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Circolare

Circolare numero 245 del 15-10-1991

INPS

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La circolare definisce un nuovo indirizzo strategico per la lotta all’evasione e all’elusione contributiva, fondato sulle aree di rischio, sui controlli incrociati e su una più rigorosa organizzazione delle SAP. Vengono ridefinite competenze, responsabilità, coordinamento territoriale, utilizzo delle risorse ispettive, criteri di programmazione del budget e sistemi di controllo dei risultati. La vigilanza deve concentrarsi esclusivamente sui fenomeni evasivi, con il supporto di data-base, indicatori, task-force regionali e una lista nazionale di ispettori per interventi di pronto impiego.

Direttive per la revisione organizzativa e il potenziamento dell’azione di vigilanza contro evasione ed elusione contributiva

Direttive per la revisione organizzativa e il potenziamento della vigilanza contributiva

La circolare definisce un nuovo assetto strategico e organizzativo per l’attività di vigilanza contro evasione ed elusione contributiva. Il documento recepisce le linee approvate dal Consiglio di Amministrazione il 21 giugno 1991 e orienta l’azione verso le aree di rischio, superando un modello basato su controlli occasionali o su semplici verifiche di regolarità.

Impostazione strategica generale

L’obiettivo dell’azione di vigilanza viene individuato nell’individuazione mirata dei settori e delle situazioni in cui si concentrano i fenomeni evasivi ed elusivi. Per perseguire tale finalità, la strategia operativa si fonda su quattro direttrici principali:

  • programmazione mirata basata su controlli incrociati;
  • organizzazione strutturale coerente con il processo funzionale;
  • reperimento e sviluppo delle risorse;
  • controllo budgettario e controllo dei comportamenti organizzativi.

La circolare richiama inoltre le anticipazioni già contenute nella circolare 21 del 28 gennaio 1991, in particolare sulla metodologia ispettiva e sull’impiego delle risorse disponibili, e annuncia ulteriori istruzioni in relazione allo sviluppo della rete di controlli incrociati.

Assetto organizzativo delle SAP

La nuova linea strategica comporta una revisione dell’assetto delle SAP, che devono essere strutturate con una chiara distinzione di competenze e responsabilità nel quadro complessivo della riscossione contributiva e della gestione dei rapporti con le aziende. Presso tutte le SAP deve essere prevista una unità operativa per la vigilanza nell’ambito dell’area "contributi e vigilanza", con competenze specifiche e differenziate rispetto alla struttura di riscossione.

Nelle situazioni di maggiore complessità gestionale e operativa, la struttura deve assumere la forma di ufficio affidato a un dirigente. Tale configurazione è richiesta in particolare per le SAP di dimensioni medio-grandi e per le sedi provinciali delle aree metropolitane, nell’ambito della dotazione dirigenziale disponibile per ciascuna sede.

Ripartizione delle funzioni e delle competenze

La circolare delimita con precisione il confine tra le diverse strutture che operano sul versante delle entrate contributive. Alla struttura di riscossione contributi spettano le attività connesse ai comportamenti aziendali nella loro dimensione fisiologica, tra cui:

  • iscrizione e gestione dell’anagrafe aziendale;
  • verifica delle denunce contributive e azioni correttive;
  • gestione delle richieste di regolarizzazione, quando non configurano evasione;
  • attività utili ad attivare, se del caso, l’azione di vigilanza.

Resta distinta anche la struttura di recupero crediti, alla quale competono la trasmissione al legale delle partite creditorie e la trattazione delle domande di rateazione, in coerenza con la circolare n. 32 del 10 gennaio 1989.

La vigilanza, invece, è preordinata all’individuazione delle situazioni di evasione ed elusione contributiva, sulla base delle aree di rischio individuate attraverso controlli incrociati, analisi settoriali e segnalazioni provenienti dall’ufficio riscossione, in particolare sulle scoperture contributive.

Responsabilità direzionali e operative

Il Direttore della Sede mantiene la responsabilità primaria e generale, sia per la messa a disposizione delle risorse sia per la valutazione dell’andamento e dei risultati. Sul versante delle entrate contributive viene poi individuata una responsabilità congiunta di produzione in capo ai funzionari preposti alle strutture dell’area.

