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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5034/2024 del 05/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 14/03/2023 con cui il giudice dell'esecuzione ha dichiarato applicabile la disciplina della continuazione tra due condanne per il reato di falsa attestazione/dichiarazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.) e ha rideterminato la pena complessiva in 1 anno e 6 mesi, applicando un aumento di 6 mesi per la continuazione. Il ricorrente denunciava inosservanza ed erronea applicazione della normativa sulla continuazione (art. 671 c.p.p. richiamato) e vizio di motivazione, sostenendo che l'aumento di 6 mesi fosse eccessivo e non adeguatamente motivato, specie in considerazione della pena irrogata dal giudice della cognizione per il reato satellite.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia correttamente determinato la pena complessiva: ha individuato il reato più grave, stabilito la pena base e applicato un modesto aumento per la continuazione motivandolo con i criteri dell'art. 133 c.p. e con la valutazione della personalità del condannato. La Corte ha inoltre ricordato il principio secondo cui, quando l'aumento è di esigua entità e la pena complessiva resta vicina al minimo edittale, la motivazione può essere sintetica. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamato come disposizione relativa alla disciplina pratica della continuazione da applicare dal giudice dell'esecuzione; la Corte conferma che il giudice deve individuare il reato più grave, stabilire la pena base e calcolare l'aumento per ciascun reato satellite

  • art. 495 cod. pen.

    Norma sostanziale dei reati oggetto delle sentenze (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale); utilizzata per identificare le fattispecie cui si applica la continuazione

  • art. 133 cod. pen.

    Usato come riferimento per i criteri di determinazione della pena (circostanze da valutare); la Corte ritiene sufficiente, quando la pena complessiva resta vicina al minimo edittale, un richiamo ai criteri di cui all'art. 133 per motivare la congruità della pena

  • art. 132 cod. pen.

    Riferimento al potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena; la Corte afferma che un aumento di esigua entità esclude in radice l'abuso del potere discrezionale ai sensi di tale norma

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

Massime di principio

  • Nel caso di continuazione il giudice deve individuare il reato più grave, fissare la pena base e calcolare distintamente l'aumento per ciascun reato satellite
  • Se la pena complessiva è vicina al minimo edittale, una motivazione sintetica che richiami i criteri dell'art. 133 c.p. può essere sufficiente per dimostrarne la congruità
  • Quando l'aumento per continuazione è di modesta entità il giudice non è tenuto a motivare in modo estremamente dettagliato l'incremento, salvo che l'aumento raggiunga o superi il minimo edittale per il reato satellite, caso in cui l'onere motivazionale si intensifica
  • Il giudice dell'esecuzione può rideterminare la pena complessiva anche in modo da applicare per il reato satellite una pena inferiore a quella pronunciata in primo grado, purché ciò sia adeguatamente valutato con riferimento ai criteri legali e alla personalità del condannato
  • Il rigetto del ricorso comporta, di regola, l'assoggettamento del ricorrente alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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