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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36967/2025 del 13/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di liquidazione dell'equa riparazione per ingiusta detenzione subita dal 12/12/2019 al 16/02/2022. La custodia in carcere era stata disposta per il grave quadro indiziario relativo al reato di cui all'art. 416-bis c.p.; la misura fu confermata dal Tribunale del riesame e mantenuta in primo grado (con condanna), mentre la Corte d'appello ha poi assolto Commisso il 16/02/2022 (sentenza divenuta definitiva il 04/06/2022). Il ricorrente ha dedotto che le conversazioni intercettate, ritenute dai giudici della cautela indicative di partecipazione alla "'ndrangheta", erano in realtà innocue e che non aveva avuto comportamenti tali da determinare gravissima colpa o dolo ai fini dell'adozione della misura cautelare; ha impugnato la valutazione di colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p. e denunciato vizi di motivazione.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il giudizio per la riparazione sia autonomo rispetto al processo di merito e debba valutare ex ante se la condotta del ricorrente abbia, per grave negligenza o imprudenza, creato la falsa apparenza della configurabilità del reato che ha determinato la custodia cautelare. Pur riconoscendo che il processo di cognizione non ha smentito le conversazioni intercettate, la Corte territoriale ha valutato che le frasi ambigue di Commisso (es. "non disturbiamo a nessuno" declinato al plurale; "se la prendi stai tranquillo") e il suo mancato comportamento di dissociazione avevano prodotto una prevedibile rappresentazione esterna di influenza e considerazione nell'ambito della criminalità organizzata, configurando grave colpa e impedendo il diritto all'indennizzo. Condanna del ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    Norma richiamata con riferimento all'ipotesi di colpa grave dell'indagato quale causa ostativa al diritto all'equa riparazione; la Corte ha ritenuto sussistente la colpa grave ai sensi di questa disposizione.

  • art. 416-bis c.p.

    Delitto di associazione mafiosa: è il reato per il quale era fondato il grave quadro indiziario alla base della misura cautelare.

  • art. 309 c.p.p.

    Norma procedurale richiamata come fondamento dell'impugnazione al Tribunale del riesame che confermò la misura cautelare.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. U. e sezioni civili/penali richiamate, es. Sez. U. n. 51779/2013, Sez. U. n. 43/1995, altre)

    Principi richiamati: autonomia del giudizio per la riparazione rispetto al processo di cognizione; valutazione "ex ante" del quadro indiziario disponibile al giudice della cautela; principio dell'autoresponsabilità secondo cui una condotta gravemente colposa che crea la rappresentazione ingannevole della fondatezza delle accuse esclude il diritto all'indennizzo.

Massime di principio

  • Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è autonomo rispetto al processo penale e richiede una valutazione "ex ante" se la condotta dell'indagato abbia, con grave negligenza o dolo, creato la falsa apparenza delle accuse.
  • Non è necessario che la condotta contestata integri un reato per escludere l'indennizzo: è sufficiente che, per grave colpa (negligenza, imprudenza, inerzia), abbia reso prevedibile l'intervento dell'autorità giudiziaria.
  • Conversazioni o comportamenti ambigui che non vengano prontamente chiariti o dissociati dall'interessato possono essere valutati come causa efficiente della misura cautelare e ostare al risarcimento.
  • Fatti "accertati o non negati" nel processo di cognizione possono essere presi in considerazione dal giudice della riparazione; tuttavia non si può desumere colpa grave da elementi che la sentenza di assoluzione abbia effettivamente escluso.
  • Elementi quali precedenti condanne o la condizione soggettiva (es. notorietà in un ambito criminoso, rapporti familiari) costituiscono fattori valutabili come indizi della considerazione goduta dall'interessato e possono influire sulla valutazione della colpa grave.
  • Per conservare la possibilità di ottenere l'equa riparazione è utile, quando vi siano evidenze che possono essere interpretate come indice di influenza o appartenenza, fornire subito chiarimenti credibili e dissociarsi pubblicamente da condotte o frasi che possano essere interpretate come esercizio di potere o condizionamento.

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