La responsabilità specifica della gestione organizzativa e funzionale della vigilanza appartiene al capo dell’ufficio o dell’unità operativa, che deve:

  • individuare e definire gli elementi base dell’azione di vigilanza programmata;
  • attivare le iniziative necessarie al raggiungimento dei risultati preventivati;
  • assicurare il coordinamento tra nucleo amministrativo e nucleo ispettivo;
  • esercitare una costante azione di indirizzo e orientamento sul nucleo ispettivo.

La circolare richiama espressamente i criteri di programmazione già indicati nella circolare 21/1991, con particolare riferimento alle riunioni periodiche per condividere le esperienze maturate. I dirigenti delle sedi regionali devono vigilare sull’osservanza rigorosa di tale direttiva.

Coordinamento territoriale: livello provinciale e regionale

Il nuovo indirizzo dell’azione di vigilanza non si esaurisce nell’organizzazione interna delle singole SAP, ma richiede un coordinamento territoriale integrato.

A livello provinciale, soprattutto nelle province articolate in più SAP, l’azione deve essere organicamente coordinata anche in relazione al budget determinato su base provinciale. Il Comitato dei direttori costituisce il punto di raccordo tra le diverse SAP: sulla base delle indicazioni provenienti dalle sedi definisce il budget complessivo e il programma periodico degli interventi, disponendo mobilità di risorse e collegamenti tra le varie azioni. Il responsabile della vigilanza della sede provinciale opera in conformità agli indirizzi del Comitato dei direttori, assolvendo compiti di coordinamento delle azioni delle SAP.

A livello regionale, il responsabile dell’ufficio incaricato del coordinamento delle funzioni di vigilanza svolge funzioni di indirizzo delle azioni, verifica dei risultati, raccordo con la Direzione Centrale PAR e filtro delle problematiche emergenti nelle singole SAP. Al polo regionale competono interventi di coordinamento finalizzati alla programmazione mirata e al conseguimento del budget regionale.

Task-force regionali e lista nazionale degli ispettori

La circolare valorizza l’utilizzo di task-force regionali nei settori che, sulla base delle analisi e dei piani di vigilanza, richiedono interventi specifici. Tali task-force non sono unità stabili, ma aggregazioni temporanee di ispettori provenienti da più SAP, organizzate e coordinate dalla sede regionale per azioni mirate su aree geografiche o settori preventivamente individuati.

Questa impostazione corrisponde a una logica di lavoro per progetti e comporta:

  • individuazione delle risorse umane necessarie in relazione all’obiettivo;
  • rotazione dei componenti;
  • continuità organizzativa;
  • arricchimento professionale;
  • uniformità di comportamento dei funzionari operanti nell’area regionale.

Per gli interventi che superano la dimensione regionale, la circolare prevede la costituzione di un modulo flessibile di pronto intervento a livello centrale, con formazione di una lista nazionale degli ispettori. La lista deve comprendere personale disponibile alla mobilità immediata e temporanea sull’intero territorio nazionale e dotato di adeguata esperienza e specializzazione. I dirigenti delle SAP devono segnalare i nominativi alla Direzione centrale P.A.R. - Ufficio accertamenti ispettivi.

Impiego delle risorse ispettive e accertatori di reparto

Le nuove linee di indirizzo richiedono un investimento rilevante di risorse esclusivamente orientate alla lotta all’evasione contributiva. La Direzione Generale sta predisponendo proposte agli Organi deliberanti per un potenziamento quantitativo e qualitativo degli addetti alle funzioni ispettive, oltre a iniziative di selezione e formazione.

La circolare ribadisce che l’attività degli ispettori e dei funzionari di vigilanza deve essere finalizzata solo al contrasto dei fenomeni evasivi ed elusivi, evitando dispersioni in altre attività. Le esigenze di riscontri esterni non direttamente finalizzate alla lotta all’evasione devono essere soddisfatte tramite gli "accertatori di reparto".

Viene precisato che l’accertatore di reparto non è un profilo professionale autonomo, ma una modalità di esecuzione degli adempimenti istruttori nell’ambito di ciascun settore operativo. L’incarico viene affidato dal responsabile del settore, di volta in volta, all’unità dotata della professionalità necessaria.

