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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12102/2023 del 22/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputata aveva impugnato la sentenza del Giudice di pace con atto denominato "appello" contro una condanna a sola pena pecuniaria e ai soli effetti penali. Il Tribunale di Roma l'ha dichiarato inammissibile ritenendo non applicabile l'art. 568 comma 5 c.p.p. La ricorrente ha dedotto violazione di legge sostenendo che, nonostante l'errata etichettatura dell'atto, era manifesta la volontas impugnationis e i motivi erano riconducibili a quelli esperibili davanti alla Corte di cassazione (art. 606 c.p.p.), sicché l'atto doveva essere qualificato come ricorso per cassazione e trasmesso al giudice competente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso annullando la decisione del Tribunale di Roma che aveva dichiarato inammissibile l'appello. Applicando il principio di favor impugnationis e l'art. 568 comma 5 c.p.p., la Corte ha convertito l'appello in ricorso per cassazione, ritenendolo fondato: ha rilevato il travisamento per omessa considerazione delle dichiarazioni del teste De Rossi (che negava che l'imputata avesse pronunciato le frasi addebitatele). Di conseguenza la sentenza del Giudice di pace di Roma del 18/01/2022 è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 568, comma 5, c.p.p.

    La norma va interpretata in senso favor impugnationis: se la parte ha manifestato la volontas impugnationis e il provvedimento è oggettivamente impugnabile, l'errore di denominazione dell'atto non deve comportare necessariamente l'inammissibilita; il giudice che riceve l'atto deve verificare l'impugnabilita e la voluntas impugnationis e, se sussistenti, trasmettere l'atto al giudice competente o qualificare l'impugnazione correttamente, senza tuttavia derogare alle regole sostanziali e formali del diverso mezzo di impugnazione.

  • art. 606 c.p.p.

    Riferimento ai motivi esperibili in cassazione: i motivi formulati nel (sedicente) appello sono stati ritenuti riconducibili alle ipotesi previste dall'art. 606 c.p.p., giustificando la conversione dell'atto in ricorso per cassazione e l'esame dei relativi motivi secondo la disciplina della cassazione.

Massime di principio

  • Se una parte qualifica erroneamente il mezzo di impugnazione, il giudice adito deve verificare l'oggettiva impugnabilita del provvedimento e la volontas impugnationis; se presenti, l'atto va qualificato correttamente o trasmesso al giudice competente anziché essere dichiarato inammissibile (favor impugnationis).
  • La tutela della volontas della parte non consente di eludere le norme formali e sostanziali che disciplinano i diversi mezzi di impugnazione: la conversione e la qualificazione dell'atto sono possibili solo se i motivi e la natura dell'impugnazione risultano compatibili con il rimedio corretto.
  • Quando un ricorso per cassazione è costituito da motivi attinenti al travisamento o all'omessa valutazione di prove decisive (es. omissione di considerazione di dichiarazioni di testimoni rilevanti), la Corte di cassazione può annullare la sentenza e disporre il rinvio per un nuovo giudizio.
  • Per le sentenze del Giudice di pace che comminano soltanto pena pecuniaria e effetti penali, occorre attenzione alla scelta del rimedio: in molti casi la cassazione è il rimedio appropriato; se si introduce erroneamente un appello, va comunque evidenziata la volontas rivolta alla cassazione o formulata una impugnazione alternativa.
  • Per evitare rischi di inammissibilita, l'impugnante dovrebbe indicare chiaramente sia il rimedio voluto che i motivi corrispondenti (anche richiamando l'art. 606 c.p.p. se intende ricorrere in cassazione) o, se dubbio, prevedere espressamente che l'atto sia qualificato dal giudice secondo la sostanza dei motivi.

Testo integrale

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