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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48103/2023 del 04/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Isernia che aveva dichiarato l'imputato colpevole del reato di cui all'art. 495 c.p. per avere declinato false generalità, deducendo violazione di legge: in particolare contestava la concessione delle circostanze attenuanti generiche senza adeguata motivazione; inoltre ha chiesto l'annullamento senza rinvio sostenendo l'incertezza sull'identità dell'imputato (avendo l'imputato fornito false generalità).

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del pubblico ministero. Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale, pur sintetica, fosse conforme perché le circostanze attenuanti generiche possono ritenersi implicitamente valutate nell'ambito della motivazione complessiva del trattamento sanzionatorio. Quanto all'identificazione, la Corte ha escluso l'incertezza perché l'imputato non era identificato solo dalle false generalità ma anche mediante il Codice Univoco di Identificazione (CUI 04EYV1Z) collegato a rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici secondo l'art. 349 c.p.p.; perciò non sussisteva motivo per annullare la sentenza senza rinvio. Di conseguenza il ricorso del Procuratore Generale è stato dichiarato inammissibile e la sentenza impugnata è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 495 cod. pen.

    La norma è stata applicata per integrare il reato consistente nella dichiarazione di false generalità agli ufficiali dell'Ufficio immigrazione; la Corte ha dato per pacifico che il fatto rientrasse in quella fattispecie.

  • art. 349 cod. proc. pen.

    Richiamato per sostenere che il "Codice Univoco di Identificazione" (CUI) è ricollegabile ai rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici previsti dalla norma, e quindi costituisce elemento idoneo a identificare univocamente l'imputato.

  • Sent. Sez. 1, n. 12624 del 12/02/2019 (Dulan)

    Giurisprudenza consolidata richiamata per affermare che la valutazione delle circostanze attenuanti (anche il loro diniego) può essere espressa in modo implicito purché adeguatamente motivato nel complessivo trattamento sanzionatorio.

  • Sent. Sez. 5, n. 32082 del 08/07/2014 (Pizzimenti)

    Precedente richiamato in tema di annullamento senza rinvio quando la sentenza sia stata pronunciata esclusivamente sulla base di false generalità e non sia possibile individuare l'autore del fatto; la Corte ha distinto il caso di specie da quel precedente perché qui esisteva il CUI e la identificazione fisica.

Massime di principio

  • La concessione delle circostanze attenuanti generiche può essere ritenuta adeguatamente motivata anche in modo implicito se la motivazione complessiva della pena è esaustiva e congrua.
  • La mera sinteticità della motivazione non determina automaticamente l'annullamento quando il giudice dimostra, nel complesso, la congruità del trattamento sanzionatorio.
  • Se l'imputato ha fornito false generalità, l'annullamento senza rinvio è necessario solo se non è possibile ricondurre la sentenza a una persona identificabile con altri mezzi; altrimenti la sentenza resta valida.
  • Il Codice Univoco di Identificazione (CUI), collegato a rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici ai sensi dell'art. 349 c.p.p., costituisce elemento idoneo a garantire l'identificazione univoca dell'imputato in giudizio.
  • Il pubblico ministero che impugna una decisione per carenza di motivazione deve mostrare concretamente l'insufficienza motivazionale nel punto controverso e non limitarsi a rilievi generici; viceversa il ricorso può essere dichiarato inammissibile.

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