Sentenza n. 205/2026 - Roma, Sezione 5Q
Per la dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dal MAECI in ordine alla richiesta dell’8/9/2025 di un appuntamento per la formalizzazione dell’istanza di vistoper motivi di studio.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sulla richiesta dell’8 settembre 2025 di fissazione di un appuntamento per la formalizzazione dell’istanza di visto per motivi di studio
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadina straniera)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a., chiedendo l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dal MAECI e dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad sulla richiesta di fissazione di un appuntamento necessario a formalizzare la domanda di visto per motivi di studio. Ha dedotto, in sostanza, l’esistenza di un obbligo dell’autorità diplomatico-consolare di avviare e concludere il procedimento entro il termine previsto dalla normativa, lamentando che l’inerzia nella fissazione dell’appuntamento determinasse un arresto procedimentale e potesse precludere l’iscrizione al corso di studi prescelto.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la fissazione dell’appuntamento presso l’ambasciata, pur costituendo una fase preliminare alla formalizzazione della domanda di visto, sia parte integrante del procedimento amministrativo e non possa essere sottratta al sindacato del giudice amministrativo. La richiesta di appuntamento è stata qualificata come istanza in senso tecnico, idonea a far sorgere l’obbligo di provvedere in capo alla competente sede diplomatica. Il relativo periodo deve essere computato nel termine complessivo previsto per la conclusione del procedimento, che, ai sensi dell’art. 5, comma 8, d.P.R. 394/1999, non può superare novanta giorni. Il giudice ha quindi ordinato all’Ambasciata d’Italia a Islamabad di convocare la ricorrente con la massima sollecitudine e comunque entro quindici giorni dalla comunicazione della sentenza. Le spese di lite sono state compensate, salvo il rimborso del contributo unificato eventualmente versato, considerando il periodo non significativamente esteso tra la richiesta e il ricorso e le obiettive difficoltà organizzative dell’amministrazione.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l’azione contro il silenzio dell’amministrazione; il ricorso è stato utilizzato per far accertare l’illegittimità dell’inerzia dell’autorità diplomatico-consolare.
art. 5, comma 8, d.P.R. 394/1999
Il termine complessivo per la conclusione del procedimento relativo al visto non può superare novanta giorni; tale termine comprende anche la fase preliminare necessaria alla fissazione dell’appuntamento per formalizzare l’istanza.
Massime di principio
- La richiesta di fissazione di un appuntamento necessario alla formalizzazione di una domanda di visto costituisce un’istanza in senso tecnico ed è idonea a far sorgere l’obbligo di provvedere dell’autorità diplomatico-consolare competente.
- La fase di prenotazione o convocazione preliminare alla formalizzazione della domanda di visto è parte integrante del procedimento amministrativo e non può essere sottratta al sindacato del giudice amministrativo quando l’inerzia dell’amministrazione determini un arresto procedimentale.
- Il termine complessivo per la conclusione del procedimento relativo al visto comprende anche il tempo impiegato dall’amministrazione per fissare l’appuntamento necessario alla formalizzazione dell’istanza e, ai sensi dell’art. 5, comma 8, d.P.R. 394/1999, non può superare novanta giorni.
- Accertata l’illegittimità del silenzio, il giudice amministrativo può ordinare all’autorità diplomatico-consolare di procedere alla convocazione dell’interessato entro un termine determinato, senza sostituirsi all’amministrazione nella decisione sul rilascio del visto.
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