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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28558/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza dell'11/02/2025 del Tribunale di Lecce che aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da Matteo Di Bernardini avverso l'ordinanza del G.i.p. del 09/12/2024. Il ricorrente chiedeva la restituzione (o il controvalore in denaro) di quantitativi di oro acquistati tramite il contratto "Conto Tesoro" stipulato con E.G.M. S.p.A., posti sotto sequestro nell'ambito di un procedimento per reati tributari (decreto di sequestro emesso il 19/10/2022). Di Bernardini deduceva proprietà e buona fede, mancata considerazione della consulenza tecnica e invocava la tutela riservata ai terzi di buona fede ai sensi degli artt. 52 e ss. del d.lgs. n. 159/2011 (nonché art. 58 per il riconoscimento del credito). Contestava la declaratoria di inammissibilità e sosteneva che il contratto "Conto Tesoro" fosse valido ed efficiente e che fosse possibile ottenere il controvalore in denaro.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Motivazione: l'appello era meramente ripropositivo rispetto alla decisione del 24/11/2023 e non conteneva elementi nuovi tali da superare gli effetti preclusivi già rilevati; l'interesse ad impugnare deve essere concreto ed attuale e l'appello deve mirare a un risultato immediatamente produttivo di effetti nella sfera giuridica dell'impugnante. Inoltre il Tribunale aveva richiamato che l'amministratore giudiziario, autorizzato dal G.i.p., aveva proceduto alla vendita dell'oro e al versamento del ricavato sul Fondo Unico Giustizia (F.U.G.), e che non risultava identificato oro specificamente destinato al "Conto Tesoro" nei magazzini; quindi il terzo di buona fede ha nella sostanza un diritto di credito che deve essere fatto valere nel procedimento di verifica dei crediti (artt. 52 e ss. d.lgs. 159/2011, art. 57). Anche assumendo la validità contrattuale, eventuali opzioni contrattuali possono essere esercitate nei confronti dell'amministratore giudiziario e, se necessario, previa autorizzazione del giudice delegato: da qui l'assenza di un risultato immediato ottenibile tramite l'incidente cautelare reale. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 322-bis c.p.p.

    Richiamato dal Tribunale quale fondamento formale per la declaratoria di inammissibilità dell'appello cautelare reale; il provvedimento ha valutato l'appello come ripropositivo e privo di nuovi elementi.

  • artt. 52 e ss. d.lgs. n. 159/2011

    Queste disposizioni (codice antimafia) sono state ritenute applicabili ai terzi di buona fede; esse regolano la verifica dei crediti dei terzi nei confronti dei beni sequestrati e stabiliscono che il terzo può ottenere il riconoscimento di un credito da far valere nell'ambito dell'udienza di cui all'art. 57.

  • art. 58 d.lgs. n. 159/2011

    Invocato dalla difesa come disciplina per il riconoscimento del credito; il Tribunale ha ritenuto che la procedura di riconoscimento del credito sia la via ordinaria e corretto rimedio per il terzo, e non l'incidente cautelare reale volto a ottenere un effetto immediato.

  • art. 104-bis disp. att. c.p.p.

    Richiamato per affermare l'applicabilità delle disposizioni del d.lgs. n. 159/2011 alla procedura penale vigente, collegando la tutela dei terzi alla disciplina del codice antimafia.

  • art. 57 d.lgs. n. 159/2011

    Norma che disciplina la fissazione dell'udienza di verifica dei crediti e la composizione dello stato passivo; il Tribunale ha indicato questa procedura come il percorso competente per la tutela del diritto-creditizio del terzo.

  • art. 56 d.lgs. n. 159/2011

    Richiamato nella motivazione per spiegare che l'amministratore giudiziario può subentrare e gestire le richieste contrattuali, essendo l'unico soggetto legittimato a valutare le opzioni derivanti dal contratto "Conto Tesoro" e a esercitarle, previa autorizzazione del giudice ove necessaria.

Massime di principio

  • Se un'istanza di dissequestro o un appello ripropone questioni già esaminate e rigettate senza nuovi elementi, il giudice può dichiarare l'atto inammissibile per preclusione: occorre portare fatti o documenti nuovi o dedurre vizi procedurali specifici per superare la preclusione.
  • Quando beni appartenenti a terzi sono indeterminati o non risultano specificamente identificati nel magazzino, e sono stati venduti con autorizzazione, il terzo di buona fede ottiene in genere una posizione creditoria da far valere nel procedimento di verifica dei crediti (artt. 52 e ss. d.lgs. 159/2011), non la restituzione immediata del bene.
  • La buona fede del terzo è condizione necessaria per un esito favorevole nella verifica del credito, ma non garantisce automaticamente la restituzione immediata: bisogna partecipare al procedimento di verifica e fornire prove sull'identificazione e sulla titolarità esclusiva del bene.
  • Se il contratto prevede opzioni esercitabili verso la società in sequestro, tali facoltà possono essere esercitate solo nei confronti dell'amministratore giudiziario (art. 56 d.lgs. 159/2011) e, se richiesto, con autorizzazione del giudice delegato; dunque l'incidente cautelare può essere inidoneo a produrre un effetto immediato.
  • In sede di impugnazione cautelare vanno indicati chiaramente i punti di censura e i motivi di fatto e di diritto con sufficiente specificità: un atto meramente replica senza specificità rischia l'inammissibilità.
  • Se si vuole ottenere la restituzione o il controvalore immediato, il ricorrente deve dimostrare l'esistenza di oro specificamente identificato e non venduto/alienato, o portare elementi nuovi che dimostrino l'illegittimità dell'operazione di vendita o del versamento al F.U.G.

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