Cassazione Penale, Sentenza n. 16450/2025 del 30/04/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Bologna che aveva confermato la condanna: Caldaras per i reati di cui agli artt. 337 (Capo A) e 640 c.p. (Capo B) unificati per continuazione; Cirpaci per il reato di cui all'art. 640 c.p. Hanno dedotto tre motivi: (i) carenza e manifesta illogicità della motivazione sulla responsabilità, con eccessivo affidamento sulle dichiarazioni della persona offesa senza vaglio di attendibilità; (ii) carenza e illogicità della motivazione in ordine al diniego delle circostanze attenuanti generiche e alla mancata esclusione della recidiva per Caldaras; (iii) sproporzione del trattamento sanzionatorio rispetto al disvalore dei fatti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo per generico dissenso. Ha ritenuto il secondo motivo parzialmente fondato limitatamente alla valutazione della recidiva di Caldaras: la Corte territoriale non ha adeguatamente motivato la configurabilità della recidiva secondo i criteri di legge, per cui la sentenza è stata annullata solo quanto alla recidiva e rinviata per nuovo giudizio su quel punto ad altra Sezione della Corte d'appello di Bologna; il resto del ricorso di Caldaras è stato dichiarato inammissibile. Il ricorso di Cirpaci è stato dichiarato inammissibile; Cirpaci è condannato al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma del codice penale relativa a uno dei capi di imputazione per i quali Caldaras è stata condannata; la questione processuale non ha inciso sulla valutazione di questo capo, che è stato confermato in appello e non annullato in Cassazione.
Articolo relativo alla truffa, reato per il quale entrambi sono stati imputati/condannati: la Corte ha confermato le decisioni di merito eccetto la specifica questione della recidiva per Caldaras.
Norma sulla recidiva: la Corte ricorda che, ove la recidiva sia contestata, il giudice deve valutare concretamente se la reiterazione del reato sia indicativa di una perdurante inclinazione al delitto, tenendo conto di vari parametri (natura dei reati, omogeneità, distanza temporale, occasionalità, ecc.). La Corte di merito non ha applicato correttamente tale principio quanto alla posizione di Caldaras.
Criteri per la determinazione delle circostanze attenuanti/generiche: la Corte ha richiamato che il giudice può basarsi anche su un solo elemento rilevante (es. precedenti penali) per escludere le attenuanti generiche; la motivazione del diniego è stata ritenuta adeguata sul punto.
Massime di principio
- Un motivo di ricorso che esprime solo dissenso generico rispetto alla valutazione di merito è inammissibile in Cassazione; è necessario indicare un preciso vizio di legittimità o di motivazione.
- La recidiva, se contestata, non può essere accertata in modo meramente formale: il giudice deve valutare concretamente la relazione tra le pregresse condanne e il fatto per cui si procede (natura, omogeneità, distanza temporale, occasionalità, grado di offensività) e motivare in base ai criteri dell'art. 133 c.p.; carenze in tale motivazione possono comportare annullamento con rinvio.
- Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere adeguatamente motivato anche richiamando un solo elemento significativo (ad es. precedenti penali) se ritenuto prevalente dal giudice; la mera richiesta di concessione senza contestare la motivazione specifica è spesso generica e infondata.
- I censure sul trattamento sanzionatorio che si limitano a esprimere giudizio di sproporzione senza indicare vizi di legittimità o errori di calcolo/criterio sono inammissibili in Cassazione.
- Se la Cassazione accerta un vizio limitato (es. sulla recidiva) può annullare la sentenza solo su quel punto e disporre il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione, lasciando confermate le altre statuizioni se non viziabili.
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