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Sentenza

Sentenza del 01/02/2022 n. 2935 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia contestava che una sequenza di atti societari (conferimenti di rami d'azienda e cessioni di partecipazioni) dovessero essere considerati unitariamente come una cessione d'azienda indiretta, con conseguente applicazione dell'imposta di registro in misura proporzionale (3%). La CTR aveva invece ritenuto che gli atti fossero da valutare separatamente e non potessero essere collegati per riqualificare l'operazione come cessione d'azienda.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia e confermato l'accoglimento dei ricorsi della contribuente da parte della CTR. La Corte ha tuttavia integrato la motivazione richiamando l'interpretazione normativa successiva (L. n. 205/2017 e L. n.145/2018) secondo cui l'art. 20 del D.P.R. n.131/1986 va applicato come norma che impone un'interpretazione 'd'imposta d'atto', limitata al contenuto dell'atto presentato alla registrazione, escludendo elementi extra-testuali e il collegamento negoziale salvo il ricorso all'istituto dell'abuso del diritto (art. 10-bis Statuto del Contribuente) che richiede specifiche garanzie procedimentali. Ne consegue che l'Amministrazione non poteva riqualificare la pluralità di atti come un'unica cessione d'azienda senza seguire la procedura e gli oneri probatori previsti per l'accertamento dell'abuso del diritto.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 131/1986, art. 20

    l'imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici dell'atto presentato alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente, sulla base degli elementi desumibili dall'atto medesimo, prescindendo da quelli extra testuali e dagli atti ad esso collegati, salvo quanto disposto dagli articoli successivi

    Va letta come disposizione che esige l'interpretazione dell'atto esclusivamente in base al suo contenuto ('imposta d'atto'), escludendo elementi extra-testuali o il collegamento negoziale per la riqualificazione, salvo che non ricorra il caso regolato da altre norme del TU (es. abuso del diritto).

  • L. n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), art. 1, comma 87

    Ha modificato l'art. 20 e l'art. 53-bis del D.P.R. 131/1986 per ribadire il criterio dell'imposta d'atto e, con riferimento all'art. 53-bis, ha esplicitato il richiamo all'art. 10-bis dello Statuto del Contribuente per consentire all'Amministrazione di intervenire in caso di abuso del diritto seguendo le procedure previste.

  • L. n. 145/2018, art. 1, comma 1084

    Ha fornito un'autentica interpretazione che conferma la portata retroattiva della lettura dell'art. 20 come norma che limita la valutazione agli elementi desumibili dall'atto registrato.

  • L. n. 212/2000, art. 10-bis (Statuto del Contribuente)

    Configurano abuso del diritto una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti...

    Stabilisce la definizione e la disciplina dell'accertamento dell'abuso del diritto: l'Amministrazione può disconoscere i vantaggi fiscali di operazioni prive di sostanza economica ma deve rispettare specifiche garanzie procedimentali (richiesta di chiarimenti, motivazione dell'atto impositivo, ecc.).

  • D.Lgs. n. 128/2015, art. 1

    Codifica l'istituto dell'abuso del diritto e fornisce la cornice normativa per l'applicazione dell'art. 10-bis con valenza generale nel diritto tributario.

  • D.P.R. n. 131/1986, art. 53-bis

    1. Fermo restando quanto previsto dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 10-bis le attribuzioni e i poteri di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 ... possono essere esercitati anche ai fini dell'imposta di registro...

    Collega le attribuzioni e i poteri d'accertamento alle disposizioni sull'abuso del diritto, consentendo all'Amministrazione di utilizzare l'apparato probatorio e procedurale previsto per le imposte dirette anche in materia di registro, ma richiedendo comunque il rispetto delle garanzie procedurali per l'accertamento dell'abuso.

  • Cost. art. 53

    Richiamata in relazione al principio di capacità contributiva: la Corte ha ritenuto che una riqualificazione che aggiri la forma degli atti e imponga un diverso regime fiscale senza i presupposti normativi e procedurali violerebbe tale principio.

Massime di principio

  • Per l'imposta di registro l'atto presentato va valutato secondo la sua intrinseca natura e il suo contenuto testuale: elementi extra-testuali e atti collegati non possono essere utilizzati per riqualificare l'operazione in una fattispecie diversa, salvo che si ricorra all'istituto dell'abuso del diritto.
  • Se l'Amministrazione ritiene che più atti distinti e con parti diverse costituiscano in realtà un'operazione elusiva unitaria, deve procedere ai sensi dell'art. 10-bis (richiesta chiarimenti, motivazione specifica, onere probatorio sull'illegittimo vantaggio fiscale) e avvalersi delle attribuzioni previste dall'art. 53-bis; non è lecito riqualificare informalmente gli atti aggregandoli.
  • La regola della prevalenza della sostanza sulla forma non è sparita, ma la sua applicazione è limitata: l'Amministrazione può invocarla solo entro i limiti dell'ermeneutica 'ab intrinseco' dell'art. 20 o tramite la procedura anti-abuso prevista dalla legge.
  • Quando gli atti hanno oggetti e parti diverse (diverse società contraenti), è più difficile per l'Amministrazione dimostrare la sussistenza di un unico negozio imponibile senza l'uso degli strumenti e delle garanzie procedurali dell'accertamento per abuso del diritto.
  • Per i contribuenti: conservare documentazione e clausole che dimostrino la singolarità e l'autonomia degli atti; per l'Amministrazione: seguire la procedura prevista per l'accertamento dell'abuso e motivare chiaramente l'illegittimo risparmio fiscale.

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