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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9160/2025 del 05/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva annullato l'ordinanza del GIP che aveva applicato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per i reati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata e lesioni in concorso. Il ricorso denunciava vizi per violazione di legge (in relazione all'art. 337 c.p.), travisamento della prova e difetto di motivazione: il ricorrente sosteneva che il Collegio del riesame si era basato sulla sola, parziale, visione delle riprese video omettendo di valutare altri elementi (annotazione di polizia giudiziaria, fotografie che ritraevano pietre e oggetti lanciati) e non avrebbe contestualizzato la condotta individuale nei termini della complessiva azione di resistenza dei manifestanti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il Tribunale per il riesame, dopo aver più volte visionato le riprese (durata dell'evento circa 1 minuto e 20 secondi) e aver riportato le dichiarazioni degli indagati, ha adeguatamente motivato la decisione di annullamento dell'ordinanza genetica. Dalle immagini è emerso che i ricorrenti non hanno posto in essere comportamenti violenti o minacciosi idonei a costituire coazione morale o minaccia indiretta: Ercolano e Della Ragione agitavano aste di plastica leggere e non lesive; Oropallo era dietro uno striscione con una spinta indotta dalla 'calca'; Bruno teneva uno striscione appallottolato cercando di coprire la visuale di un agente. Le lesioni agli agenti sono state ricondotte alla compressione della folla e non attribuite a condotte specifiche dei singoli indagati; inoltre le pietre sequestrate non risultano, dalle riprese, lanciate dai ricorrenti. Per queste ragioni la censura del pubblico ministero è stata ritenuta infondata e il ricorso inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    È richiamata dal ricorrente come norma di riferimento nella censura di violazione di legge; dalla motivazione della Corte emerge che la questione non è stata ritenuta risolutiva perché il riesame ha fondato la decisione sulla valutazione diretta delle riprese e sulla contestualizzazione dei comportamenti individuali, escludendo la capacità offensiva delle condotte contestate.

Massime di principio

  • Per l'applicazione di misure cautelari è necessario che sussistano gravi indizi di colpevolezza individuali: prove generiche o elementi non collegati in modo chiaro al singolo indagato possono essere insufficienti.
  • La valutazione delle condotte in contesti di folla richiede la contestualizzazione dell'atto individuale nella dinamica complessiva: spinta dovuta alla 'calca' o contatti brevi e non lesivi possono non integrare la fattispecie di resistenza o lesioni se non è dimostrata la responsabilità diretta.
  • Le riprese video, se chiaramente acquisite e visionate più volte, possono costituire base probatoria idonea per escludere la violenza o l'offensività delle condotte imputate, purché la valutazione sia motivata.
  • La semplice presenza di oggetti pericolosi o di pietre sul luogo non è di per sé sufficiente a fondare l'accusa contro specifici individui se non è provato che quegli oggetti siano stati effettivamente utilizzati da loro.
  • In sede di impugnazione delle misure cautelari è cruciale che il ricorso muova censure concrete sulla motivazione e sulla valutazione probatoria: lamentele generiche senza mostrare il travisamento dell'evidenza filmica rischiano l'inammissibilità.

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