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Ordinanza

Ordinanza n. 84/2026 - Milano, Sezione 1

per l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, del divieto di accesso a pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento emesso dalla Questura di Milano – Divisione Polizia Anticrimine il 08.10.2025, notificato a -OMISSIS-, provvedimento identico nel contenuto e nelle motivazioni, che vieta alle ricorrenti di accedere e stazionare nelle immediate vicinanze degli esercizi pubblici di cui all’art. 5 comma 1 L. n. 287 del 28.07.1991 presenti nell’intera Città metropolitana – Provincia di Milano per la durata di anni uno; 2. di tutti gli ulteriori atti presupposti, connessi e conseguenti.

Giustizia amministrativa202504846

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: divieto di accesso a pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento e di stazionamento nelle immediate vicinanze, disposto dalla Questura di Milano per la durata di un anno nell'intera Città metropolitana di Milano

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato il divieto di accesso disposto dalla Questura di Milano, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che la difesa contestava, in particolare, l'insussistenza del delitto posto a fondamento della misura. Il giudice ha inoltre esaminato la sussistenza del pericolo per la sicurezza e il collegamento tra la misura e i fatti denunciati, commessi nelle immediate vicinanze di pubblici esercizi e in relazione alla loro gestione.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare per carenza del fumus boni iuris. Ha ritenuto, in sede di sommaria delibazione, che per applicare la misura sia sufficiente la convalida dell'arresto per uno dei delitti indicati dall'art. 13-bis d.l. n. 14/2017, risultando quindi irrilevante, ai fini cautelari, la dedotta insussistenza del delitto. Ha inoltre ritenuto integrato il pericolo per la sicurezza normativamente richiesto nel caso di resistenza a pubblico ufficiale e ha considerato sussistente il collegamento oggettivo tra la misura e i fatti denunciati, poiché commessi nelle immediate vicinanze di esercizi pubblici e in relazione alla loro gestione. Non è stata concessa la sospensione dell'efficacia del provvedimento. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 13-bis d.l. 20 febbraio 2017, n. 14

    Ai fini dell'applicazione del divieto, è sufficiente la convalida dell'arresto per uno dei delitti previsti dalla disposizione; la dedotta insussistenza del delitto è stata ritenuta irrilevante in sede cautelare.

  • art. 55 c.p.a.

    La domanda cautelare è stata esaminata secondo i presupposti propri della tutela cautelare, con particolare riferimento al fumus boni iuris.

Massime di principio

  • In sede cautelare, ai fini dell'applicazione del divieto di accesso a pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento, è sufficiente la convalida dell'arresto per uno dei delitti previsti dall'art. 13-bis d.l. n. 14/2017; la contestazione dell'effettiva sussistenza del delitto non esclude, di per sé, il fumus del provvedimento.
  • La resistenza a pubblico ufficiale può integrare il pericolo per la sicurezza richiesto per l'applicazione del divieto di accesso a pubblici esercizi o locali di pubblico trattenimento.
  • Il collegamento oggettivo tra la misura e i fatti posti a suo fondamento sussiste quando questi siano commessi nelle immediate vicinanze di pubblici esercizi e siano connessi alla loro gestione.

Come è indicizzato

MaterieMisure prefettizie di sicurezzaTutela cautelare
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

Testo integrale

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