Sentenza n. 4427/2026 - Roma, Sezione 5B
per l'annullamento della Determinazione Dirigenziale, notificata l'11.10.2022, emessa da Roma Capitale – Municipio Roma III U.O. Amministrativa P.O. Attività Produttive, Gestione Entrate di competenza del SUAP – Ufficio SUAP del 06.10.2022 prot. n. -OMISSIS- con la quale è stata negata “la concessione per ampliamento occupazione suolo pubblico - emergenza COVID 19, di complessivi mq. 71,65 strumentale all'attività di somministrazione di alimenti e bevande sita in -OMISSIS- a nome della sig.ra -OMISSIS-” (doc. 1), nonché di tutti gli atti a questo presupposti connessi e consequenziali.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di concessione per l'ampliamento dell'occupazione di suolo pubblico, per complessivi 71,65 mq, strumentale all'attività di somministrazione di alimenti e bevande
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La titolare di un'impresa individuale ha impugnato la determinazione dirigenziale con cui Roma Capitale aveva negato la concessione per l'ampliamento dell'occupazione di suolo pubblico connessa all'attività commerciale, chiedendone l'annullamento unitamente agli atti presupposti, connessi e consequenziali. Nel corso del giudizio l'amministrazione ha rappresentato che l'attività era stata trasferita a una società subentrante, alla quale era stata rilasciata una nuova concessione permanente di occupazione di suolo pubblico, mentre la ricorrente aveva comunicato la cessazione della propria attività. La ricorrente non ha svolto ulteriori difese né ha manifestato la permanenza dell'interesse alla decisione.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La cessazione dell'attività commerciale e il subentro di altro soggetto, con rilascio a quest'ultimo di una nuova concessione di occupazione di suolo pubblico, hanno fatto venir meno l'utilità concreta della pronuncia richiesta. Il giudice ha rilevato che l'interesse al ricorso, quale condizione dell'azione, deve sussistere sia al momento della proposizione sia al momento della decisione, e che il giudice amministrativo può verificarne la persistenza in entrambe le fasi. Non risultando dedotta dalla ricorrente alcuna utilità residua, neppure strumentale o morale, l'eccezione dell'amministrazione è stata ritenuta fondata ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a. Le spese sono state integralmente compensate per la peculiarità della questione e la definizione in rito.
Norme richiamate
art. 84, comma 4, c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 73 c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Rilevante per la mancata manifestazione, da parte della ricorrente, della permanenza dell'interesse alla decisione dopo il mutamento della situazione di fatto.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Base normativa richiamata per disporre l'oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Richiamati, unitamente alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- L'interesse a ricorrere, quale condizione dell'azione, deve sussistere non solo al momento della proposizione del ricorso, ma anche al momento della decisione; il giudice amministrativo deve verificarne la persistenza in entrambe le fasi.
- Il ricorso è improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse quando, per il mutamento della situazione di fatto o di diritto, la decisione di annullamento non può più procurare al ricorrente alcuna utilità concreta, neppure strumentale o morale.
- La cessazione dell'attività commerciale del ricorrente e il subentro di altro soggetto, cui sia stata rilasciata una nuova concessione amministrativa relativa al medesimo esercizio, possono far venir meno l'interesse alla decisione sul diniego originariamente impugnato, ove il ricorrente non deduca un'utilità residua.
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