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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1305/2024 del 11/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava il divieto di dimora nella Regione Friuli - Venezia Giulia ritenendo che il giudice abbia errato nell'applicare e motivare le esigenze cautelari. I motivi principali: (1) violazione e interpretazione errata dell'art. 275, comma 3, c.p.p., perché per i reati in base all'art. 51, comma 3-bis, c.p.p. sussiste una presunzione relativa di adeguatezza della custodia cautelare in carcere e il giudice doveva partire da tale presunzione e motivare in positivo le ragioni per discostarsene; (2) vizio di motivazione sul pericolo di fuga: il Tribunale ha ritenuto contenibile il rischio di fuga con un divieto di dimora basandosi su dichiarazioni non riscontrate circa una dimora in Francia e sulla possibilità di attivare il M.A.E., sottovalutando che l'indagato è privo di radicamento in Italia e la sua presenza era funzionale alla commissione del reato; (3) vizio di motivazione sul pericolo di reiterazione: il divieto di dimora limitato al Friuli - Venezia Giulia non impedisce all'indagato di continuare ad operare sulla rotta balcanica con ruoli diversi e non è adeguato a prevenire la reiterazione del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato i precedenti di legittimità (sentenze Drobniak) che impongono un più articolato esame quando lo straniero è presente in Italia senza radicamento e per finalità funzionali al reato. La Corte ha censurato l'errata applicazione del percorso logico previsto dall'art. 275, comma 3, c.p.p., l'illogicità della valutazione sul pericolo di fuga fondata su dichiarazioni non riscontrate e l'inadeguatezza della motivazione circa la reiterazione. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo esame, libero nel risultato ma attenendosi ai principi di diritto indicati.

Norme richiamate

  • art. 12, commi 3 e 3-ter, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    Indicatori del reato contestato (traffico/agevolazione dell'immigrazione clandestina) che giustificano l'applicazione delle disposizioni cautelari aggravate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    terzo periodo del comma 3

    Per i reati indicati dall'art. 51, comma 3-bis, il giudice della cautela deve partire dalla presunzione relativa che la custodia cautelare in carcere sia adeguata; se intende applicare misura meno afflittiva deve motivare esplicitamente, con elementi concreti, le ragioni per discostarsene

  • art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Ragionevole riferimento alle esigenze di prevenzione speciale e di tutela degli interessi cautelari (reiterazione) nel valutare la misura cautelare

  • art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Individua la categoria di reati per i quali opera la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere (richiamata dalla Corte)

  • Cass. pen., sez. 1, 27/05/2022, n. 20780 (Drobniak)

    Principio che richiede un esame approfondito e specifico quando lo straniero è presente in Italia senza radicamento e la presenza è funzionale alla commissione del reato; il pericolo di fuga va valutato con un giudizio prognostico verificabile sugli elementi del caso concreto

  • Cass. pen., sez. 5, 20/02/2023, n. 7229 (Drobniak)

    Ribadito che non si possono assimilare situazioni di stranieri radicati e non radicati; il giudice deve evitare decisioni che eludano il percorso logico imposto dalla Cassazione in tema di pericolo di fuga

  • Cass. pen., sez. 2, Sent. n. 2935 del 15/12/2021 (PM in proc. Sylla)

    Definizione di pericolo di fuga come rilevante plausibilità che l'indagato, se lasciato in libertà, si sottragga alla pretesa di giustizia

  • Cass. pen., sez. 5, Sent. n. 7270 del 06/07/2015 (Giugliano)

    Il pericolo di fuga comprende il rischio di sottrazione nel corso delle indagini, del processo e dell'esecuzione di misure cautelari

  • Cass. pen., sez. 6, Sent. n. 27357 del 19/06/2013 (Elmazaj)

    Precedente sulla valutazione del rischio di allontanamento clandestino e sulle esigenze cautelari correlate

Massime di principio

  • Quando il reato rientra nelle ipotesi dell'art. 51, comma 3-bis c.p.p., il giudice della cautela deve partire dalla presunzione relativa di adeguatezza della custodia cautelare in carcere e solo con motivazione specifica e basata su elementi concreti può adottare misura meno afflittiva
  • La presenza di uno straniero privo di radicamento nel territorio nazionale e la sua presenza funzionale alla commissione del reato aumentano il rischio di fuga e richiedono un esame più approfondito e motivato rispetto alla mera dichiarazione di dimora all'estero
  • La possibilità astratta di attivare strumenti di cooperazione internazionale (es. M.A.E., estradizione) non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di fuga, soprattutto se la residenza all'estero è dichiarata ma non riscontrata
  • Un divieto di dimora limitato a una regione non impedisce necessariamente la reiterazione di reati organizzati come il traffico di migranti, perché l'indagato può assumere ruoli diversi o operare da altri punti della rotta; la misura deve essere proporzionata e concretamente idonea a impedire la reiterazione
  • Il giudice deve evitare ragionamenti contraddittori: se individua il pericolo di fuga, non può logicamente ritenere idonea una misura che lascia l'indagato libero di uscire dal territorio nazionale senza adeguate garanzie

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