdotta soltanto in appello può essere considerata domanda o eccezione nuova e quindi inammissibile.
  • Il valore di un'area edificabile va valutato con riferimento allo specifico periodo d'imposta e alle condizioni urbanistiche e di mercato esistenti in quel momento, non soltanto sulla base della formale inclusione nel piano regolatore.
  • In Cassazione non è normalmente possibile sostituire la valutazione economica compiuta dal giudice di merito con una diversa stima: occorre dimostrare una concreta violazione di legge o l'omesso esame di un fatto decisivo.
  • Certificati urbanistici, norme tecniche di attuazione, vincoli, destinazioni d'uso, volumetria effettivamente utilizzabile e stato di attuazione del comparto sono elementi probatori rilevanti per contestare il valore attribuito dall'amministrazione.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza tributaria, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.