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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32492/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Messina che aveva rigettato l'appello cautelare contro il decreto del GIP del 12/01/2023; oggetto del sequestro era un autocarro, sottoposto a sequestro per il reato previsto dall'art. 256, co.1, lett. a) d.lgs. 152/2006. Il ricorrente deduceva tre motivi principali: (1) omessa o insufficiente valutazione da parte del riesame di numerose allegazioni difensive (verbale di sommarie informazioni, 41 fatture) che proverebbero l'estraneità della società e del legale rappresentante rispetto all'illecito; (2) inesistenza del fumus poiché le pedane lignee non costituirebbero rifiuti e la società abitualmente si avvale di ditte specializzate per lo smaltimento; (3) carenza del periculum in mora e mancata sussistenza del vincolo di pertinenzialità, con conseguente eccessivo danno economico per l'impresa a causa del perdurante sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Principali argomentazioni: il ricorso contestava essenzialmente la motivazione del riesame (materia non sindacabile in Cassazione salvo violazione di legge o motivazione radicalmente carente); i giudici hanno ritenuto che il Tribunale del riesame avesse esaminato le allegazioni difensive e le avesse giudicate inconferenti alla luce delle prove (tra cui riprese di videosorveglianza) che consentivano di ritenere il mezzo strumentale all'attività illecita collegata alla società. Il sequestro era giustificato sia per finalità di futura confisca sia per finalità impeditive (rischio che il veicolo continuasse ad agevolare l'attività criminosa). Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.lgs. n.152/2006, art. 256, co.1, lett. a)

    Norma penale avente ad oggetto la gestione/trasporto di rifiuti: il mezzo sequestrato era ritenuto strumentale alla commissione del reato contestato e quindi idoneo a essere vincolato in via cautelare.

  • Codice di procedura penale, art. 321

    Disciplina le condizioni per il sequestro preventivo (fumus delicti e periculum in mora). La Corte richiama che la verifica del fumus in sede di riesame e le relative censure devono rispettare il momento processuale corretto.

  • Codice di procedura penale, art. 325

    Richiamato in relazione ai casi di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione contro provvedimenti cautelari: alcune doglianze sono inammissibili se non rientrano nei casi previsti da questa norma.

  • Codice di procedura penale, art. 292, comma 2-ter

    Il giudice del riesame non deve necessariamente confutare puntualmente ogni singola allegazione difensiva; l'obbligo motivazionale riguarda le specifiche allegazioni oggettivamente contrastanti con gli elementi accusatori.

  • DL n.137/2020, art. 23, comma 8

    Richiamato per motivi procedurali (trattazione cartolare del ricorso), disciplina procedure di trattazione straordinaria; qui utilizzato per la gestione del procedimento.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali (sequestro preventivo/probatorio) la Corte di Cassazione ammette il ricorso principalmente per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere il provvedimento incomprensibile; non è luogo per rinnovare la valutazione di merito sui fatti.
  • Le doglianze che attaccano la valutazione delle prove e la motivazione del giudice del riesame sono spesso inammissibili se non specificamente inquadrate come violazioni di legge o come motivazione carente nei minimi requisiti di coerenza/completezza/ ragionevolezza.
  • Il giudice del riesame non è tenuto a replicare punto per punto ogni documento difensivo: occorre che le difese producano allegazioni concretamente contrastanti con gli elementi probatori su cui il giudice si fonda.
  • Il sequestro preventivo può riguardare beni di proprietà anche di terzi non colpevoli se la libera disponibilità del bene risulta idonea ad agevolare la commissione di ulteriori reati o ad aggravare le conseguenze del reato (vincolo di pertinenzialità inteso in chiave funzionale).
  • Per contrastare efficacemente un sequestro in casi analoghi occorre produrre, tempestivamente e con elementi probatori concreti, dati che escludano il nesso funzionale tra bene e reato (es. filmati contrari, documentazione che prova uso privato, impossibilità oggettiva di impiego illecito), o dimostrare l'irrilevanza delle prove addotte dall'accusa.
  • Le questioni relative all'esistenza del fumus sono tipicamente di competenza del riesame; sollevare per la prima volta censure attinenti unicamente alla sussistenza delle condizioni previste dall'art. 321 c.p.p. in sede di impugnazione cautelare puo' risultare inammissibile.
  • Se si vuol proporre ricorso per Cassazione contro un provvedimento cautelare, bisogna focalizzarsi su precise violazioni di legge o su una motivazione così carente da essere priva dei requisiti minimi; non rileveranno approfondite rivalutazioni fattuali prive di un preciso profilo di diritto.

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