Cassazione Penale, Sentenza n. 46867/2023 del 22/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Roma del 13/07/2023 che non aveva convalidato l'arresto eseguito il 12/07/2023 per il reato di furto aggravato (artt.624 e 625 c.p.), ritenendo che il Tribunale avesse erroneamente applicato gli artt.381 e 382 c.p.p. e avesse dato una lettura indebita della sentenza delle S.U. n.39131/2015. Nel provvedimento di merito il Tribunale aveva ritenuto che l'operante intervenuto fosse sopraggiunto dopo il compimento dei fatti e quindi non sussistesse la flagranza o la "quasi flagranza", pur avendo applicato una misura (divieto di dimora) per la sussistenza dei gravi indizi e pericolo di reiterazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata. Ha ritenuto che, dai verbali e dalla ricostruzione fattuale, l'operante della Polizia giudiziaria aveva avuto immediata e autonoma percezione degli elementi del reato in relazione alla persona bloccata dal vigilante (che aveva fermato l'indiziato dopo averlo visto sottrarre un portafoglio). Pertanto sussisteva la condizione di "quasi flagranza" e l'arresto era legittimamente eseguito; il provvedimento del Tribunale che non aveva convalidato l'arresto è stato annullato senza rinvio.
Norme richiamate
Costituzione
La privazione della libertà personale è istituto eccezionale; le misure che la dispongono vanno interpretate restrittivamente e soggette a rigorosa motivazione
Preleggi
Le norme ordinarie che incidono sulla libertà personale (es. disciplina dell'arresto) devono essere interpretate in senso restrittivo
Codice di procedura penale
Norme che disciplinano la convalida dell'arresto; devono essere correttamente applicate e interpretate alla luce della nozione di flagranza/quasi-flagranza; errore nella loro applicazione può determinare annullamento del provvedimento di merito
Codice penale
Norme sostanziali che qualificano il reato contestato (furto aggravato e relative circostanze), indicate per identificare il fatto per cui è stato eseguito l'arresto
Giurisprudenza della Corte Suprema
S.U., sent. n.39131 del 24/11/2015
Stabilisce che l'arresto operato sulla base delle sole informazioni della vittima o di terzi, prive di immediata e autonoma percezione da parte della polizia giudiziaria, è illegittimo; la "quasi flagranza" richiede invece che la polizia (o il soggetto che arresta) abbia immediata e autonoma percezione delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato
Massime di principio
- La "quasi flagranza" richiede l'immediata e autonoma percezione, da parte della polizia giudiziaria, degli elementi del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato; non è sufficiente la sola dichiarazione della vittima o di terzi.
- Se un soggetto privato (es. vigilante) blocca un presunto autore e la polizia intervenuta constata immediatamente i segni o gli elementi del reato e il collegamento con la persona bloccata, l'arresto può considerarsi legittimo come "quasi flagranza".
- Il giudice dell'udienza di convalida deve esaminare attentamente il verbale d'arresto e le circostanze di fatto per valutare la presenza della percezione immediata da parte della P.G.; un'erronea sussunzione dei fatti sotto la nozione di flagranza può essere cassata.
- Gli arresti basati esclusivamente su segnalazioni/o dichiarazioni di vittime o terzi, senza elementi oggettivi percepiti dalla P.G., sono a rischio di essere ritenuti illegittimi alla luce della giurisprudenza di legittimità.
- Una pronuncia di annullamento senza rinvio indica che la Corte ha ritenuto sufficiente la ricostruzione dei fatti a favore della legittimità dell'arresto, senza necessità di ulteriore istruzione in sede di merito.
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