Sentenza n. 433/2026 - Pescara, Sezione 1
per l'annullamento del silenzio-diniego formatosi sull’istanza di accesso del 29 gennaio 2026, del diniego di accesso del 22 maggio 2026, impugnato con motivi aggiunti, con accertamento del relativo diritto e condanna dell’Amministrazione al rilascio della documentazione corrispondente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio-diniego sull'istanza di accesso del 29 gennaio 2026 e successivo diniego del 22 maggio 2026, relativo alla documentazione clinica, terapeutica e amministrativa sulla presa in carico del paziente
Esito
Favorevole al ricorrente (amministratrice di sostegno)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente, quale amministratrice di sostegno del figlio, chiedeva documentazione relativa alla presa in carico, inclusi piani terapeutici e autorizzazioni, schede delle ore di terapia, generalità e qualifiche dei terapisti, cartella clinica, atti e verbali delle unità di valutazione, indicazione dei trattamenti, relazioni di supervisione, piano riabilitativo e corrispondenza con l'ASL. Con il ricorso originario deduceva la violazione dell'art. 4 della l. 24/2017, degli artt. 22 ss. della l. 241/1990 e degli artt. 24, 97 e 113 Cost. Dopo il riscontro dell'ASL del 22 maggio 2026, impugnato con motivi aggiunti, lamentava la violazione degli artt. 10-bis, 22 ss., 24, comma 7, e 25, comma 4, della l. 241/1990, dell'art. 4 della l. 24/2017, degli artt. 24, 111 e 113 Cost. e dell'art. 2 c.p.a., nonché eccesso di potere per travisamento, errore, contraddittorietà, difetto di istruttoria e di motivazione e perplessità. Sosteneva che la richiesta riguardasse l'intera storia clinica e amministrativa, che ulteriori dati e valutazioni dovessero essere documentati e ostesi, che non si trattasse di accesso esplorativo e che il diniego fosse tardivo e non adeguatamente motivato. L'ASL eccepiva improcedibilità e difetto di legittimazione e interesse, sostenendo inoltre che parte degli atti era stata rilasciata dal Centro Sanstefar e che il residuo della richiesta era generico, esplorativo o riferito a documenti non esistenti.
La decisione
Il ricorso introduttivo è dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'ASL ha fornito riscontro all'istanza durante il giudizio. Quanto ai motivi aggiunti, è dichiarata cessata la materia del contendere, ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., per i documenti richiesti che sono stati rilasciati. I restanti motivi aggiunti sono respinti: la parte residua dell'istanza riguarda atti formulati in modo generico oppure documenti non formati e quindi inesistenti. È fatta salva la possibilità di presentare una nuova istanza specifica e dettagliata per eventuali ulteriori atti. Le eccezioni di difetto di legittimazione e interesse non sono espressamente decise. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
Sui motivi aggiunti va dichiarata la cessata materia del contendere, ex art.34, comma 5 c.p.a., con riferimento ai documenti richiesti e rilasciati.
Quando, nel corso del giudizio, i documenti oggetto della domanda di accesso sono stati rilasciati, per tale parte va dichiarata la cessata materia del contendere.
Massime di principio
- La domanda di accesso non può condurre all'ostensione di documenti non formati e quindi inesistenti; le richieste riferite ad atti formulati in modo generico non fondano il diritto all'accesso nella forma domandata.
- Il rilascio, durante il giudizio, dei documenti richiesti determina la cessazione della materia del contendere limitatamente a tali documenti; l'eventuale residua pretesa va valutata autonomamente.
- Il riscontro dell'amministrazione intervenuto a contenzioso in corso determina l'improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso contro il precedente silenzio-diniego.
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