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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27391/2024 del 10/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

richiesta di revoca/correzione della sentenza della Corte di cassazione del 20/02/2024 per presunto errore materiale o di fatto nel provvedimento; la sentenza impugnata aveva annullato senza rinvio la sentenza di appello ritenendo il reato di truffa estinto per remissione della querela. Si chiedeva quindi una rettifica della statuizione, presumibilmente per ritenere il ricorso dell'imputato inammissibile per tardività

La decisione

La Corte ha dichiarato "non luogo a provvedere": ha ritenuto inammissibile l'uso della procedura di correzione dell'errore materiale (art.130 c.p.p.) per correggere errori di fatto nelle sentenze della Corte di cassazione. Ha precisato che gli errori di fatto in sentenze di Cassazione sono rimediabili unicamente mediante l'art.625-bis c.p.p., che è l'unico rimedio e può essere esperito solo dal condannato e in suo favore; pertanto non è possibile modificare la statuizione che aveva annullato senza rinvio per estinzione del reato in modo da dichiarare l'inammissibilità del ricorso dell'imputato, poiché ciò avrebbe effetti negativi sulla posizione dell'imputato stesso. Richiesta respinta/dichiarata inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 130 cod. proc. pen.

    La Corte ha interpretato che la procedura di correzione dell'errore materiale prevista da questa norma non è ammessa per porre rimedio a errori di fatto contenuti in provvedimenti della Corte di cassazione

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che questa norma disciplini l'unico rimedio esperibile per l'eliminazione degli errori di fatto nelle decisioni della Cassazione; tale rimedio può essere esperito solo dal condannato e in suo favore, non in caso di proscioglimento o decisione favorevole all'imputato

  • Giurisprudenza citata (Sez. U, n. 16102 del 27/03/2002, Chiatellino; Sez. 6, n. 8337 del 27/01/2021, Solfaroli, Rv. 280971)

    Le pronunce richiamate confermano il principio secondo cui gli errori di fatto nelle sentenze della Corte di cassazione non possono essere corretti tramite l'art.130 c.p.p. ma richiedono l'intervento previsto dall'art.625-bis c.p.p.

Massime di principio

  • La procedura di correzione dell'errore materiale ex art.130 c.p.p. non può essere utilizzata per correggere errori di fatto nelle sentenze della Corte di cassazione
  • Gli errori di fatto nelle decisioni della Cassazione sono rimediabili esclusivamente mediante l'azione prevista dall'art.625-bis c.p.p.
  • L'azione di cui all'art.625-bis c.p.p. è esperibile solo dal condannato e unicamente in suo favore; non può essere utilizzata per peggiorare la posizione dell'imputato o intervenire in caso di proscioglimento
  • Non è ammissibile una modifica postuma della statuizione della Cassazione che arrechi effetti negativi sulla posizione dell'imputato (ad es. trasformare un annullamento per estinzione in una declaratoria di inammissibilità) qualora ciò non rientri nei rimedi espressamente previsti dalla legge
  • In pratiche simili, prima di proporre una richiesta di correzione o revoca di una sentenza di Cassazione, verificare se l'errore è di natura materiale (correggibile con art.130) o di fatto (rimediabile solo con art.625-bis) e la legittimazione soggettiva a proporre il rimedio

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