Cassazione Penale, Sentenza n. 379/2024 del 04/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva respinto la richiesta di remissione del debito relativa alla cartella esattoriale n. 068 2019 00805674020130 per euro 286.709,08 (spese processuali connesse alla condanna in appello). I motivi principali del ricorso erano: omissione di motivazione e mancato esame della documentazione probatoria prodotta (valori catastali e composizione patrimoniale, natura ereditaria e quote di proprietà degli immobili intestati alla moglie); mancata valutazione della effettiva impossibilità di estinguere il debito anche liquidando i beni e della sostenibilità pratica della rateizzazione (rate mensili sproporzionate rispetto alla pensione lorda di euro 3.854); e omissione di considerare la condotta del ricorrente successiva agli illeciti, che sarebbe stata regolare.
La decisione
Il giudice d'appello ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il giudizio al Magistrato di Sorveglianza di Milano per un nuovo esame. La Corte ha ritenuto che il provvedimento impugnato aveva correttamente considerato alcuni elementi (pensione, TFR, beni immobili anche se intestati alla moglie, e l'esistenza di una condanna per riciclaggio), ma non aveva adeguatamente valutato il rapporto fra l'entità del debito e il patrimonio complessivo del nucleo familiare in termini di reale sostenibilità del pagamento senza provocare un significativo squilibrio del bilancio domestico. Perciò è necessario un nuovo giudizio focalizzato sul requisito delle "disagiate condizioni economiche" previsto dall'art. 6 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, ossia se l'adempimento del debito comporterebbe uno squilibrio tale da compromettere esigenze vitali e reinserimento sociale.
Norme richiamate
d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 6
Il requisito delle "disagiate condizioni economiche" non richiede soltanto lo stato di indigenza, ma anche che l'adempimento del debito comporti un serio e considerevole squilibrio del bilancio domestico, pregiudicando esigenze vitali e il reinserimento sociale. Il giudice deve valutare se il pagamento integrale o la rateizzazione siano effettivamente sostenibili senza compromettere tali esigenze.
Giurisprudenza della Corte (Sez. 1) richiamata
Sez. 1, n. 18885 del 28/02/2019; Sez. 1, n. 42026 del 06/07/2018; Sez. 1, n. 48400 del 23/11/2012; Sez. 1, n. 5621 del 16/01/2009
Consolidato orientamento secondo cui nella valutazione delle condizioni economiche si può considerare anche la situazione economica del nucleo familiare, purché si accerti l'effettiva incidenza delle risorse familiari sulle condizioni del richiedente; inoltre si specifica che il requisito di disagiate condizioni economiche comprende la protezione contro squilibri significativi del bilancio familiare.
Massime di principio
- Per la remissione del debito ai sensi dell'art. 6 d.P.R. 115/2002 occorre valutare non solo il reddito personale ma l'effettiva incidenza delle risorse del nucleo familiare quando queste influiscono sulle condizioni economiche dell'interessato.
- La soglia per la remissione non è solo l'indigenza assoluta: è sufficiente che il pagamento comporti un serio e considerevole squilibrio del bilancio domestico tale da pregiudicare esigenze vitali e il reinserimento sociale.
- Il giudice deve valutare il rapporto tra entità del debito e patrimonio complessivo (pensione, TFR, immobili, liquidabilità dei beni) e verificare se la rateizzazione proposta sia realisticamente sostenibile; non è sufficiente una generica affermazione sulla consistenza patrimoniale.
- Se la documentazione prodotta è ritenuta insufficiente o contraddittoria, il giudice dovrebbe disporre accertamenti istruttori piuttosto che limitarsi a deduzioni sommative.
- La distinzione tra beni intestati al coniuge e beni del ricorrente richiede accertamento concreto dell'effetto di tali beni sul bilancio familiare; la mera intestazione non esclude automaticamente la loro rilevanza economica.
- La condotta post-illecito del ricorrente può essere presa in considerazione; la valutazione complessiva può tener conto del comportamento successivo, purché il giudice ne dia adeguata motivazione.
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