Tra gli impieghi esemplificativi indicati figurano:

  • inquadramento contributivo delle aziende, variazioni di ramo e cessazioni di attività;
  • accertamenti istruttori presso il domicilio aziendale per pratiche contributive, ricicli, rettificativi da DM 10/M, rimborsi a domanda e modelli O1/M Var;
  • accertamenti per recupero di prestazioni dirette e a conguaglio;
  • verifiche sul lavoro domestico o su attività rilevanti ai fini assicurativi;
  • accertamenti sulle condizioni poste a base di richieste di interventi previdenziali, come CIG e CISOA;
  • sistemazione di domande di condono non adeguatamente documentate.

Programmazione del budget e sistema informativo

La vigilanza viene inserita in una logica di budget, inteso come obiettivo fissato in termini economici e collegato al sistema incentivante. La circolare descrive un processo articolato in più fasi: formulazione del budget, previsione dei comportamenti idonei, controllo dei risultati e verifica delle azioni.

Dopo un primo budget centralizzato nel 1990, nel 1991 si è passati a un piano concordato con parametri di riferimento certi. Per il piano operativo 1992, in fase di formazione, il budget complessivo sarà scomposto in sottosistemi relativi a:

  • aziende;
  • lavoratori autonomi;
  • agricoltura.

Per le aziende, la programmazione dovrà poi distinguere ulteriormente la provenienza dell’input, ad esempio da incroci con Fisco, ENEL, INAIL o dalle liste di scoperture. A tale scopo è in corso di realizzazione un data-base nazionale per i controlli incrociati e per l’attività di vigilanza.

Controlli incrociati, indicatori e reportistica

Le convenzioni con Fisco, INAIL, ENEL, SCAU e Centrale Bilanci consentono di disporre di una grande massa di dati da trasformare in indicatori e sensori per indirizzare l’azione verso i settori a rischio. Questi elementi saranno condivisi con gli Ispettorati del Lavoro in sede di vigilanza coordinata a livello provinciale.

La circolare richiama alcune prime applicazioni già avviate:

  • controlli in agricoltura, secondo la circolare n. 213 del 9 agosto 1991;
  • controlli sulle ditte edili basati sui dati sulle utenze ENEL;
  • confronto dei monti retributivi INPS-ISTAT, in corso di ultimazione.

Il sistema di controllo deve comprendere un archivio dell’attività di vigilanza, in cui memorizzare gli accertamenti predisposti, in corso e conclusi, con l’indicazione dei risultati qualitativi e quantitativi. Il data-base dovrà inoltre produrre report statistici per i vari livelli direzionali, in modo da valutare previsioni e risultati e consentire una programmazione a ciclo continuo.

Rilevazione dei dati e criteri di valutazione dei risultati

Con il messaggio n. 36235 del 3 luglio 1991 è stato introdotto un nuovo sistema di rilevazione dei dati, che ha sostituito tutte le precedenti rilevazioni. Sul piano qualitativo, l’attenzione viene posta sull’esito degli accertamenti, con una distinzione più analitica tra:

  • accertamenti positivi con addebiti;
  • accertamenti positivi senza addebiti;
  • accertamenti negativi, limitati ai casi di completa regolarità degli adempimenti contributivi.

Sul piano finanziario la nuova statistica considera i casi più ricorrenti di evasione contributiva, includendo anche quelle accertate nei confronti dei lavoratori autonomi. Questa impostazione consente già alcune elaborazioni automatiche, come l’ordinamento delle sedi per risultati complessivi o medi e l’individuazione di evasione accertata in capo ad aziende o lavoratori autonomi.

La circolare chiarisce però che si tratta di una fase transitoria, in attesa del completamento del data-base nazionale, che dovrà consentire analisi molto più articolate, confronti tra previsioni e risultati, misurazione della validità degli incroci e della economicità delle azioni intraprese.

Controllo dei comportamenti organizzativi

Accanto al controllo sui dati, viene ritenuto essenziale il controllo sui comportamenti organizzativi. La circolare richiama un concetto già diffuso nelle teorie organizzative: il sistema incentivante è importante, ma deve essere integrato da un controllo più ampio capace di aumentare la probabilità che persone e gruppi operino in coerenza con gli obiettivi organizzativi.

Per l’attività di vigilanza ciò è particolarmente necessario, perché i soli parametri numerici non bastano a descrivere il reale svolgimento del processo. È quindi richiesta un’azione che promuova anche i fattori culturali e psicologici, orientando i comportamenti verso gli obiettivi strategici.

In tale prospettiva la circolare conferma integralmente quanto già previsto dalla circolare 21/1991, che mirava a:

  • creare momenti di collegamento tra tutti gli addetti alla vigilanza per socializzare le esperienze maturate;
  • diffondere una metodologia ispettiva corretta sul piano giuridico e orientata anche alla razionalizzazione della microrganizzazione.

