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Sentenza

Sentenza n. 687/2026 - Salerno, Sezione 2

per l'annullamento a - del provvedimento del Comune di Praiano prot. n. 5764 del 27.06.2025, notificato in data 30.06.2025, con il quale è stata rigettata la domanda di condono edilizio prot. n. 110/326 del 10.12.2004 relativa alla realizzazione di alcune opere abusive sul fabbricato sito in Praiano alla via G. Capriglione n. 79 (fl. 3 p.lla 181 sub 3); b - del provvedimento del Comune di Praiano prot. n. 1769 del 24.02.2025, notificato in data 03.03.2025, di comunicazione di preavviso di diniego della domanda di condono edilizio prot. n. 110/326 del 10.12.2004, ai sensi dell'art. 10 bis L. 241/1990; c - di tutti gli atti presupposti, ivi compresi, gli atti istruttori, collegati, connessi e conseguenziali, non conosciuti;

Giustizia amministrativa202501423

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di condono edilizio relativo alla trasformazione di un preesistente volume tecnico in residenza, nonché il precedente preavviso di diniego

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego comunale della domanda di condono presentata ai sensi dell'art. 32 d.l. n. 269/2003, convertito dalla l. n. 326/2003, riguardante la realizzazione di camere, bagni e corridoio all'interno di un preesistente volume tecnico, con mutamento di destinazione d'uso da volume tecnico a residenza. Con il primo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 2 e 3 l. n. 241/1990, del giusto procedimento e dell'art. 32 d.l. n. 269/2003, lamentando la mancata acquisizione preventiva del parere dell'autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico. Con il secondo motivo ha contestato la qualificazione dell'intervento come nuova costruzione, riconducibile alla tipologia 1 dell'allegato 1 al d.l. n. 269/2003, sostenendo che le opere avrebbero riguardato esclusivamente tramezzature interne, pavimentazioni e servizi igienici in un volume preesistente, senza modifiche dell'aspetto esteriore, e sarebbero pertanto riconducibili agli interventi minori delle tipologie 4 e 5, astrattamente condonabili in area vincolata. Con il terzo motivo ha dedotto l'insussistenza del contrasto con la disciplina urbanistica comunale, richiamando l'art. 32 delle NTA del PRG e la compatibilità della destinazione residenziale nell'area interessata. Ha inoltre dedotto, in varie articolazioni, difetto del presupposto, difetto di istruttoria e di motivazione, travisamento, arbitrarietà, perplessità e sviamento.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso, ritenendo legittimo il diniego di condono. Le censure sono state esaminate congiuntamente per la loro connessione. Il Collegio ha rilevato che la domanda riguardava la realizzazione di camere con bagni e corridoio in struttura di muratura portante e che l'intervento, comportando il mutamento di destinazione d'uso da volume tecnico a residenza, doveva essere qualificato come ristrutturazione edilizia o comunque intervento di maggiore consistenza, non come mero restauro, risanamento conservativo o manutenzione straordinaria. Il mutamento di destinazione d'uso, incidendo sul carico urbanistico e sulla tipologia funzionale del manufatto, non è riconducibile alla finalità conservativa degli interventi minori. Poiché l'immobile ricadeva in area sottoposta a vincolo paesaggistico, l'intervento, riconducibile alla tipologia 1 dell'allegato 1 al d.l. n. 269/2003 e comportante nuove superfici e nuova volumetria, non era suscettibile di sanatoria ai sensi dell'art. 32, comma 27, lett. d), del medesimo decreto, anche indipendentemente dalla conformità urbanistica dedotta dal ricorrente. Il giudice ha affermato che il terzo condono opera, nelle aree vincolate, esclusivamente per gli abusi minori delle tipologie 4, 5 e 6, purché ricorrano anche le ulteriori condizioni previste dalla legge, mentre non si applica agli abusi maggiori delle tipologie 1, 2 e 3. La doglianza relativa alla mancata acquisizione del parere paesaggistico è stata ritenuta priva di rilievo, poiché, in assenza dei presupposti sostanziali di sanabilità e in presenza di un abuso maggiore in area vincolata, la richiesta del parere sarebbe stata superflua. Le spese sono state compensate tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 32 d.l. n. 269/2003, convertito dalla l. n. 326/2003

    Sono suscettibili di sanatoria edilizia le tipologie di illecito di cui all'allegato 1 ... numeri da 1 a 3 ... nonché 4, 5 e 6 nell'ambito degli immobili soggetti a vincolo di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.

    Il terzo condono consente la sanatoria delle tipologie 1, 2 e 3 sull'intero territorio nazionale, mentre nelle aree vincolate ammette le tipologie 4, 5 e 6, nei limiti e alle condizioni previste dalla disciplina sui vincoli.

  • art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269/2003, convertito dalla l. n. 326/2003

    Le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora ... siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli ... a tutela ... dei beni ambientali e paesistici ... in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.

    In area vincolata sono insanabili, tra l'altro, gli interventi di maggiore consistenza; gli interventi minori sono condonabili soltanto se ricorrono le ulteriori condizioni stabilite dalla legge, tra cui la conformità urbanistica.

  • artt. 32 e 33 l. n. 47/1985

    Le disposizioni sono richiamate in combinato disposto con l'art. 32 d.l. n. 269/2003 per delimitare l'operatività del condono edilizio in presenza di vincoli di inedificabilità.

  • art. 3, comma 1, lett. c), d.P.R. n. 380/2001

    La qualificazione dell'intervento come restauro o risanamento conservativo non è stata ritenuta applicabile a un mutamento di destinazione d'uso che incide sulla tipologia funzionale e sul carico urbanistico dell'immobile.

  • artt. 2 e 3 l. n. 241/1990

    Le dedotte violazioni degli obblighi procedimentali e motivazionali non sussistono, poiché il diniego è stato ritenuto adeguatamente fondato sulla non condonabilità sostanziale dell'intervento.

Massime di principio

  • Nell'ambito del terzo condono edilizio, nelle aree sottoposte a vincoli paesaggistici o ad altri vincoli qualificati, gli abusi maggiori riconducibili alle tipologie 1, 2 e 3 dell'allegato 1 al d.l. n. 269/2003 non sono condonabili, anche se l'intervento è conforme alla disciplina urbanistica e il vincolo è relativo o sopravvenuto.
  • Nelle aree vincolate, gli interventi minori delle tipologie 4, 5 e 6 possono accedere al terzo condono soltanto se ricorrono cumulativamente le condizioni previste dalla legge, tra cui l'assenza di aumento di superficie o volume nei casi richiesti, la conformità urbanistica e il previo parere dell'autorità preposta alla tutela del vincolo.
  • Il mutamento di destinazione d'uso da volume tecnico a residenza, quando incide sulla tipologia funzionale del manufatto e determina un diverso carico urbanistico, costituisce intervento di ristrutturazione edilizia o comunque di maggiore consistenza e non mero restauro o risanamento conservativo.
  • Quando l'intervento è sostanzialmente insanabile perché costituisce un abuso maggiore realizzato in area vincolata, la mancata acquisizione del parere dell'autorità paesaggistica non determina l'illegittimità del diniego, poiché il parere sarebbe privo di concreta utilità ai fini della definizione della domanda di condono.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioQualificazione degli interventiAutorizzazione paesaggistica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggio
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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