Cassazione Penale, Sentenza n. 5284/2022 del 14/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza che ha respinto il riesame del decreto di sequestro preventivo relativo a una somma contante consistente (138.850,00 euro) rinvenuta in una cassaforte dell'abitazione di Palmino Rotundo, sostenendo che la somma era di lecita proprietà e distinta da altra somma trovata in un beauty case riconducibile ad Umberto Rotundo. Hanno dedotto violazione dell'art. 321 c.p.p. e difetto assoluto di motivazione ai sensi dell'art. 125, comma 3, c.p.p., lamentando che il Tribunale si è limitato a riaffermare legami familiari e patrimoniali con il coindagato Gigliotta senza valutare adeguatamente la documentazione probatoria prodotta sulla liceità del denaro.
La decisione
I ricorsi sono stati rigettati. La Corte ha ritenuto che, sebbene l'ordinanza del Tribunale fosse molto sintetica, la motivazione era congrua in relazione alla specificità del caso: la presenza di ingente denaro contante custodito in casa, l'accesso alle casseforti da parte di Umberto Rotundo e i legami stretti e già accertati con il coindagato Gigliotta giustificavano il fumus del reato (riferimenti a 416-bis c.p. e reati fine come riciclaggio, intestazioni fittizie, violazioni fiscali) e il periculum di dispersione. Pertanto il sequestro è stato confermato e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen. (associazione di tipo mafioso)
La somma sequestrata è stata ritenuta, in via di provvisoria imputazione, provento di attività riconducibili ad associazione di tipo mafioso e reati connessi; il fumus del reato è stato valutato alla luce dei legami tra indagati e della disponibilità materiale del denaro
art. 321 cod. proc. pen. (sequestro preventivo)
Il tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti del sequestro preventivo (fumus del reato e periculum in mora), giustificando il mantenimento del vincolo patrimoniale sulla somma in contestazione
art. 125, comma 3, cod. proc. pen. (motivazione degli atti)
La Corte ha ammesso che la motivazione dell'ordinanza impugnata fosse sintetica ma sufficiente dato il quadro probatorio: una motivazione succinta non è automaticamente viziata se la decisione risulta logicamente adeguata ai fatti specifici
Massime di principio
- Il rinvenimento di ingenti somme in contanti in abitazioni legate a indagini su reati gravi può giustificare il sequestro preventivo quando sussistono elementi che fanno presumere l'illiceità della provenienza (fumus) e il rischio di dispersone (periculum).
- La mera dichiarazione di lecita provenienza non è sufficiente: chi invoca la legittimità del possesso deve produrre documentazione chiara e specifica (movimenti bancari, fatture, contratti) per superare la presunzione di illiceità.
- La disponibilità materiale (es. detenzione delle chiavi di una cassaforte) e la convivenza con soggetti indagati costituiscono elementi che possono essere valutati come indici di effettivo controllo sulle risorse sequestrate.
- Un provvedimento motivato in modo sintetico può comunque essere valido se la decisione è logicamente collegata agli elementi di fatto emergenti dagli atti; l'ampiezza della motivazione richiesta dipende dalla complessità e dalle circostanze del caso.
- Le impugnazioni contro provvedimenti di sequestro si concentrano sulla verifica del fumus e del periculum: in sede di legittimità la censura del merito è possibile solo se la valutazione del giudice di merito risulta manifeste illogica, contraddittoria o priva di motivazione idonea.
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