I momenti di incontro non dovranno limitarsi alla definizione dei piani, ma estendersi anche all’esame dei dati consuntivi, così da individuare nuovi indicatori e nuovi misuratori derivanti dall’esperienza sul campo e dalla conoscenza del contesto socio-economico in cui operano le unità funzionali.

Punti principali

Nuova strategia di vigilanza basata sulle aree di rischio

La circolare recepisce le linee strategiche approvate dal Consiglio di Amministrazione il 21 giugno 1991 e supera un modello fondato su controlli casuali o sulla sola verifica di regolarità formale. L’obiettivo diventa l’individuazione mirata delle aree di rischio in cui si concentrano evasione ed elusione contributiva, attraverso indicatori, sensori e controlli incrociati. La strategia si fonda su quattro politiche di supporto: programmazione mirata, organizzazione strutturale coerente, reperimento e sviluppo delle risorse, controllo budgettario e controllo dei comportamenti organizzativi.

Revisione organizzativa delle SAP e struttura della vigilanza

Presso tutte le SAP deve essere istituita, nell’area "contributi e vigilanza", una unità operativa dedicata alla vigilanza, distinta da quella preposta alla riscossione contributi. Nei casi di maggiore complessità gestionale e operativa, la struttura deve assumere la forma di ufficio, affidato a un dirigente; tale assetto è richiesto in particolare per le SAP medio-grandi e per le sedi provinciali delle aree metropolitane. La vigilanza deve poter contare su personale ispettivo, funzionari di vigilanza e altre figure professionalizzate a supporto della documentazione e delle attività istruttorie.

Ripartizione delle competenze tra riscossione, vigilanza e recupero crediti

La riscossione contributi resta competente per le attività "fisiologiche": iscrizione e gestione dell’anagrafe aziendale, verifica delle denunce contributive, azioni correttive e di indirizzo, gestione delle richieste di regolarizzazione quando non configurano evasione. La struttura di recupero crediti mantiene la trasmissione delle partite creditorie al legale e la trattazione delle domande di rateazione, in coerenza con la circolare n. 32 del 10 gennaio 1989. La vigilanza, invece, è preordinata all’individuazione di situazioni di evasione ed elusione nell’ambito delle aree di rischio emerse dai controlli incrociati, dall’analisi settoriale e dalle indicazioni dell’ufficio riscossione, soprattutto sulle scoperture contributive.

Responsabilità direzionali e coordinamento interno

Il Direttore della Sede conserva la responsabilità primaria e generale per risorse e risultati, mentre ai funzionari preposti alle strutture dell’area contributiva è attribuita una responsabilità congiunta di produzione. La responsabilità specifica della gestione organizzativa e funzionale della vigilanza spetta al capo dell’ufficio o dell’unità operativa, che deve definire gli elementi base della programmazione, attivare le iniziative necessarie e assicurare il coordinamento tra nucleo amministrativo e nucleo ispettivo. Viene ribadita l’esigenza di riunioni periodiche per la condivisione delle esperienze maturate, già prevista dalla circolare 21 del 28 gennaio 1991.

Coordinamento territoriale provinciale e regionale

A livello provinciale, nelle realtà con più SAP, il coordinamento avviene tramite il Comitato dei direttori, che definisce il budget complessivo e il programma periodico degli interventi, con possibilità di mobilità delle risorse tra strutture. Il responsabile della vigilanza della sede provinciale coordina le azioni delle SAP secondo tali indirizzi. A livello regionale, il responsabile dell’ufficio di vigilanza svolge funzioni di indirizzo, verifica dei risultati, raccordo con la Direzione Centrale PAR e filtro delle problematiche delle singole SAP; in tale ambito possono essere costituite task-force regionali per interventi mirati su aree o settori specifici.

Task-force regionali e lista nazionale degli ispettori

Le task-force regionali non sono unità stabili, ma aggregazioni temporanee di ispettori provenienti da più SAP, organizzate dalla sede regionale per azioni mirate in aree geografiche o settori predeterminati. La loro logica è quella del lavoro per progetti, con rotazione dei componenti per garantire continuità organizzativa, arricchimento professionale e uniformità di comportamento. Per le esigenze che superano l’ambito regionale, viene prevista una lista nazionale degli ispettori, formata da nominativi segnalati dalle SAP alla Direzione centrale P.A.R. - Ufficio accertamenti ispettivi, sulla base di disponibilità alla mobilità immediata e temporanea, esperienza e specializzazione.

Uso esclusivo delle risorse ispettive e accertatori di reparto

Le risorse ispettive devono essere impiegate esclusivamente per il contrasto dell’evasione ed elusione contributiva, evitando dispersioni in attività estranee all’obiettivo strategico. Gli accertamenti esterni necessari ma non direttamente finalizzati alla lotta all’evasione devono essere svolti dagli "accertatori di reparto", già richiamati dalla circolare 21/1991. La circolare chiarisce che non si tratta di un profilo professionale autonomo, ma di una modalità di svolgimento degli adempimenti istruttori all’interno di ciascun settore operativo, affidata di volta in volta all’unità con la professionalità richiesta.

Esempi di attività affidabili agli accertatori di reparto

Tra gli impieghi tipici degli accertatori di reparto vengono indicati: verifiche per l’inquadramento contributivo delle aziende, variazioni di ramo e cessazioni di attività; accertamenti istruttori presso il domicilio aziendale per pratiche contributive, ricicli, rettificativi da DM 10/M, rimborsi a domanda e modelli O1/M Var; accertamenti per recupero di prestazioni dirette e a conguaglio; verifiche su lavoro domestico o su attività utili ai fini assicurativi; accertamenti sulle condizioni poste a fondamento di richieste di CIG, CISOA e analoghi interventi; sistemazione di domande di condono non adeguatamente documentate.

Programmazione del budget e utilizzo dei dati

La circolare introduce una politica di budget per la vigilanza, intesa come obiettivo economico collegato al sistema incentivante e articolato in fasi: formulazione del budget, previsione dei comportamenti, controllo dei risultati e verifica delle azioni. Dopo un primo budget centralizzato nel 1990, nel 1991 si è passati a un piano concordato sulla base di parametri certi; per il piano operativo 1992 è prevista una ulteriore segmentazione in sottosistemi per aziende, lavoratori autonomi e agricoltura. L’attività verso le aziende dovrà essere ulteriormente specificata in base alla fonte dell’input, ad esempio incroci con Fisco, ENEL, INAIL o liste di scoperture.

Data-base nazionale, controlli incrociati e indicatori di rischio

È in corso la realizzazione di un data-base nazionale per i controlli incrociati e per l’attività di vigilanza, alimentato anche dalle convenzioni con Fisco, INAIL, ENEL, SCAU e Centrale Bilanci. Tali dati devono essere ordinati e selezionati per ricavarne indicatori e sensori utili a indirizzare l’attività verso i settori a rischio, anche nel coordinamento con gli Ispettorati del Lavoro a livello provinciale. Sono richiamate applicazioni già avviate nei controlli in agricoltura, nelle ditte edili e nei confronti dei monti retributivi INPS-ISTAT.

Controllo dei risultati, statistiche e archivio dell’attività di vigilanza

Il data-base nazionale dovrà contenere una sezione archivio dell’attività di vigilanza, con memorizzazione degli accertamenti predisposti, in corso e conclusi, indicando per questi ultimi risultati qualitativi e quantitativi. Il sistema dovrà inoltre produrre report statistici per i diversi livelli direzionali, utili a valutare previsioni e risultati e a consentire una programmazione a ciclo continuo. Viene valorizzato, tra gli indicatori futuri, il rapporto accertato-recuperato e la stima dell’effetto indotto sulle entrate contributive correnti.

Controllo dei comportamenti organizzativi e conferma della circolare 21/1991

Accanto al controllo sui dati, la circolare sottolinea la necessità di un controllo sui comportamenti organizzativi, ritenuto indispensabile in un’attività complessa come la vigilanza. Non bastano parametri numerici, anche sofisticati: occorre agire anche sul contesto culturale e psicologico per orientare i comportamenti verso gli obiettivi. In tale prospettiva viene integralmente confermata la circolare 21 del 28 gennaio 1991, che aveva già previsto momenti di collegamento tra gli addetti e una metodologia ispettiva orientata alla razionalizzazione della microrganizzazione; tali momenti dovranno estendersi anche all’analisi dei dati consuntivi e alla individuazione di nuovi indicatori derivanti dall’esperienza operativa.

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